Chiude la storica pizzeria Leon d’Oro di Gradisca: è stata la prima aperta nell’Isontino
GRADISCA Si chiamava Leon d’Oro. Ma si leggeva “casa”. Un ambiente familiare, domestico, non solo per generazioni di gradiscani ma per avventori di tutta la regione. Da ieri la splendida storia della pizzeria Leon d’Oro, prima pizzeria in assoluto nella storia della provincia di Gorizia, si è conclusa. A testa alta, con la dignità che ha sempre caratterizzato chi si è avvicendato – per 56 lunghi anni – alla conduzione dello storico locale di via Ciotti.
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La storia
Quella del “Leon” non è solo una storia che si intreccia con quella della Fortezza, su cui ha scommesso sin dal lontano 1967, attraversandone i numerosi cambiamenti urbanistici e di costume; ma è anche e soprattutto la storia di una numerosa e lungimirante famiglia che quella scommessa l’ha vinta e tenuta viva, generazione dopo generazione.
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Quella storia parte da Tramonti, piccolo gioiello incastonato lungo la Costiera Amalfitana. È da lì che un bel giorno il giovane Emilio Citarella decide di emigrare al Nord in cerca di un’avventura diversa, di un’alternativa al lavoro nei campi o all’arruolamento nell’Arma. Vedono così la luce a metà anni ’60 la pizzeria “Marechiaro” a Rovigo, il “Gambero” a Palmanova e quindi – nel 1967 – il “Leon d’Oro”. Tutte in cittadine al tempo vivaci grazie alla presenza dei militari nelle numerose caserme del Nordest. Erano due nella sola cittadina isontina, la Toti e la Polonio: duemila persone in più che gravitavano in città.
La famiglia Citarella
Sono tanti i familiari alternatisi negli anni nella gestione del “Leon”: oltre a Emilio (scomparso lo scorso anno) con la moglie Andreana, i fratelli Bellarmino detto “Toni” e Bruno, i cognati Vincenzo Pisano con Giuliana Citarella, anche lei volata da poco in cielo, e i loro figli Carmela, Pino, e ancora Luciano Cartura con Michela. Sino all’affidamento del timone a Filomena Citarella, l’unica fra i figli di Emilio ad avere intrapreso la strada della ristorazione. Volti amichevoli e caratteri generosi, capaci di entrare nel cuore dei gradiscani. Chiunque ha cenato almeno una volta nel salottino di via Ciotti. E se l’ha fatto, vi è certamente ritornato.
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Un punto di ritrovo
Ma il “Leon” è stato riferimento nella socialità della Fortezza: luogo sicuro per riunioni politiche “informali”, trovandosi il locale di fronte al municipio, o perle pause dei dipendenti pubblici in cerca di un veloce stuzzichino. E che dire delle generazioni di atleti delle tante squadre – Torriana in testa – sostenute come sponsor in tanti anni di attività: in quella pizzeria i sodalizi hanno celebrato le vittorie o consolato le sconfitte.
Tempi cambiati
«È stata una storia splendida, di cui andiamo orgogliosi – dice Filomena Citarella –. Alle basi della decisione di fermarci qui ci sono tanti fattori: in primis la consapevolezza che tante cose sono cambiate. Il tempo passa e le situazioni cambiano: i lutti della nostra famiglia, il contesto sociale. Il Leon d’Oro è sempre stato un locale a conduzione familiare, dove tutti si facevano in quattro per darsi una mano. Andare avanti senza quello spirito non sarebbe la stessa cosa: non ci basta fare impresa per il gusto di farlo, perché siamo stati qualcosa di diverso. E poi, certo, Gradisca è cambiata: certe decisioni prese in passato, come la pedonalizzazione, hanno un po’ mutato il contesto iniziale. Ma lasciamo con un sorriso e con la speranza di avere restituito qualcosa a questa terra che tanto ci ha dato. Con l’orgoglio di poter dire che dal seme del “Leon” sono nati comunque tanti altri alberelli rigogliosi».
Dopo la chiusura dell’altrettanto storica Rusticana, la Fortezza perde un’altra pizzeria-simbolo. E davanti le recenti chiusure di spicco – si spera temporanee – come il caffè Centrale ed Enoteca Serenissima, ci si interroga su un cambiamento storico profondissimo che tocca le radici di Gradisca.
