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Май
2023

«Ecco come sono stata importunata più volte alla Stazione Termini»

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Dopo gli ultimi gravi fatti di cronaca avvenuti alla stazione Termini erano in molti ad aspettarsi maggiori controlli in grado di garantire una sicurezza adeguata, ma non è così, almeno secondo quanto ho vissuto in prima persona, qualche giorno fa.
Stazione Termini: scendo alle 9.10 dal treno che mi riporta a casa e mentre mi avvio verso un bar un uomo, straniero, si avvicina. Mi guarda, mi scruta, mi tampina, chiedendomi mentre continua ad avvicinarsi sempre più: «Dove vai, fammi venire con te, bella dove devi andare, ti accompagno».

È praticamente a due spanne da me; faccio finta di niente e tiro dritto, ma lui mi segue. Sono sempre più nervosa ma continuo a camminare cercando di capire se intorno c’è qualcuno a cui rivolgermi. Oltre al personale di Trenitalia però non vedo nessuno delle forze dell’ordine. Lui insiste: «Dai bella, dimmi almeno come ti chiami...». Continuo a far finta di nulla e lui desiste. Ma non faccio in tempo a tirare un sospiro di sollievo che altri due uomini, stranieri, tra coloro che credo passino la loro giornata sul piazzale della Stazione, cominciano con apprezzamenti, complimenti volgari, allusioni. Per fortuna non sono però da sola. Attorno a me ci sono persone in attesa di un pullman; con loro scatta immediato uno sguardo di intesa che mi dà sicurezza.

Mi allontano per un caffè. Arrivata al bar l’uomo mentre afferro il portafoglio per pagare un altro uomo, italiano, in evidente stato di alterazione dovuto alla droga mi si para davanti, dicendomi: «Dammi i soldi». Non rispondo ma si avvicina comunque con insistenza fissando i miei movimenti mentre rimetto il portafoglio nello zaino che chiudo con attenzione. Così mi affretto a prendere il caffè e con un passo accelerato mi dirigo verso la biglietteria self-service per fare un biglietto ma mentre sono in fila vedo un uomo che dall’aspetto sembra un homeless che fa da “assistente” a suo dire ai viaggiatori chiedendo loro di dargli i soldi per aiutarli a fare i biglietti. Arriva il mio turno e ci prova anche con me e pensando che fossi straniera tenta di parlarmi in spagnolo ma capisce subito dalla mia risposta scocciata che sono italiana e va via farfugliando: «Sono uno steward, dei treni stronza». Passata anche questa mi faccio coraggio e decido di fare una prova e inizio a girare in lungo e largo tutta la stazione alla ricerca di Polizia o Carabinieri per vedere dove sono ma soprattutto per capire come una persona in difficoltà possa riuscire a chiedere il loro intervento se dopo circa 30 minuti delle forze dell'ordine non c’era traccia. Inizia la mia ricerca.

Giunta all’uscita di via Giolitti tra soggetti ubriachi e senza tetto trovo due vigilantes privati mentre dalla parte di Via Marsala nulla. Esco su Piazza dei Cinquecento e finalmente incontro due Carabinieri a cui rivolgo qualche domanda sui controlli in stazione. «Non siamo autorizzati a risponderle...» è l'unica cosa che dicono. Mi avvicino verso l’autobus per andare in centro e alla fine trovo una pattuglia della Polizia piuttosto lontano dalla stazione. Prima di salire in autobus scambio due chiacchiere con gli autisti chiedo loro se ci sono abbastanza controlli in stazione perché io mi sono trovata in difficoltà. Loro possono parlare e senza troppi giri di parole un autista mi risponde: «Ma quali controlli? C’è solo quella macchina della polizia che quando fa buio se ne va e qui diventa un inferno. Non venga mai qui di sera è pericoloso per noi figuriamoci per una donna che gira da sola». E dentro la stazione ci sono controlli? «Si, ci dovrebbero essere ma non si vedono, forse bisogna cercarli in caso di bisogno, comunque stia tranquilla si rivolga pure a noi se è in difficoltà buona giornata e mi raccomando stia attenta». Mi siedo in autobus guardando dal finestrino la stazione che si allontana circondata da senza tetto, immigrati buttati sui marciapiedi alcuni a piedi scalzi, bottiglie rotte ed immondizia e penso di essere stata fortunata a riuscire ad andare via senza che mi sia accaduto nulla ma vivendo attimi di tensione senza che ci fosse nessuno a cui potermi rivolgere.






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