Allegretti, l’uomo delle promozioni: «Triestina nel cuore, l’oggi è alla Clivense»
TRIESTE. l nome di Riccardo Allegretti, fresco vincitore del campionato di Eccellenza sulla panchina della Clivense, è spuntato fra i papabili alla panchina alabardata, ma è sembrato subito uno dei tanti pazzi rumors del web. A chiarire la questione è lo stesso “Bubba”, protagonista in alabardato per quattro stagioni e mezza vissute in due tranche tra il 2006 e il 2012. In realtà, lui è pronto a continuare a salire con l’ambizioso club di Pellissier, nato dalle ceneri del glorioso Chievo.
Allegretti, c’è davvero anche lei come candidato alla panchina della Triestina?
Anche solo leggere il mio nome accostato alla Triestina è motivo d’orgoglio. Non ho comunque ricevuto nessuna chiamata e a prescindere ho dato la mia parola a Pellissier, al quale devo molto. Quindi resto senza alcun dubbio alla Clivense.
Clivense con la quale vuole continuare a scalare le categorie?
La scelta di andare lì e partire due anni fa dalla Terza categoria è stata fatta proprio in previsione di una salita costante. Poi abbiamo rilevato il titolo dal San Martino Speme in Eccellenza e l’abbiamo vinta, ora ci affacceremo alla D. Ma il progetto è ambizioso e l’obiettivo è di scalare le categorie. Non solo a parole, ma con la costruzione della squadra, il modo di lavorare, il centro sportivo: insomma c’è tutto quello che serve.
Intanto, seppur fra i dilettanti, continuano le sue stagioni vincenti in panchina.
È il settimo anno che alleno e ho vinto 5 campionati. E negli altri c’è la finale persa al primo anno col Primorje e l’annata particolare col Covid alla Primavera del Monza. Sono contentissimo di questo mio cammino, forse è molto più lungo rispetto a tanti altri che fanno subito il salto, ma qui ho trovato una realtà dove posso lavorare bene, mi interfaccio con persone che sanno di calcio e quali sono i tempi giusti. E con persone che ho voluto come Granoche che fa il mio vice e Contento preparatore dei portieri.
Quando e come le è venuta voglia di fare l’allenatore?
In realtà è stato casuale, non ci avevo mai pensato, non credevo fosse un ruolo che potevo fare avendo un carattere vulcanico. A Milano nel 2015 mi stavo allenando per poter continuare a giocare, era saltato un allenatore in terza categoria e mi sono buttato in panchina. Lì è scattato qualcosa, poi ho fatto due patentini e corsi di aggiornamento.
In questa prima fase qual è stato l’aspetto più importante?
Ho imparato soprattutto a curare la componente della comunicazione, il cercare di conoscere bene a livello mentale i giocatori e soprattutto le persone. Sì, è un ruolo molto pesante, chi mi diceva di continuare a giocare il più possibile aveva ragione. Soffro, ma mi diverto anche tanto. E mi sono posto l’obiettivo di cercare di arrivare il più in alto possibile, spero sia il mezzo giusto per giocarmi le mie chance.
Che presidente è Pellissier?
Un presidente che sa stare al suo posto, dà molta libertà, ha fiducia nel lavoro che facciamo, pretende ma allo stesso tempo è puntuale come presenza e pagamenti. Non è certo uno di quelli vulcanici che rivoluzionano tutto in base ai risultati.
La scelta di Granoche come vice come è nata?
Pablo vive a Verona, aveva smesso di giocare, con lui ho sempre avuto un ottimo rapporto, da qui l’idea. E gli piace, si aggiorna, studia, come anche Contento: è uno staff già pronto anche se dovessimo fare il salto.
Che ne pensa della stagione della Triestina?
L’ho seguita e sono contento che si sia salvata, sono sempre legato all’Unione, è parte di me e ho già detto che è stata la realtà più importante della mia carriera. E poi a Trieste ci vivo, è casa mia. E sono contento della salvezza anche perché così non dobbiamo incontrarla. Per il resto non dico nulla, perché non conosco le dinamiche interne di questa stagione.
Ma in futuro la Triestina potrebbe affrontarla...
Onestamente me lo auguro, perché se succede vuol dire che sono arrivato fra i professionisti. Anche se in realtà auguro alla Triestina di salire presto in serie B, un palcoscenico più adatto alla città e allo stadio. Anche quest’anno c’è stato tanto seguito: il triestino a volte è polemico, ma ci tiene alla squadra e in caso di bisogno risponde sempre. —
