Oltre un secolo di scioperi e battaglie sindacali: il progetto Archivio della memoria della Cgil
Oltre cent’anni di scioperi, mobilitazioni, battaglie sindacali in difesa dei diritti e della dignità dei lavoratori pavesi. Un patrimonio che «non va assolutamente disperso, ma anzi tutelato e valorizzato». Nasce così il progetto della Spi-Cgil per un Archivio della memoria, che scongiuri «il rischio della perdita della nostra storia, della nostra identità e delle attività svolte nel tempo – sottolinea il segretario generale Osvaldo Galli – in quanto non sempre si riesce a dare sistematicità nella raccolta di ciò che si produce e di ciò che si viene in possesso». E’ quindi già iniziata la raccolta del materiale, cartaceo e fotografico, che verrà trasfuso in versione digitale, grazie a un programma informatico ad hoc; l’intento è quello di suddividerlo in sezioni corrispondenti alle varie categorie sindacali (metalmeccanico, socio-sanitario) e in sottosezioni per voci (scioperi, vertenze e così via).
L’appello agli iscritti, ai militanti, pensionati e non, ai loro familiari è di frugare nelle soffitte e nei cassetti e di portare tutto ciò che viene ritenuto pertinente alla questione nella sede Spi di via De Gasperi 9 a Pavia, a cui si ci si rivolge abitualmente per il disbrigo delle pratiche. «L’Archivio – sottolinea Galli – saprà essere un luogo che, oltre a conservare, organizzerà mostre, presentazioni di libri, che promuoverà iniziative culturali e di divulgazione del nostro impegno, e più in generale di quello della Cgil e del sindacato in senso lato».
La storia
La Camera del lavoro di Pavia cominciò ufficialmente l’attività il 1° aprile 1893, dopo che nel novembre precedente il consiglio comunale aveva dato il via libera alla concessione di un sussidio annuo di 1.500 lire e di sei locali gratuiti nel palazzo del Broletto. Un battesimo a cui si era arrivati – come ha raccontato con dovizia di dettagli Pierangelo Lombardi negli “Annali di Storia pavese” - dopo l’insediamento di una commissione della quale, oltre a un delegato per ogni arte e mestiere, faceva parte una componente politica: Giovanni Bellani, pellettiere socialista; Amilcare de Silvestri, contabile, eletto nel 1902 consigliere comunale della lista Psi; il radicale Guido Gnocchi, «tra i principali esponenti della Massoneria pavese»; Raffaello Zoia, redattore del giornale socialista “La Plebe”, e Roberto Rampoldi, oculista, docente universitario, leader dei radicali pavesi, «arbitro incontestato del collegio elettorale di Pavia fino al 1918»; il repubblicano (di Cilavegna) Giovanni Battista Pirolini e il socialista Carlo Bianchi.
La Cdl di Pavia vede la luce non senza polemiche. Subito si consuma la rottura con i cattolici: i rappresentanti della Società operaia cattolica, don Anastasio Rossi e don Giuseppe Boni, dopo un’iniziale adesione, escono dalla commissione, accusandola di «offendere la libertà di coscienza dei lavoratori e di voler svilire gli organismi politici e religiosi».
La curiosità
Il primo segretario della Camera del lavoro di Pavia fu Felice Anzi. Veronese d’origine, emigrato a Milano nel 1883 dopo lo straripamento dell’Adige, amico di Turati e della Kuliscioff, resse in carica meno di du mesi, dall’aprile 1893 a fine maggio. Gli subentrò Achille Perseguiti.
