Gli otto nuovi eroi nel Giardino dei Giusti. Salvatori e salvati, il ricordo dei veneziani
Al Giardino dei Giusti a Terranegra (davanti al Tempio dell’Internato Ignoto), istituito nel 2008 a Padova, sono state messe altre otto stele dedicate ad altrettanti nuovi Giusti. Cinque si riferiscono al genocidio ebraico e tre a quello armeno.
La prima nuova stele ricorda le azioni coraggiose compiute nella caserma della Scuola dei Marescialli di Firenze verso la famiglia ebraica Almansi da parte del capitano dei carabinieri Luigi Ortis e del maresciallo Giuseppe Sulis. La seconda stele è stata dedicata a suora Alberica Cenci, una caposala elisabettina vicentina, che ha vissuto tanti anni a Padova e Trieste. La terza e la quarta ad Alberto Dalla Volta, la cui pergamena è stata ritirata dal pronipote, un medico che vive a Brescia; e a Vittorio e Palmira Roncoli, due sandonatesi che salvarono due profughi fiumani, che stavano per essere catturati dai nazifascisti. Un’altra stele ricorda un episodio avvenuto durante la guerra, a Cannaregio. È dedicata a Maria Pittarello e Sara Letizia Piras, ed è riferita al salvataggio di tutta la famiglia di Augusto Levi Minzi con le quattro figlie. Alla cerimonia era presente Miriam, figlia di Nella, una delle figlie. Le altre tre stele sono state dedicate a Johannes Lepsius, alla missionaria danese Karen Jeppe ed a Hammo Shero con riferimento al genocidio degli armeni.
In prima fila il sindaco Sergio Giordani; il presidente del Comitato scientifico dei Giusti del Mondo, Giuliano Pisani; il prefetto di Padova, Raffaele Grassi; il sindaco di San Donà, Andrea Cereser; le forze dell’ordine. Molto applaudito il discorso di Giordani, che ha citato Bertolt Brecht e Vito Mancuso. «I Giusti (che all’interno del Giardino sono 74) sono persone normali che, di fronte al rischio della morte, non hanno girato la testa dall’altra parte», ha detto Giordani, «facendo i conti con la loro coscienza e decidendo da che parte stare».
Intanto, nella vicina Abano Terme, è stato piantato un melo per ricordare i gesti eroici di Licia Metella Conegian, che nel 1943 – ad appena 16 anni – salvò le vite di due ebrei, nascondendoli in casa a Este, nel Padovano. I due erano il 32enne veneziano Marcello Namer e il 60enne padovano Rinaldo Treves, che vissero un anno e mezzo chiusi per sfuggire ai nazisti, uscendo poche volte vestiti da contadini.
