Aereo precipitato in Friuli, sequestrata la scatola nera
Omicidio colposo e disastro aereo. Queste le ipotesi di reato a carico di ignoti ipotizzate nel fascicolo che la Procura di Udine ha aperto per cercare di fare luce su eventuali responsabilità penali rispetto all’incidente aereo in cui hanno perso la vita il capitano delle Frecce Tricolori Alessio Ghersi, 34 anni e Sante Ciaccia, 35, un parente della moglie del pilota.
[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) A16828036021682803663]]
A riferirlo è il procuratore capo, Massimo Lia, che ha precisato anche che al momento non è stato iscritto alcun nome sul registro degli indagati. Cause e dinamica dell’incidente sono al vaglio degli investigatori (che lavorano sotto la guida del sostituto procuratore Giorgio Milillo) e dell’Ansv, l’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo che ha inviato in Friuli un suo esperto, un ingegnere. Impossibile sapere per ora se si sia trattato di un imprevisto, di un errore, un malore o un guasto. Saranno le inchieste, sulla base di quanto emergerà mettendo in relazione tutti gli elementi raccolti, a fare luce sull’accaduto. Ma perizie e analisi di laboratorio richiederanno tempo. Intanto resta il mistero e tutti continuano a domandarsi cosa possa aver reso ingovernabile l’ultraleggero per un pilota acrobatico così esperto.
[[ge:gnn:ilpiccolo:12780824]]
I documenti di bordo del Pioneer si sono salvati dalle fiamme e su uno di questi, oltre a tutte le informazioni tecniche, c’erano le foto dell’ultraleggero che appariva con una livrea rossa e blu. Stando agli elementi che si sono potuti evidenziare finora, sembra che non ci sia stata alcuna esplosione in volo. I testimoni che hanno visto precipitare il velivolo hanno invece riferito di aver visto una fiammata quando l’ultraleggero era ancora in volo. Secondo una prima ricostruzione, tale fiammata potrebbe esser stata causata dalla propulsione del razzo che fa entrare in funzione il paracadute balistico. Ma di cosa si tratta? Il paracadute balistico, in questo caso, non è quello classico usato dalle singole persone. È quello installato sull’aeroplano. È un sistema di sicurezza, azionabile in emergenza, che permette di lanciare, grazie a un razzo, un ampio paracadute che, essendo fissato all’interno del velivolo con cinghie, frena in modo significativo l’eventuale caduta del mezzo. Sabato i testimoni hanno visto la fiammata che si ritiene collegabile alla propulsione del razzo del paracadute pochissimo prima dello schianto. Potrebbe voler dire – il condizionale è d’obbligo, è ancora tutto in via di accertamento – che il sistema non è riuscito a espletare, se non in minima parte, la funzione di trattenuta. Questa appena descritta comunque resta solo una delle ipotesi. Non si può escludere nemmeno lo scenario in cui il paracadute balistico si sia sfilato dal velivolo in seguito allo schianto, restando impigliato tra gli alberi. Per capire quale delle due situazioni è più realistica potrebbe esser decisivo il ritrovamento della carica propulsiva del razzo, finora non rinvenuta.
Dopo le prime verifiche fatte sabato, ieri gli investigatori (i carabinieri di Cividale, gli esperti della sezione rilievi, la Guardia di finanza di Tarvisio e l’ingegnere incaricato dall’Ansv) sono tornati a Lusevera per analisi più approfondite. È stata ritrovata e posta sotto sequestro la flybox, sorta di “scatola nera” che c’è a bordo degli ultraleggeri: non registra conversazioni ma può dare utili informazioni sul percorso e altri parametri. L’apparecchiatura tra i reperti è piuttosto malconcia: saranno i tecnici a dire se potrà restituire i dati. Acquisiti molti altri resti: parti di ali, dei serbatoi, della fusoliera e del paracadute.—
