Mediterraneo in rimonta con la ripartenza dei traffici: Trieste scalo «resiliente»
TRIESTE. L’Italia, nonostante la rivoluzione dei traffici innescata dalla guerra in Ucraina, è andata meglio di altri porti del Mediterraneo e nell’Atlantico. Nel 2022 negli scali italiani sono transitate 490 milioni di tonnellate di merci, l’1,9% in più rispetto all’anno precedente. Una vera rimonta dopo la pandemia. Il dato si legge nel “Port Infographics 2023”, la newsletter pubblicata da Assoporti e Srm con le statistiche e gli ultimi dati sui trasporti marittimi e la portualità. Dall’analisi emerge anche un miglioramento della connettività marittima dei porti italiani: e qui spicca la performance di Trieste che si piazza con Livorno, Genova e Gioia Tauro fra i quattro scali italiani presenti nella Top 15 del Mediterraneo: «Porti come Trieste si caratterizzano per una maggiore presenza nel network internazionale dei collegamenti di linea dei container, dando spinta alla competitività del sistema Paese». Secondo un report di Fedespedi le 13 principali società terminalistiche in Italia movimentano complessivamente 8,878 milioni di Teu, quasi il 79% del totale italiano (11,296 milioni di Teu), su una superficie totale di 5,121 milioni di metri quadrati e avvalendosi di 92 gru da banchina. Rispetto al 2020 la crescita in termini di Teu movimentati è stata pari all’1,3%.
I porti italiani resilienti
Come sottolinea il presidente di Assopoporti Rodolfo Giampieri nella prefazione al report «i nostri scali hanno avuto le luci del palcoscenico da quando l’economia globale è stata caratterizzata da choc senza precedenti mettendo sotto gli occhi l’importanza della nostra portualità». Nel complesso secondo il documento «i porti italiani come Trieste hanno mostrato una resilienza maggiore anche nel confronto con i concorrenti del Nord Europa». Se si guarda alle mappe del commercio internazionale marittimo «la Cina si conferma il primo fornitore per l’Italia» e «rappresenta un quinto delle merci in entrata via mare nel nostro Paese». Gli Stati Uniti restano un grande mercato di sbocco per l’export italiano via mare con «un quarto delle nostre merci in uscita su nave dirette negli Usa». «I porti italiani — sottolinea il direttore generale di Srm Massimo Deandreis - hanno movimentato circa mezzo miliardo di tonnellate di merci e oltre 61 milioni di passeggeri e stanno riprendendo a marciare nonostante guerra e pandemia. Transizione energetica, investimenti e competizione nel Mediterraneo sono solo alcuni dei fenomeni che abbiamo tenuto in considerazione».
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Ripartono i traffici
Assoporti-Srm forniscono anche alcuni numeri sul futuro traffico marittimo mondiale, trainato da una «più intensa la crescita economica al 2024-25» pari «al 3% di incremento del Pil mondiale nel biennio». Questa spinta porterà a una «crescita in termini di tonnellaggio pari al +1,6% per il 2023 e +2,8% per il 2024». In questo scenario «a livello internazionale avanzerà il Mediterraneo» con un «+3,5% nelle previsioni di crescita della movimentazione media annua dei container nei prossimi 5 anni contro il 2,8% del mondo».
La forza del Mediterraneo
Nei prossimi quattro anni il traffico di container nell’area del Mediterraneo crescerà in maniera più significativa della media mondiale e in particolare il Nordafrica crescerà del 3,2% mentre sul canale di Suez, da dove passa il 12% del commercio mondiale, c’è stato un record di passaggi (23 mila nel 2022). Quasi il 5% di tutto il greggio del mondo, il 10% dei prodotti petroliferi e l’8% del gas naturale liquefatto (Gnl o Lng) trasportato via mare passa per Suez. La regionalizzazione della globalizzazione, secondo Srm-Intesa, è un fenomeno di cui tenere conto: «Il nostro sistema logistico deve puntare su shipping a corto raggio, zone economiche speciali e zone logistiche semplificate».
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Green port
Tornando al report il capitolo dedicato alla «sostenibilità e green port» afferma che «lo shipping è sempre più sostenibile», prevedendo che «il settore rappresenterà il 2,2% delle emissioni mondiali di CO2 nel 2023 mentre nel 2008 questo dato era del 3,2%». Si segnala inoltre che il 2022 «è l'anno dell'impennata dei carburanti alternativi», con ordini pari al 47,5%, con una domanda dovuta principalmente al gas liquefatto (39,5%) e al metanolo (4,6%). Lo studio riferisce infine che «il numero dei «green port» del mondo continua a crescere: 161 porti Lng (gas liquefatto) attivi e 96 in pianificazione». Trieste guida il gruppo ristretto dei primi cinque Energy port italiani che assieme concentrano il 70% circa del traffico che comprende anche Cagliari e Genova.
Il Pnrr
Il report di Srm accende un faro sugli interventi previsti nel Pnrr che a Trieste riguardano l’elettrificazione dei moli dello scalo. Le opere del cold ironing valgono attorno ai 40 milioni (24 a Trieste e 7 a Monfalcone).
