Gli imprenditori triestini: «Lo sport cittadino sconta l’assenza di grandi industriali»
TRIESTE Nello sport difficilmente si sale di serie e si scalano le classifiche senza importanti investimenti «e il tessuto economico di Trieste è fatto più che altro da imprenditori, non da grandi industriali, quindi è dura, si fatica», constata Gianfranco Cergol della Its Ecologia, che non si è mai tirato indietro quando c’era da supportare un’impresa sportiva.
Sulle attuali difficoltà delle società sportive triestine, Cergol reputa «manchi l’iniezione di importanti capitali utili a un salto di qualità o alla stabilità del livello raggiunto. Nel mio piccolo ho comunque cercato di dare un contributo: anni fa – ricorda – ho investito nella Triestina, ma sono stato lasciato solo. Poi, visto che amo la pallacanestro, assieme ad altri imprenditori ho investito anche nella Pallacanestro Trieste e solo quando è arrivato un gruppo più solido ci siamo fatti da parte, ma comunque continuo a fare da sponsor e a sostenere il mondo dello sport».
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La mancanza di investitori
Che manchino i grossi imprenditori, gli industriali, «è un dato di fatto, salvo alcune eccellenze – osserva Diego Bravar, presidente di Biovalley investments partner –, visto che a Trieste solo il 9% del Pil è prodotto dall’industria, e questo aspetto poi si riverbera anche sulle società sportive dove, a mio avviso, ci sarebbe la necessità di aggregarne alcune che operano nello stesso settore: unire le forze, riducendo i costi, solo così potrebbero esserci margini per degli investimenti, per crescere ed emergere».
Secondo Max Fabian, ad della Demus, «di fatto gli investitori a Trieste ci sono anche stati, ma lo sport per rendere e consentire così degli investimenti deve sviluppare attorno alla squadra un business, come fanno le grandi società di calcio o quelle nell’Nba americana, cosa difficile per realtà come le nostre». Riguardo agli impianti triestini, «quelli di punta ritengo siano in ordine – valuta –, per il resto la situazione non va male, ma si potrebbe fare di più, soprattutto sotto l’aspetto della manutenzione».
Le eccezioni
Tra le imprese, quella che in questo momento a Trieste si distingue per investimenti destinati allo sport è certamente la Samer & Co. Shipping, che oltre a sostenere la Pallanuoto Trieste, in via Locchi investendo 3,5 milioni di euro (su 3,8 milioni totali) sta realizzando in project financing con il Comune la cittadella dello sport “Trieste campus”. Il presidente Enrico Samer ricorda come «tutto nasce da un passione di famiglia, con mio padre che giocava nella pallanuoto, ma al di là dell’aspetto agonistico e sportivo, quello a cui teniamo è l’impegno sociale che troverà maggior concretezza proprio con “Trieste campus”». Un sostegno economico importante dunque negli anni nei confronti dello sport: l’imprenditore assicura che «non ci siamo mai pentiti di averlo garantito: siamo contenti degli obbiettivi raggiunti e proseguiamo in questa direzione».
Dallo scorso ottobre a presiedere la Pallamano Trieste c’è l’imprenditore Michele Semacchi, che ritiene, «in assenza di grandi industriali, sia giusto, come abbiamo fatto nella pallamano, che piccoli imprenditori facciano gruppo per dare un supporto allo sport cittadino, ma penso anche che le istituzioni, la politica, debbano fare di più, facendo in modo che i grossi gruppi che si insediano e fanno investimenti a Trieste agevolati dalla stessa politica, diano poi un contributo, un sostegno alle squadre cittadine».
Pur «facendo sport e riconoscendone il valore anche sociale», Michela Cattaruzza, amministratore delegato di Ocean, ammette di «non essere un’appassionata di sport: non tifo per una squadra, non vado ad assistere alle partite, e credo che per investire in una squadra serva anche la passione. La filosofia della nostra azienda è sempre stata quella di investire invece nel terzo settore, quindi comunque diamo, restituiamo qualcosa alla città».
Guardando alla pallavolo, Franco Rigutti è certamente figura titolata per fare delle considerazioni: «Analizzando la mia esperienza in Adriavolley, negli anni grazie alla buona volontà di alcuni soci eravamo riusciti a raggiungere la promozione in serie A1 – ricorda –, ma poi inciampati in una retrocessione abbiamo deciso di dedicare il nostro impegno ai comparti giovanili, ad avvicinare i ragazzi allo sport, raggiungendo comunque buoni risultati, tra cui la fresca promozione in serie C maschile del Volley Club». Ma ora, «per l’assenza di adeguati impianti, di palestre – aggiunge –, è difficile proseguire in questo impegno. Nel nostro piccolo, quindi, la passione c’è, la società pure, ma a fermarci è l’assenza di idonee palestre».
