Panchina crollata al parco di Castel d’Ario: «Per i bimbi era una giostra»
«Al parco tematico di Castel d’Ario sono andato almeno quattro o cinque volte, anche per fare manutenzione. E ho sempre visto quei bambini utilizzare le panchine girevoli come se fossero giostre. Le facevano girare, ci saltavano sopra e oscillavano». Questa la testimonianza resa da un lavoratore al processo che dovrà stabilire reali cause e responsabilità per la morte di Matteo Pedrazzoli, il 14enne deceduto quasi cinque anni fa sotto il peso di una panchina girevole crollata a Castel d’Ario. «Sono andato, su chiamata del mio datore di lavoro – ha continuato il dipendente della ditta Bronzini che si era aggiudicata i lavori di allestimento del parco – anche per oliare una delle due panchine girevoli perché mi avevano riferito che una ruotava troppo lentamente. Però non saprei dire se si trattava di quella crollata o l’altra».
Lunedì mattina per la morte del 14enne di Castel d’Ario, avvenuta il 10 agosto del 2018, altra sfilata di testimoni, tra cui anche un architetto che aveva collaborato alla progettazione. Sul banco degli imputati, accusati di omicidio colposo, Marzio Furini, responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Castel d’Ario; Luca Bronzini, titolare della ditta che si era aggiudicata i lavori; i fratelli Cristian e Loris Manfredi, carpentieri; Elena Bellini, l’architetto progettista delle due panchine, pensate come elementi di arredo artistico dei giardini davanti al castello. In apertura di udienza è stato sentito come testimone un architetto dello studio che progettò la panchina: «Ho partecipato come collaboratore nella stesura degli elaborati che abbiamo poi inviato ad un ingegnere strutturista per i calcoli». L’architetto ha fatto presente che nel corso della progettazione erano state apportate alcune modifiche, comunque tutte verificato e calcolate dall’ingegnere e che le panchine avevano la certificazione Ce. Prossima udienza il 19 giugno.
