Gara del gas: pubblicata la sentenza. «Azioni legittime e forse doverose»
«Legittime, opportune e, per taluni aspetti, forse anche doverose». È una sentenza che analizza puntualmente ogni aspetto della vicenda, penale, contabile e amministrativo, quella che assolve Paolo Perenzin, Giovanni Piccoli e Bruno Zanolla dalle accuse di turbativa d’asta in merito alla gara del gas.
In 106 pagine il giudice Elisabetta Scolozzi ripercorre la vicenda fin dalle sue origini, addentrandosi nella selva di norme in materia per esaminare la rilevanza penale delle accuse mosse ai tre amministratori dalla Procura della Repubblica di Belluno al termine dell’indagine del 2020, e stabilisce che il fatto non sussiste.
Alla pubblicazione della sentenza di primo grado, che può ancora essere impugnata dalla Procura, le difese fanno il punto della situazione: «La formula assolutoria – la più ampia che il nostro Ordinamento conosca – parla da sola, e renderebbe superfluo ogni commento», scrivono gli avvocati Mario Mazzoccoli, Luciano Perco, Massimo Moretti e Carlo Tremolada.
«Pare, tuttavia, oltremodo significativo, tanto da non poter essere sottaciuto, il fatto che il Giudice, nel corpo della robusta ed articolata motivazione, depositata in questi giorni, abbia esaminato a fondo ogni singolo aspetto dell’articolata vicenda ed abbia non solo affermato con perentorietà che, per ciascuno di essi, le condotte degli imputati sono risultate prive di qualsivoglia rilevanza penale e quindi del tutto lecite, ma le abbia addirittura espressamente qualificate come “legittime, opportune e, per taluni aspetti, forse anche doverose.
Ad avviso del Giudice – si osserva in uno dei passaggi più significativi della motivazione – “in siffatte condotte non è ravvisabile alcun artificio, né mendacio, né altra attività ingannatoria, quale intesa dalla giurisprudenza della Suprema Corte in merito al delitto in contestazione, in quanto esse erano sostenute non solo da una assoluta trasparenza, ma erano fondate su presupposti che le rendevano legittime, opportune e, per taluni aspetti, forse anche doverose in quanto, da un lato, potenzialmente finalizzate ad un incremento del patrimonio pubblico (come sostenuto dai consulenti tecnici di BBI), e, dall’altro, perché la loro mancata attivazione avrebbe potuto comportare un danno al patrimonio pubblico”.
Tale affermazione corrisponde a quanto è sempre stato dichiarato dagli imputati, che hanno fin dall’inizio sostenuto di aver agito nell’adempimento dei doveri dettati dalla loro posizione e quindi a tutela della comunità. Ciò a riconferma delle qualità morali, umane e professionali di Paolo Perenzin, Bruno Zanolla e Giovanni Piccoli, i quali hanno finalmente ottenuto piena e meritata riabilitazione dopo una lunga e sofferta attesa».
