Case popolari a Treviso, abrogato l’abuso d’ufficio: inchiesta amputata dal ministro Nordio
Il ministro della giustizia Carlo Nordio amputa l’inchiesta della Procura di Treviso sulla case popolari, cancellando il reato di abuso d’ufficio. Un caso che ha travolto Ca’ Sugana ormai più di un anno fa, e che ha portato ad indagare i dirigenti dell’Ufficio Casa Stefano Pivato e dell’urbanistica e edilizia privata Roberto Bonaventura, oltre ad altri dipendenti.
In particolare Pivato potrebbe giovarsi della recente riforma proposta da Nordio e varata dal Consiglio dei ministri due settimane fa. Le ipotesi di reato principali contestate al dirigente di Ca’ Sugana sono corruzione e abuso d’ufficio. Il secondo però tra poco non esisterà più (Nordio venerdì si è detto certo che otterrà il via libera del Parlamento).
«Nel diritto penale vale sempre la modifica di legge favorevole al reo, anche retroattivamente. Quindi anche se l’inchiesta è già iniziata, di fatto l’abuso d’ufficio verrà a cadere», specifica l’avvocato Fabrizio Santoro, difensore di Pivato. «Dovrebbero dimostrare la corruzione, ma noi sappiamo che non ci riusciranno. Perché non c’è stata», conclude il legale.
Niente abuso d’ufficio
L’abrogazione del reato di abuso d’ufficio - nata anche sulla scorta delle pressioni dei sindaci che però in gran parte ne chiedevano solo la riformulazione - rischia di spegnere l’indagine eseguita dai carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Gabriella Cama.
L’inchiesta, che ha acceso i riflettori sulle assegnazioni della case popolari da parte di Ca’ Sugana, è dunque ora ad un bivio. O porterà a scoprire e dimostrare che ci sia stata corruzione - e quindi un passaggio di denaro o di favori a beneficio del dirigente - oppure rischia di diventare una bolla di sapone.
Da oltre un anno, quando è stata ottenuta la proroga di indagine per il filone che riguarda Pivato, gli avvocati degli indagati non hanno più ricevuto atti. Ma il fascicolo non sarebbe stato dormiente in Procura. E anzi si è aperto il filone degli abusi edilizi che riguarda in particolare Bonaventura.
L’indagine
L’indagine della Procura è iniziata nel 2021, e a maggio 2022 è scattato il blitz del nucleo investigativo dei carabinieri a Ca’ Sugana. L’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Gabriella Cama sarebbe stata innescata da una mail giunta negli uffici della Prefettura di Treviso da un cittadino che ipotizzava l’ombra delle mazzette per ottenere un alloggio popolare.
L’inchiesta vede tre livelli di indagati: da una parte i colletti bianchi - tra cui i dirigente Pivato e Bonaventura che hanno sempre respinto le accuse - dall’altra le famiglie Rom destinatarie di alloggi popolari grazie a promesse o compensi, e in mezzo gli intermediari che avrebbero fatto da collegamento tra le famiglie e gli uffici comunali. Tra questi c’è Simone Garbin, oltre a Sara Rafia, Antonia Braidic e Marica Virco (difesi dall’avvocato Fabio Crea).
Nell’inchiesta sono poi coinvolti personaggi di spicco dell’etnia Rom come Gigante Levacovic e Silvana Hudorovich, la matriarca dei Rom trevigiani, Pamela Fusco, compagna di Ronnie Levacovic, Dante e Nico Levacovic (avvocato Francesco Murgia), Manolo Hudorovic, Mirka Bogdan, Tommaso e Cico Levacovic, Manolo Garbin (avvocato Andrea Zambon) e Massimiliano Garbin (avvocato Ilaria Pempinella).
Si tratta a vario titolo di persone che avrebbero fatto da mediatori con pressioni nei confronti dell’ufficio Casa per assegnare la case popolari, o che avrebbero goduto di quelle stesse facilitazioni. C’è poi la posizione dell’ex consigliere comunale Enrico Renosto per cui la Procura ha chiesto una proroga di indagine, e che attraverso il suo legale Maurizio Paniz, ha respinto ogni accusa.
