I maltrattamenti e la crisi, la storia di una coppia riservata che poi si era riavvicinata
FIUME VENETO. Una coppia riservata, cordiale, che non ha mai dato problemi. I vicini non hanno piacere a parlare del dramma verificatosi a pochi metri dalle loro abitazioni e chiedono l’anonimato.
Collaborano, sono gentili ma scossi. E descrivono così Laura Pin, la 74enne trovata morta nel letto di casa, e il marito, il 75enne Severino Sist, che si trova in carcere a Pordenone, in stato di fermo, quale indiziato per l’omicidio della moglie.
I due vivevano in via Bassi, in una casa curata, posta alla fine di una strada bianca. Nel 2019 l’uomo era stato destinatario di un provvedimento di allontanamento dalla casa familiare per maltrattamenti, per i quali aveva patteggiato una pena ora passata in giudicato.
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Secondo quanto ricostruito da chi indagò sulla vicenda, le violenze sarebbero iniziate diversi anni prima del 2019, ma i vicini dicono di non averne avuto contezza, prima di allora.
Poi il ricovero di lei, il primo referto medico, l’avviso ai carabinieri. Lui che viene processato e patteggia, lei che trova riparo in una casa d’accoglienza.
Ma alla fine, scaduto il divieto d’avvicinamento, eccoli di nuovo sotto la stesso tetto in via Bassi.
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«Lei era una signora gentile, molto buona – racconta una donna –. Lui era silenzioso, ma quando glielo si chiedeva era sempre disponibile a dare una mano».
«Quando abbiamo saputo – dice un uomo – siamo rimasti senza parole: non avremmo mai immaginato una cosa del genere. Lei faceva l’inserviente in ospedale, da qualche anno era inferma, lui invece ha cambiato diversi lavori.
Prima della pensione mi sembra facesse il fisioterapista, a casa. Problemi con lui? Mai. Ogni tanto qualche rimbrotto da parte sua per la cura della strada, ma nulla di grave. Cose che possono accadere tra vicini»
