La caduta della Pallacanestro Trieste: in A2 scontando occasioni buttate e una serie di errori
TRIESTE. Occasioni perdute, scelte discutibili, errori commessi, sfortuna. Una retrocessione come quella della Pallacanestro Trieste in serie A2 non ha mai una sola spiegazione. E non lo è, evidentemente, neanche quella del tiro libero in più o in meno che fa girare il quoziente canestri a favore di Reggio Emilia, salva. I prossimi dovranno essere i giorni dell’analisi, senza l’isteria figlia della frustrazione ma anche senza difese d’ufficio preventive. Lucidità e autocritica.
LE OCCASIONI PERDUTE
Sono soprattutto nell’ultima parte del campionato, quando Trieste si è trovata a una vittoria dal raggiungimento della salvezza con largo anticipo e non l’ha centrata. La madre di tutte le sconfitte è naturalmente quella casalinga con Reggio Emilia ma si poteva fare molto meglio anche all’Allianz Dome contro Varese o in trasferta a Brescia (all’epoca in crisi di risultati) o a Trento (squadra non irresistibile, come ha appena dimostrato Reggio Emilia). Per 4-5 volte Trieste si è trovata nella condizione di poter chiudere il suo campionato e ha fallito. La gemma del successo sulla Virtus alla fine resta una effimera soddisfazione, la realtà purtroppo dice che sarebbe stato ben più importante battere l’Unahotels...
LE SCELTE
Tre scelte hanno in un modo o nell’altro segnato la stagione biancorossa. La società del presidente Mario Ghiacci ha individuato il coach in Marco Legovich, il più giovane della serie A. Una scelta forte che “Lego” ha legittimato dimostrando capacità e personalità, riportando anche un po’ di difesa a zona dopo l’ostracismo dalmassoniano. Ha pagato alla fine l’unica colpa alla quale non poteva trovare un rimedio: l’inesperienza. Napoli e Reggio sono state condotte in porto con due veterani smaliziati come Pancotto e Sakota perchè di sfide decisive ne hanno vissute a decine. Un debuttante, per quanto bravo, quest’arma non l’ha. Per tre sconfitte di fila nel dopopartita si è detto che «Avevamo preparato la partita in settimana lavorando benissimo ma in campo la squadra non lo rispettato». E «non dobbiamo disunirci». Alla fine per affrontare le partite chiave aveva a disposizione un gruppo davvero così compatto e determinato o c’era chi aveva già mollato psicologicamente?
Un’altra scelta pesante è stata quella sulla formula. 5+5 o 6+6. Il 5+5 a inizio stagione era inevitabile vista la mancanza di uno sponsor e l’incertezza sul futuro societario. Si poteva passare al 6+6 quando è arrivata la nuova proprietà Usa Cotogna Group con maggiori disponibilità. In quel momento si è preferito salvaguardare un roster reduce dai colpi a Treviso e Venezia e che si stava salvando per non alterare gli equilibri. Ma dopo? Quando sono subentrati problemi e le sconfitte e le altre hanno iniziato a volare? Il mercato offriva poco, vero. Ma quando c’è rischio di affogare bisogna provarle tutte. Non bisogna lasciarsi rimpianti. Il concetto di retrocessione non appartiene alla cultura sportiva Usa ma in Italia è uno choc e lascia macerie anche psicologiche.
Altra scelta condizionante. La rinuncia a Banks. Sono state date motivazioni tecniche in quanto non sarebbe stato adatto al gioco e alla costruzione della squadra che si stavano preparando. L’alternativa d’esperienza era stata individuata in Gaines. Con la partenza di quest’ultimo Trieste si è trovata senza quell’uomo navigato con il pelo sullo stomaco in grado di risolverti i match. Casualità, ma Banks e Logan sono stati gli artefici delle salvezze di Treviso e Scafati. Altro problema: Banks e Davis non erano propriamente amici per la pelle. Alla fine la rinuncia a Banks ha dato più forza a Davis. Purtroppo un potere affidato a un soggetto rivelatosi inaffidabile. Nell’ordine: prima si è lamentato perchè giocando 35 minuti da play veniva stritolato dalle difese avversarie, poi perchè l’arrivo di Ruzzier di fatto lo oscurava, poi in campo forzava da guardia quasi dimenticando le incombenze da regista e in mezzo a tutto questo su Instagram informava la piazza dei suoi malumori e delle serate a tirar tardi. Peccato che non abbia mai postato «Scusa Trieste, ho contribuito ad affossarti con la mia stupidità». Postilla: preso atto dell’attitudine del soggetto a una vita disinvolta è stato gestito nel modo migliore?
GLI ERRORI
Sul mercato sono stati commessi errori anche se non sarebbe corretto non sottolineare che sono anche stati firmati l’esterno rivelatosi il capocannoniere, Bartley, e quello che è stato il miglior rimbalzista prima di venir limitato dalla fascite plantare, Spencer. Sbagliato, però, tutto il resto o quasi. Prima di scegliere Spencer era stato firmato (e vistato) Faye, durato due settimane nel precampionato. Gaines è stato ingaggiato come sesto uomo d’impatto, ha avuto un rendimento intermittente ma quando ha chiesto di andare via ed è stato accontentato la sua mancanza ha pesato tantissimo.
La ricerca del sostituto ha portato prima alla ostinata caccia a Jamarr Sanders (buon collante ma in parabola clamorosamente discendente) e poi, dopo il no di Verona, a soluzioni d’emergenza e ritardate. Non c’era una grande offerta ma comunque alla fine i conti non sono tornati e siccome la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo ecco che Hudson dopo due settimane si è infortunato obbligando a firmare il mediocre Stumbris.
Il vero errore però si chiama Terry. Chiamato per sostituire Spencer e poi “dirottato”, lui che aveva sempre giocato centro, ad ala forte visto che il rendimento di AJ Pacher non era soddisfacente ed è stato tagliato. La rinuncia a Pacher aveva un senso dal punto di vista tecnico visto che stava producendo poco. A quanto si è capito, tuttavia, AJ aveva un’importanza considerevole nello spogliatoio visto che in virtù della lunga militanza in A2 era il collante tra l’anima italiana e l’anima Usa del gruppo. Terry, nuovo per il basket italiano e con un ingaggio considerevole che avrebbe fatto storcere il naso a qualcuno (uno era sempre quello dal mal di pancia facile...), non ha compensato tutto questo con un rendimento adeguato. Il PalaCarnera lo attende. —
