Non ci furono maltrattamenti: tutti assolti alla casa di riposo di Farra
FARRA Sulla casa di riposo “Contessa Beretta” di Farra il processo si è chiuso in questi termini: non ci sono stati maltrattamenti di anziani. La formula dell’assoluzione è “perché il fatto non sussiste”.
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Quanto al reato di truffa in concorso l’assoluzione sempre perché il fatto non sussiste ha riguardato la coordinatrice della struttura ed il presidente della Coop Ambra, che aveva in gestione i servizi socio-assistenziali. Nei confronti di questi ultimi e assieme ai medici di base è intervenuta la prescrizione per l’ipotesi di falso.
Una sentenza significativa, quella pronunciata mercoledì dal giudice monocratico Marcello Coppari. Induce alla riflessione rispetto ad una vicenda che ha destato clamore considerata la gravità delle contestazioni dei reati, nell’incidere su un servizio delicato qual è la cura e l’assistenza di anziani.
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È un “colpo di spugna” su maltrattamenti risultati insussistenti. L’indagine risale all’ottobre del 2015. A seguito della vicenda, Casa Beretta era stata chiusa. Gli imputati hanno atteso 8 anni per veder riconosciuta la piena dignità.
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In aula, dopo le repliche, rimaste contenute, a concludere una discussione finale articolata in più udienze, nel dare la misura della portata del procedimento, l’attesa per tutti è stata come una sospensione carica di aspettative, ciascuno rispetto alle proprie posizioni. Il giudice s’è ritirato in Camera di Consiglio verso le 19 e poco dopo le 20 ha dato lettura del dispositivo. Nei confronti delle Oss Gina Liliana Sorescu, Tamara Shkrebtii, Ecaterina Barbos e Serena Zotti ha pronunciato sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste. Medesima sentenza assolutoria e formula per la coordinatrice Sonia Corbatto e il presidente Roberto Mainardi.
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Conseguentemente non sussiste l’illecito amministrativo ascritto alla Cooperativa Ambra Scrl. Quindi, non doversi procedere per estinzione dei reati andati prescritti nei confronti dei medici Roberto Della Vedova, Giannantonio Lebani, Teresa Carbone, mentre per Corbatto e Mainardi i reati estinti hanno riguardato il falso e alcune ipotesi legate alla normativa sulla sicurezza del lavoro. A questo punto è atteso il deposito in ordine alle motivazioni alla sentenza, per le quali il giudice s’è riservato 90 giorni. Un processo culminato in una discussione finale “combattuta” tra le parti, con il pm Ilaria Iozzi e le parti civili (la Regione e l’allora Ass2, oggi Asugi, rappresentate rispettivamente dagli avvocati Elda Massari e Dario Obizzi), a richiedere assieme alle condanne i risarcimenti dei danni.
Il pm aveva chiesto pene consistenti a carico delle 4 Oss e della coordinatrice, per oltre 19 anni complessivi. I difensori sono stati gli avvocati Massimo Bruno, Marco Buffolin, Elisabetta Brazzale, Paolo Marchiori e Marzia Como, Fabio Russiani e Sebastiano Markovic, Federico Plaino, Franco Ferletic, Riccardo Cattarini, Guglielmo Bancheri, Francesca Castelletti.
