Col fiatone ma felici: quelle 3.300 storie dentro la festa della Trieste Spring Run
Ci ha messo circa un’ora e mezza, forse qualcosa di più. Non un tempo da record, ma alla sua età e fuori allenamento, quei 90 minuti per Luisa Viezzoli sono una bella soddisfazione: la sua ultima maratona risale a qualche anno fa, quando ancora la Family Spring Run si chiamava Bavisela. Luisa taglia il traguardo assieme alle amiche Patrizia, Pina e Celestina: riconoscibilissime da lontano, sui capelli brizzolati sfoggiano copricapi spettacolari. Il modello è quello del classico cappello da signora, ma con un tocco di personalità dato dal tulle svolazzante e dai frutti tropicali appiccicati tutt’attorno la falda: il cappello di Luisa è verde acido, quelli delle amiche blu elettrico, arancio, argento, colori che fanno a cazzotti con il fucsia e il verde fluo delle magliette con i loghi di Apd Miramar e Asd Trieste Atletica - organizzatori della gara con la collaborazione del Comune e il patrocinio della Regione - in bella mostra sul petto. Le quattro amiche se la ridono al traguardo: si godono la festa tra i 5 mila corridori della Trieste Spring Run, neanche un filo di sudore dopo i sette chilometri da Miramare fino a piazza Unità.
La mattina, per Luisa e le sue amiche, è iniziata prestissimo: già all’alba la città iniziava a popolarsi di magliette sgargianti abbinate alla bell’e meglio su leggings e shorts da running. Direzione stazione centrale, per pigliare la navetta fino al nastro del via: verso Duino per i 1.500 atleti della mezza maratona, Miramare per i 3.300 amatoriali della non competitiva.
Sulla strada molti si scambiano aneddoti del passato: per molti la prima gara di corsa fu proprio la Bavisela, «quando era ancora la sociale dei Canottieri Nettuno e faceva il giro attorno alla pineta di Barcola, saranno stati una ventina d’anni fa, pure di più» ricordano Irene e Fabio Porta.
La festa inizia ben prima dello start: al bivio di Miramare s’inganna l’attesa con balli di gruppo tra Abba e Village People, si prende d’assalto il baracchino per una Coca ghiacciata, si prende il sole distesi sul lungomare. Le signore si fanno aria col ventaglio, i ragazzi fanno stretching e si preparano a correre sul serio.
«Pronti, partenza, via»: alle 10 precise gli atleti professionisti o della domenica si lanciano in corsa. Maria Grazia Roberto abbina al verde acceso un vecchio panama, «ricordo di una mezza maratona di tanti anni fa, in Croazia». Il marito fa la gara per atleti, lei l’amichevole: s’incrociano sul lungomare, si salutano al volo. Lui scappa verso il traguardo, lei continua senza stress, perdendosi in pettegolezzi con le amiche Silvana e Federica: la chat Whatsapp creata per l’occasione si chiama «cami-chiacchierata».
Lungo il percorso si sente un po’ di musica: una band arrangia un concertino blues, un gruppo strimpella del rock.
C’è chi corre, chi la prende meno sul serio: Francesco Cuzzolin potrebbe farsela di velocità, ma procede piano per stare al passo con la madre Paola. Un fisico da ragazzino: è stato preparatore atletico per professionisti, anni nelle nazionali italiana e russa di basket, un paio di canestri anche in Nba con i Toronto Raptors. E poi le maratone, tantissime, in giro per il mondo: «la più bella? La Bavisela, sempre».
S’arriva sulle Rive con il tifo dei croceristi, ma si entra in piazza Unità senza il pensiero di far primi o ultimi: ad accogliere i corridori, Spider-Man e Super Mario. E poi l’assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti, che alle premiazioni esulta: «Tanti volti stanchi ma sorridenti, questa è la vittoria di tutti».
Una signora sviene a pochi metri dalla fine: le sue condizioni non sono gravi. Fa molto caldo: ci si scola una Red Bull, gli uomini si mettono a petto nudo, le donne sognano Costa dei Barbari. Si scattano i selfie e si salvano i tempi di corsa sullo smartwatch: «Poco allenamento e gli anni galoppano», ma la performance di Stefano Urbani e Giuseppe Taranto è stata pure meglio di quand’erano ragazzi.
É la piazza del sudore e della spensieratezza: c’è pure la compagnia “La Bora” del Carnevale di Muggia, con cappellini di paillettes e collane hawaiane. La «bubez» è Giulia Terzani, che s’è presa la briga di convincere tutti: arrivano dopo due orette, durante la corsa si sono fermati a «reintegrare i sali» con uno spritz.
Massimiliano Doro arriva col fiatone e lo sguardo entusiasta. Era alla gara come volontario di Unitalsi, i «barrellieri ci chiamano»: accompagnano anziani, disabili, persone con ridotta mobilità. La parte bella della gara, più delle medaglie e dei record, è lì con loro: è nella meraviglia di Liliana Marchi, novantenne ospite della casa di riposo “Il Nido”. É la sua prima volta alla Spring Run, da tempo ha smesso di correre: il figlio Fabio l’ha accompagnata metro dopo metro, spingendo la sedia a rotelle della madre per tutta la distanza della gara. Liliana taglia il traguardo e si gode la festa delle 5 mila persone, «da quanto non ne vedevo così tante»: ripensa alla fatica, al lungo percorso e alle distanze che mancano ancora. Stringe la mano al figlio: «l’anno prossimo faremo ancora più veloci».
