Primo maggio a Trieste, ecco perché è saltata la testimonianza dal palco di un lavoratore Wärtsilä
TRIESTE Doveva essere dedicato alla crisi Wärtsilä, tuttavia al Primo maggio triestino la dedica è riuscita solo a metà. Il corteo partito da San Giacomo ha sfilato con in testa lo striscione dei dipendenti della multinazionale, ma un dissidio interno alle sigle sindacali ha provocato la cancellazione del discorso che uno dei lavoratori dello stabilimento avrebbe dovuto tenere in piazza Unità.
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In mattinata sono falliti gli ultimi tentativi di mediazione tra Cgil e Uil da una parte e Cisl dall’altra, dopo che nei giorni precedenti le posizioni delle parti si erano irrigidite. Tutta questione di numeri, rappresentanza e competizione fra organizzazioni.
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Le sorti di una crisi industriale non cambiano sulla base di un comizio in cui di Wärtsilä hanno comunque parlato i rappresentanti sindacali Andrea Cuccello (Cisl) e Renato Kneipp (Cgil), ma a farne in qualche modo le spese sul piano simbolico è stata una vertenza che riguarda 330 lavoratori.
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Le tensioni hanno cominciato a covare dopo l’assemblea di fabbrica del 26 aprile, quando le segreterie nazionali dei sindacati metalmeccanici hanno illustrato ai lavoratori le iniziative da condurre fino alla convocazione del prossimo tavolo ministeriale.
Fra queste figuravano il corteo aperto dallo spezzone Wärtsilä e appunto il discorso affidato a uno dei lavoratori di Bagnoli. Fin qui tutti d’accordo, ma poi sono iniziate le interpretazioni differenti. La Cisl ha proposto che a parlare sul palco in rappresentanza dei dipendenti dell’azienda fosse il proprio delegato Rsu Fabio Kanidisek.
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Si tratta del sindacalista con la storia più lunga all’interno della fabbrica, capace di portare la Fim Cisl a essere la sigla di gran lunga più rappresentativa in Wärtsilä, con 12 delegati su 16. La segretaria provinciale della Cisl Michela Anastasio ha chiesto insomma di far pesare i numeri, ma la risposta di Cgil e Uil è stata negativa.
I segretari Michele Piga (Cgil) e Matteo Zorn (Uil) hanno fatto notare che il comizio finale di piazza Unità era già stato assegnato alla Cisl negli accordi che hanno visto i confederali affidare alla Uil la piazza di Monfalcone e alla Cgil quella di Cervignano.
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Trieste è toccata a Cuccello, esponente della segreteria nazionale Cisl. Cgil e Uil non ritenevano opportuno che il comizio finale vedesse una doppia presenza della Cisl. La controproposta: in rappresentanza di Wärtsilä parli dal palco un lavoratore “semplice”, magari iscritto a uno dei sindacati ma non attivo nella rappresentanza di fabbrica.
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La Cisl ha risposto picche. O Kanidisek o nessun altro. È diventata una questione di principio e le parti si sono arroccate sulle rispettive posizioni, anche se in mattinata nella Cisl è stata una mediazione, che però alla fine non è riuscita. I sindacalisti commentano non senza imbarazzo. «Non abbiamo voluto rompere la prassi – dice Anastasio per la Cisl – secondo cui sul palco un sindacato presenta, un altro tiene il discorso e il terzo fa le conclusioni. Abbiamo sempre dato importante riscontro ai lavoratori di Wärtsilä e ci stiamo battendo ogni giorno dal 14 luglio. Non è un episodio che toglie forza al nostro impegno».
Per Piga, «la priorità è la difesa del lavoro in Wärtsilä e le confederazioni sono sempre state vicine alla vertenza. Noi eravamo per far intervenire un lavoratore dell’azienda. Perché non è successo?». Il segretario provinciale della Cgil stira un sorriso e non risponde.
Posizione simile per Zorn: «La Uil aveva dato la disponibilità a far salire un lavoratore Wärtsilä sul palco, ma i sindacati metalmeccanici non hanno fatto sintesi». E i lavoratori di Wärtsilä sono rimasti senza voce.
