Azienda e sindacati siglano l’accordo sul lavaggio delle tute dopo 7 anni di cause
MONFALCONE Si chiudono, con un accordo transattivo, i sette anni di vertenza sul lavaggio delle tute da lavoro allo scalo marittimo di Monfalcone. Un contenzioso avviato nel 2017 dalla causa-pilota di un dipendente della Compagnia portuale e supportato nell’iter dal sindacato della Filt-Cgil. Della scorsa settimana la firma del documento, sottoscritto davanti ai rispettivi avvocati: Manuela Tortora per i dipendenti e lo studio Mosetti-Compagnone per la parte datoriale, oggi rappresentata dal gruppo Fhp, non implicato all’origine della vicenda, ma subentrato per l’assorbimento dell’impresa.
Sono state chiuse tutte le conciliazioni, sottolinea il segretario regionale della Filt Cgil Saša Čulev, per una quarantina di portuali: «Una battaglia durata, tra le aule dei tribunali e i tavoli delle trattative, ben sette anni. Alla fine abbiamo avuto la meglio e l’azienda, dopo la sentenza di secondo grado, ha riconosciuto ai lavoratori, per il lavaggio dei dispositivi di protezione individuale fatto “in proprio”, cioè le tute, un’ora di straordinario festivo per ogni settimana di effettivo lavoro». Per tutta o quasi la durata del rapporto professionale. «L’azienda – sempre il sindacalista –, tra il risarcimento e le spese legali, ha dovuto pagare svariate centinaia di migliaia di euro. Oggi i lavoratori hanno pertanto il lavaggio pagato e gestito dall’azienda. Altresì va rimarcata la piena correttezza e disponibilità a cessare la vertenza da parte di Fhp, per un caso peraltro sorto in seno a Cpm».
«La vicenda si è chiusa con soddisfazione dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali – commenta dal suo canto la proprietà, attraverso l’ad di Cpm Gian Carlo Russo, controllata da Fhp –: procediamo con il lavaggio degli indumenti e voltiamo pagina guardando avanti. Al lavoro. Era un caso da chiudere forse prima». Attualmente i dipendenti stanno portando le tute in due lavanderie indicate, dove le spese vengono fatturate a Fhp, ma come spiega Russo si sta perfezionando la gara per la fornitura del servizio ed entro il mese seguirà l’individuazione definitiva (sono giunte tre diverse offerte) e «la nuova prestazione comprenderà anche ritiro e consegna sul posto dei dpi», con maggior comodità per il lavoratore.
Nella sentenza d’appello la corte di Trieste (presidente Mario Pellegrini, consiglieri Lucio Benvegnù e Giuliano Berardi) aveva riconosciuto a carico del datore l’onere del mantenimento in efficienza dei dispositivi di protezione individuale dei dipendenti, attraverso la loro igiene, manutenzione e sostituzione, condannando l’azienda a risarcire i costi di lavaggio e al pagamento – un’ora alla settimana di lavoro straordinario – dell’attività di pulizia domestica dell’indumento ad alta visibilità in dotazione all’operaio, che con Tortora aveva presentato il primo ricorso al giudice del lavoro, nel maggio 2017. Indumento caratterizzato da “bande” fosforescenti ai fini della visibilità e della sicurezza nelle operazioni svolte a Portorosega e impiegato nella movimentazione di merce varia (carbone, caolino, cellulosa, talco, legname), suscettibile di imbrattamento e, di conseguenza, poi bisognoso di un lavaggio.
Uno dei punti della lunga vertenza ha riguardato anche l’assimilazione delle semplici tute a dpi, sottolinea l’avvocata Tortora, che parla di «vittoria per la sicurezza dei lavoratori», poiché dal 2016 si erano dismesse quelle munite di banda riflettente e a loro si era aggiunto un gilet catarifrangente. «Ci siamo battuti perché venisse riconosciuto come dpi anche la semplice tuta, poiché in ogni caso aveva funzione di barriera da agenti imbrattanti, potenziale fonte di rischio per la salute», puntualizza Tortora rilevando l’importanza della tutela, nel tema del lavaggio non domestico delle tute.
Al primo procedimento del portuale di Cpm, aperto nel 2017 e passato per due gradi di giudizio, si sono affiancate, sempre sostenute dal sindacato, altre 16 vertenze, istruite ma non esaurite davanti al giudice del lavoro. Il procedimento, invece per il primo caso, era in attesa di fissazione in Cassazione, per l’ultimo esito. Ma si è sospeso per l’intervenuta transazione. E si sono aperti ulteriori 23 verbali di conciliazione per gli altri dipendenti, con il coinvolgimento complessivo di una quarantina di addetti. Che ora avranno le tute deterse a spese di Fhp.
