Nuova aggressione sui bus: autista aggredita sulla linea 51 dell’Apt
RONCHI A 13 ore di distanza dall’aggressione di un autista della Trieste trasporti sulla linea 10, raggiunto da un fendente lunedì sera, ma uscito indenne perché la cintura in cuoio ha fermato la lama, un altro parapiglia a bordo di un bus: stavolta sulla 51, già in passato salita alla ribalta della cronaca.
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Vittima una donna di 48 anni, la conducente, che ha riportato, stando al referto del Pronto soccorso, 8 giorni di prognosi per la distorsione al rachide cervicale e al polso destro. È stata l’autista stessa, Mina L., a segnalare l’accaduto, martedì pomeriggio, al rientro a casa.
Ha riferito d’esser stata prima verbalmente rimproverata da una passeggera del bus, sconosciuta, per un lieve ritardo sulla fermata di Ronchi, dettato «dall’intenso traffico sulla rotatoria aeroportuale». E poi, a Sistiana, d’esser stata «aggredita» dal marito della viaggiatrice, in attesa sulla strada, per un problema di richiesta e presunta “trattenuta” dell’abbonamento (regolare e valido) della consorte.
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L’autista, che smentisce di aver portato via il ticket alla viaggiatrice, anzi di «averlo appoggiato sul cruscotto per il suo ritiro, dopo averlo controllato, come da mio dovere» – cosa, pure questa, contestata – riferisce di esser stata «colpita dal gomito dell’uomo e quindi spinta contro il vetro del finestrino».
Azione che avrebbe cagionato i traumi riferiti in seguito al San Polo. Sempre a detta della conducente della 51 il cittadino, sulla cinquantina, una volta salito a bordo avrebbe anche «prelevato le chiavi dell’autobus, salvo riporle sul cruscotto all’arrivo dei carabinieri» di Duino, chiamati in soccorso e tempestivamente arrivati alla fermata. I militari, una volta sul posto, hanno provveduto a calmare gli animi e identificare i presenti, passeggeri compresi, in attesa di possibili seguiti tra le parti coinvolte, vale a dire in caso di eventuali segnalazioni all’autorità. L’episodio è avvenuto alle 8.15. I carabinieri, raccolti i dati, hanno ritenuto di far procedere la 51 a meta e così è stato, ma dopo un centinaio di metri l’autista ha capito di non essere in grado di proseguire perché accusava male al polso e difficoltà a girare il volante, per questo si è poi rivolta al Pronto soccorso.
«Già il giorno prima c’era stato uno screzio con quella passeggera, una habitué della linea, che mi aveva accusato di non essere in orario – spiega Mina L. –, ma al mattino il traffico è sempre sostenuto a Ronchi e il ritardo era, come il giorno seguente, di un paio di minuti. Le ho chiesto il titolo e lei ha obiettato che non mi spettava domandarlo, mentre rientra nelle mie mansioni ai sensi del nuovo contratto, in qualità di agente unico, sulla linea extraurbana. L’ha esibito e l’ho preso per controllarlo, così lei ha iniziato a dare in escandescenze, prendendo posto a sedere. Era valido ed è rimasto infine sul cruscotto affinché lo ritirasse. Lei ha iniziato a fare diverse telefonate».
A Sistiana la passeggera scende e l’autista le rammenta l’abbonamento. «A quel punto da dietro un uomo sale e corre verso di me, cogliendomi di sorpresa – continua –. Con un gomito mi colpisce alla spalla e finisco spinta contro il finestrino. Lui prende le chiavi e io corro fuori, per paura; allora mi rincorre e risalgo a bordo per chiamare i carabinieri».
Sul bus una trentina di persone. «Per fortuna un modello Scania nuovissimo – conclude –, così le telecamere hanno ripreso tutto». Apt inoltrerà i filmati alla Procura.
L’azienda, come spiega la presidente Caterina Belletti, «è accanto alla dipendente: guai a chi tocca i nostri lavoratori». Vero è che «non possiamo essere chi accerta e sanziona», perché «giustamente questo spetta all’autorità», ma «è necessario si proceda velocemente negli accertamenti». «I prossimi autobus in dotazione – aggiunge – avranno la bussola di protezione, così tutti gli autisti saranno al riparo da ogni aggressione». Belletti stigmatizza questo e simili episodi: «Non c’è motivo per cui uno salga su un bus e si accanisca sull’autista». «Solo una sanzione, se immediata, può essere efficace – conclude –. L’azienda è parte offesa, nell’eventuale procedimento»
