La birra dell’anno è Drinky, prodotta fra Latisana e Lignano
Due amici si aggiudicano l’oro in una delle categorie del concorso nazionale “Birra dell’anno”, organizzato da UnionBirrai alla fiera Beer&Food attraction di Rimini, con la loro “Drinky”. Sono Giuseppe Ciutto del birrificio Basei di Latisana e Sven Moro della Culla del Luppolo di Lignano Sabbiadoro.
«Abbiamo lavorato insieme a questa birra, è una produzione che nasce per la Culla del Luppolo. Nonostante solitamente non faccia birre per altri – racconta Ciutto –, a lui ho detto sì perché ci accomuna una grande passione, ma anche aver entrambi iniziato producendo birre a casa.
Sapevo che Sven da anni aveva il progetto di aprire una birreria sua a Lignano e ho accettato. Quando era pronta l’abbiamo inviata al concorso, più che altro per ottenere un riscontro, approfittando della presenza di 81 giudici che potevano eventualmente offrirci qualche consiglio».
«Insieme abbiamo riadattato la mia ricetta per il l’impianto di Basei e la produciamo lì. Io volevo una birra chiara – spiega Moro –, leggermente luppolata, profumata, erbacea ma con luppoli americani.
Quando mi hanno chiamato, la sera prima della premiazione, non mi hanno detto quale birra avesse vinto e io ne avevo inviate alcune, per cui siamo partiti senza sapere cosa aspettarci, ma il giorno dopo alla fiera siamo stati stupiti.
È stata una bella soddisfazione perché questo oro arriva in una categoria importante come è la cinque, ovvero quella dedicata alle Golden ale, in cui ci sono tantissime birre in sfida».
Drinky ha portato alla vittoria due imprenditori friulani coraggiosi, che hanno inseguito il loro sogno. Ha iniziato prima Ciutto, che ha lasciato un impiego alla Danieli, si è messo in proprio con la sorella e il socio Antonino Leanza per creare quello che è oggi il marchio Basei, distribuito ormai in tutta Italia, in particolare a Roma e Milano.
«A giorni uscirà una mia nuova birra e sarà la prima del 2023 in cui dovrei presentarne almeno quattro inedite», prosegue Ciutto, che da quando si occupa di birra e dall’annesso ristorantino «non guardo più l’orologio o i giorni della settimana ma, nonostante il lavoro sia impegnativo, sono felice perché sto seguendo la mia passione».
A metà luglio, invece, ha aperto i battenti a Culla del Luppolo. «Si chiama così perché avevo i fermentatori in camera quando è nata mia figlia», spiega Moro che ha un passato da cuoco.
«L’arrivo di mia figlia mi ha fatto scegliere di starle vicino, così ho iniziato a fare l’insegnante in un asilo e poi ho aperto il mio locale ma non ho lasciato l’insegnamento», chiude Moro.
