A Udine molti negozi saranno chiusi durante l’adunata, l’appello di Confcommercio: «Restiamo aperti e accogliamo gli alpini»
C’è chi ha già deciso: nei giorni dell’Adunata terrà la saracinesca abbassata. E chi ci sta pensando, preoccupato di fronte alla prospettiva di dover fare i conti con le restrizioni previste, in particolare dalla zona rossa.
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Il centro di Udine potrebbe accogliere gli alpini con parecchie serrande calate. E la Confcommercio, con il presidente mandamentale Giuseppe Pavan, lancia un appello ad associati e non: «Rispettiamo la scelta dei singoli e delle aziende, ma l’auspicio è che tanti decidano di tenere aperta la propria attività, per lanciare un segnale di accoglienza ai tanti che convergeranno a Udine il prossimo fine settimana».
Presidente, c’è il rischio che molti negozi optino per la chiusura nei giorni-clou dell’Adunata?
«Il rischio c’è. Non abbiamo un numero definito, al momento, ma con i nostri uffici stiamo cercando di capire quante attività decideranno di tenere chiuso. Sappiamo per certo che alcune attività hanno manifestato chiaramente l’intenzione di non aprire in quei giorni».
Soprattutto nella zona rossa, probabilmente.
«È così, inevitabilmente. L’area del centro sarà quella più battuta dai partecipanti alla sfilata e dai tanti che arriveranno in città semplicemente per respirare il clima dell’Adunata. Ma è anche vero che sarà la zona più soggetta a restrizioni, che renderanno difficile per clienti e fornitori raggiungere i punti vendita: i negozi con particolari categorie merceologiche potrebbero avere qualche difficoltà. E infatti più di qualcuno ha già annunciato che sarà chiuso fin dal giovedì».
C’è qualcosa che però supera il mero conto economico. Ha lanciato un appello parlando di accoglienza. Cosa intende?
«Credo che l’Adunata costituisca una formidabile vetrina per Udine e per il suo tessuto commerciale, per dimostrare la capacità di questo territorio di accogliere turisti e visitatori: è un discorso di comunità che si ritrova attorno a un evento e che con orgoglio partecipa a una manifestazione in grado di portare il nome della città alla ribalta nazionale. Credo che queste condizioni possano portare a riscontri positivi per tutto il comparto».
Avete fatto qualche calcolo alla vigilia? Magari tenendo conto delle esperienze vissute negli anni passati dalle attività commerciali delle città che più di recente hanno ospitato l’Adunata nazionale?
«Sì, anche se in mezzo c’è stato il Covid che ha sparigliato le carte e portato a una sospensione delle adunate per due anni. Ci attendiamo certamente un impatto fortissimo sul piano economico, soprattutto per quanto riguarda le consumazioni e l’accoglienza. Ci siamo preparati per reggere l’arrivo del mezzo milione di persone che arriverà in città nel prossimo week-end».
Terranno certamente aperti bar, ristoranti e alberghi. Le limitazioni stabilite dalle autorità sono troppo restrittive?
«Sono misure non prese alla leggera: c’è stato un percorso condiviso, che ci ha visto dialogare con la Polizia locale e l’assessorato comunale alla Sicurezza. Non cucinare all’aperto, non mettere griglie all’esterno, eliminare i bicchieri di vetro fuori dai locali sono misure ragionevoli rispetto ai quali tutti gli esercenti si sono allineati.
Spero che nessuno violi i regolamenti, sarebbe un brutto segnale: spero che la categoria risponda coerentemente, di fronte a un percorso che è stato compiuto assieme agli organizzatori e alle istituzioni. Siamo stati coinvolti fin dall’inizio nell’organizzazione: bisogna fare un applauso alla Prefettura, alla Questura, all’Ana, al comandante della Polizia locale, che si è impegnato a trecentosessanta gradi».
Che appello si sente di lanciare ai colleghi che si apprestano a vivere la settimana di avvicinamento all’Adunata?
«Di dare un segnale forte, di dimostrare la volontà di una Udine accogliente e pronta ad accogliere. Non discuteremo le scelte dei singoli, ma auspichiamo che tanti decidano di tenere aperto».
