Calcio, l’ex allenatore Rossitto: «Adesso la Triestina è più solida di prima»
TRIESTE Fabio Rossitto non è solo l’ex allenatore alabardato che nella stagione 2013/14 portò la Triestina a metà classifica in serie D in mezzo a varie traversie societarie, ma è soprattutto un attento conoscitore della categoria e delle squadre della nostra regione. L’ideale per fare il punto a otto giornate dal termine.
Rossitto, qualche mese fa aveva detto che Pavanel poteva essere l’uomo giusto per raddrizzare la rotta della Triestina, ma non è stato cosi: come mai?
Quella era la mia speranza perché Pavanel sembrava la soluzione ideale: un uomo alabardato fino al midollo, appoggiato in qualsiasi cosa anche dai tifosi e in una piazza come Trieste entrare in empatia con i tifosi è fondamentale.
Ma poi?
Ma poi contano i risultati. E anche se la squadra era buona, quando parti in una certa maniera non è mai facile raddrizzare tutto, subentra molta negatività. Devi stravolgere tutto a livello mentale e non è semplice. A un certo punto si capiva che faceva fatica, mi dispiace per lui, dalle interviste si vedeva che era provato. Non era facile venir fuori da quella situazione, il suo ritorno aveva illuso, ma si era preso carico di troppe cose che alla fine l’hanno appesantito.
Sorpreso dalle sue dimissioni?
A un certo punto me le aspettavo. Era quasi un’agonia, non riusciva a venirne fuori. Le cose sarebbero cambiate se col Pordenone avesse portato a casa la vittoria a dicembre, ma l’aver preso due gol in pochi minuti è stato un brutto segnale. Ce la stava mettendo tutta, ma quando ti porti sulle spalle troppe cose, il fardello diventa pesante. Insomma lo capisco bene e non mi ha meravigliato. Unica piccola sorpresa i tempi, visto che stavano arrivando tanti giocatori nuovi.
Che impressione le fa Gentilini?
Di un uomo pacato, la sensazione è che sia una persona che dà serenità, ha portato le sue idee e poi conosce bene la società. Per il resto giudicare da fuori è difficile, tanto più fare paragoni con chi c’era prima, anche perché dopo gli arrivi di gennaio mezza squadra in pratica è nuova.
La Triestina si salverà?
Ero fiducioso quando la situazione era ancora più difficile, lo sono ancora di più adesso. La corsa si può fare, ora la squadra c’è, è più forte, è costruita per giocarsela con chiunque e ha possibilità di vincere con tutte, senza aver paura di nessuno. Certo c’è la tensione legata alla classifica, ma io ci credo nella salvezza.
Novità in panchina anche per il Pordenone: il suo parere sull’esonero di Di Carlo?
Se guardiamo la classifica, vedo che il Pordenone è a tre punti dalla prima, quindi da fuori sembra una scelta un po’ strana. Ma in società, a parte gli ultimi risultati che denotavano delle difficoltà, si aspettavano sicuramente qualcosa di diverso, insomma molto di più. Si sentiva da tempo che Di Carlo era in bilico, hanno provato a dare una scossa. Solo il tempo dirà se hanno avuto ragione.
E Stefani può essere la soluzione giusta?
Credo di sì, perché è un ragazzo che conosce profondamente lo spogliatoio e le dinamiche della società, già negli ultimi anni da giocatore era un quasi allenatore. E quando sei a otto partite dalla fine ti stai giocando tutto, oramai è un fatto mentale, serve entrare in empatia con la squadra, non c’è tempo per stravolgere il lavoro precedente. È un ragazzo molto bravo e gli auguro ogni bene.
