Ristorante di Ostiglia svuotato in pieno giorno, spariti gli arredi per centomila euro
Tavoli, sedie, cella frigorifera, cappa della cucina e suppellettili. In pratica tutto l’arredo del ristorante. Più di centomila euro di mobili fatti sparire nel giro di due-tre giorni, caricati su un furgone in pieno giorno senza destare sospetti. «Stiamo rinnovando parte del locale» dicevano a chi chiedeva informazioni.
Ma i mobili che arredavano “La Griglieria” all’intero del centro commerciale “La Ciminiera” di Ostiglia non erano di sua proprietà, perché di fatto ne aveva solo al disponibilità in forza di un contratto di affitto d’azienda nel quale era subentrato solo pochi mesi prima. A processo per appropriazione indebita è finito Nadir Calabresi, 30 anni, della provincia vicentina, al momento irreperibile. L’imputato è accusato di essersi appropriato di tutto l’arredamento del ristorante, che ancora oggi a distanza di sei anni non si sa dove sia finito. Al banco dei testimoni, davanti al giudice Raffaella Bizzarro (pm Giorgia Dongili), ieri è comparso come testimone il responsabile di zona degli immobili della società Morando, proprietaria del centro commerciale ostigliese.
Il teste ha ripercorso con estrema precisione tutti i passaggi della vicenda terminata con la sparizione degli arredi.
Tutto ha inizio nel 2016 quando un’imprenditrice stipula un contratto di affitto d’azienda per la gestione del ristorante con la disponibilità di tutti i beni strumentali per condurlo. Nell’estate dell’anno dopo, però, cede il diritto a Nadir Calabresi, che subentra nel contratto d’affitto avendo rilevato le quote societarie del ristorante.
Il 2 settembre la proprietà del locale viene avvisata che il ristornate è stato svuotato. La corsa a Ostiglia e l’amara scoperta: tutti gli arredi e i beni strumentali sono spariti. Inutile i ripetuti tentativi di mettersi in contatto con Nadir Calabresi: il gestore ha fatto perdere le tracce.
Il dirigente della Morando, dopo aver denunciato il fatto ai carabinieri, inizia una sua indagine parallela e scopre che tutti i beni sono stati prelevati di giorno e caricati su un furgone con l’aiuto di alcuni stranieri reclutati in quel momento nel centro di accoglienza poco distante e che in cambio della promessa di pochi euro avevano dato una mano per caricare la merce. In totale buona fede e poi so scoprirà e senza ricevere il becco di un quattrino. Due di loro sono anche saliti sul furgone noleggiato da Nadir Calabresi e che ha raggiunto un magazzino del Vicentino. Giorni dopo quel capannone è stato ispezionato ma degli arredi spariti non c’era la minima traccia. Processo rinviato all’11 ottobre per altre testimonianze.
