Primo maggio, a Treviso i sindacati manifestano davanti all’ospedale: «Troppi privati nella sanità»
«Quest’anno la manifestazione del primo maggio promossa da Cgil Cisl e Uil si è svolta davanti al Ca’ Foncello perché mai come ora, nel nostro territorio la tutela della salute e della sanità pubblica è stata messa sotto scacco e sempre più lavoratori saranno costretti a scegliere se curarsi o mangiare».
Massimiliano Paglini, Mauro Visentin e Gianluca Fraioli hanno annunciato così l’evento del primo maggio e accanto all’articolo 1 della Costituzione, citano anche il 32°: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti».
Secondo i sindacati, in questo periodo, si sono palesate due tipi di emergenze: le cure, tra liste d’attesa infinite e costi proibitivi del privato, sono diventate sempre meno accessibili con la conseguenza che pensionati e lavoratori con reddito medio-basso rinunciano a visite mediche specialistiche e, quando non possono, si trovano costretti a fare delle rinunce nel loro quotidiano.
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La seconda emergenza è legata, invece, al tema del lavoro: i professionisti sanitari sono sempre più precari e soggetti ad infortuni e non è un caso se stiamo assistendo ad un vero e proprio esodo dei lavoratori dalla sanità pubblica a quella privata, dove sono sottoposti a turni meno massacranti a fronte di stipendi più appaganti.
«Esistono cittadini di serie A e serie B perché esiste una sanità di serie A e serie B» interviene Massimiliano Paglini, segretario generale Cisl Belluno Treviso, «La sanità oggi è diventata sempre più privata e meno pubblica e chi non ha le possibilità rinuncia alle cure o rinuncia ai beni di prima necessità.
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Non si può continuare in questa direzione. Quelli più penalizzati sono i pensionati e i cittadini con i redditi tra i mille i 1.500 euro, magari con figli al seguito, se devono sottoporsi ad una visita medica specialistica che, in sanità privata, va dai 160 ai 200 euro devono rinunciare a comprarsi da mangiare. Nel nostro territorio il divario si sta facendo sempre più ampio e non è possibile che nell’anno in cui ricorre il 75° anniversario della Costituzione ci siano queste differenze».
Il tema dell’assistenza sanitaria investe anche l’ambito aziendale, perché nel futuro il welfare aziendale ricoprirà un ruolo sempre più impattante nella salute e nelle cure dei lavoratori, ma non è tutto oro quel che luccica: secondo i sindacalisti il welfare, in parte finanziato dalle aziende, è costituito anche da parti di salario variabili dei lavoratori confluiti all’interno.
«Dobbiamo pensare ai lavoratori precari, a quelli stagionali, ai disoccupati, ai pensionati o i dipendenti di quelle aziende che non fanno la contrattazione di secondo livello, relativa alla sanità integrativa», aggiunge Mauro Visentin, segretario generale Cgil Treviso, «Credo che il sistema sanitario pubblico debba essere rinforzato e soprattutto salvaguardato».
