Dipendente assenteista dell’Asst di Mantova alla sbarra con 3 medici
Per quella prolungata assenza dal lavoro, a più intervalli tra il 2011 e il 2017, aveva diritto a percepire lo stipendio pieno? Sì, se la malattia della quale soffriva era considerata grave; no, se si trattava di una patologia ordinaria. La differenza non è di poco conto, soprattutto se si considera l’aspetto economico – 144mila euro percepiti in quel lasso di tempo – sia quello contrattuale, relativo al mantenimento del posto di lavoro.
A processo per truffa davanti al giudice Raffaella Bizzarro (pubblico ministero Lidia Anghinoni) una ex dipendente dell’Asst di Mantova, oggi in pensione e all’epoca dei fatti operatrice tecnica, e tre medici, uno di famiglia e altri due che prestano servizio nei distretti socio sanitari.
Il reato ipotizzato è di aver in più occasioni messo «in atto artifici e raggiri» per dimostrare la presenza di una malattia grave e quindi il diritto al pieno riconoscimento dello stipendio.
In sostanza l’ex dipendente ospedaliera aveva presentato domanda di riconoscimento di una malattia grave, che richiede terapie temporaneamente o parzialmente invalidanti e terapie salvavita, allegando dei certificati del medico di famiglia che indicavano quale diagnosi il riferimento a un articolo del contratto collettivo. La documentazione era poi finita nelle mani degli altri due medici del distretto che avevano accolto la domanda rilasciando il certificato di riconoscimento della grave patologia, pur in assenza della necessaria documentazione e senza ulteriori verifiche.
Tutto il dossier medico era poi finito sul tavolo dell’allora azienda ospedaliera di Mantova (oggi Asst) inducendo in errore i dirigenti sull’effettiva sussistenza dei presupposti per ottenere i benefici economici e contrattuali riconosciuti per le patologie gravi. Tra compenso lordo degli stipendi e gli oneri a carico dell’azienda ospedaliera, il danno per l’ente pubblico è stato quantificato in 144mila euro. Questione molto tecnica, che pubblica accusa e difesa ieri mattina in tribunale hanno iniziato ad affrontare ascoltando i testimoni, tra cui alcuni dirigenti del servizio sanitario e un maresciallo della Guardia di finanza che aveva avviato le indagini sulla base di un esposto anonimo. Secondo le indagini della polizia giudiziaria nei documenti reperiti non c’era riscontro rispetto alle condizioni necessarie e indispensabili per riconoscere la patologia grave. Ma la domanda alla quale alla fine bisognerà dare una risposta precisa è una: il riconoscimento di grave patologia andava rilasciato?
Quesito tutt’altro che semplice, anche perché nei primi anni delle assenze dell’ex dipendente ospedaliera alcuni documenti attestanti la grave malattia sono andati perduti durante il trasloco dell’Asl e la sua trasformazione in Ats. Il processo è stato rinviato dopo l’estate, al 27 settembre, per sentire altri testimoni e consulenti tecnici.
