Mantovarchitettura, da Giulio Romano alla Burgo di Nervi: in mostra le architetture d’acqua
Nel De Architectura, il trattato scritto in latino intorno al 15 a.C. che fonda e rende accessibili gli studi classici sull’arte del costruire, Vitruvio dedica un volume alle proprietà dell’acqua e alle applicazioni della scienza idraulica. Il motivo non lascia dubbi: l’acqua, così si legge, è “l’elemento primario di tutte le cose”.
Quasi millecinquecento anni dopo, alla metà del Quattrocento, Leon Battista Alberti utilizza il modello vitruviano per scrivere il De Re Aedificatoria, testo in lingua latina celebrato come il primo trattato moderno di teoria dell’architettura e, parallelamente, come grande testimonianza letteraria dell’Umanesimo. Anche qui, nelle pagine conclusive, l’autore approfondisce “le cose che ci interessano” relativamente al tema dell’acqua: “come trovarla, come incanalarla, come selezionarla e come conservarla”.
Proseguendo, lungo il corso della storia, con altre spigolature dedicate al rapporto tra l’acqua e il mondo delle costruzioni, approdo alla metà dell’Ottocento con la fondazione, nel 1863, del Politecnico di Milano. Qui la scienza idraulica è al centro degli interessi della nuova classe di tecnici formata nelle aule e nei laboratori dell'Ateneo, che progettano il fecondo intreccio tra la sistemazione e l'utilizzo delle risorse idriche e lo sviluppo del territorio lombardo, in un quadro di sviluppo nazionale confrontabile con le migliori esperienze europee.
In questo panorama, il caso mantovano assume un ruolo di primo piano nella straordinaria vicenda delle “acque di Lombardia”, perché sui paesaggi del Mincio e del Po la tradizione politecnica si innesta in una vera e propria “archeologia del sapere”, in grado di svelare la stratificazione storica di significativi reperti.
Dal palazzo costruito nel Cinquecento sull’Isola del Te, “opera grande e maravigliosa” di Giulio Romano, architetto ducale, fino alla Cartiera Burgo, fabbrica-ponte in cemento armato progettata nei primi anni Sessanta del Novecento dall’ingegner Pier Luigi Nervi, potrei comporre un lungo elenco di opere che, sull’acqua del paesaggio mantovano, hanno intrecciato arte e scienza del costruire.
Queste pagine di storia costituiscono i riferimenti del progetto “Architetture d’Acqua: dal Lago di Garda al Po”, ideato e promosso dalla Cattedra Unesco del Polo di Mantova del Politecnico di Milano, esposto in una mostra itinerante che oggi approda a Mantova, negli spazi della ex-chiesa della Madonna delle Vittoria.
Grazie al sostegno di numerose amministrazioni locali, collocate lungo i paesaggi fluviali da Peschiera del Garda fino a Sermide, i gruppi di progettazione formati da docenti, studenti e ricercatori, hanno dedicato attenzione a un territorio marcato da ritmi, spazialità e caratteri chiari e precisi, in cui le diverse questioni di ordine architettonico e ambientale, sociale e infrastrutturale, si dispongono storicamente entro un virtuoso sistema di relazioni con il contesto.
Le ricerche e i progetti qui presentati, insistono sul tema dell’identità culturale e costituiscono un notevole patrimonio di idee da sviluppare.
In questa declinazione culturale, il progetto “Architetture d’acqua”, promosso dalla Cattedra Unesco del Politecnico di Milano, potrà assumere un ruolo strategico per il territorio mantovano, in una prospettiva fondata sul valore della storia come terreno sul quale coltivare nuovi spazi dell’abitare.
