Il friulano Perisan pronto a sfidare l’Udinese fra i pali dell’Empoli
Per realizzare un sogno non è mai troppo tardi. Samuele Perisan ha aspettato 25 anni e mezzo affinché il suo diventasse realtà. Alla fine però ce l’ha fatta a esordire in serie A, il portiere di San Vito al Tagliamento. Il momento è arrivato in Monza-Empoli, gara in cui ha difeso i pali dei toscani.
A breve potrebbe esserci il bis, perché il numero uno può giocare anche sabato contro l’Udinese. Il titolare e corregionale Guglielmo Vicario, infatti, è reduce da una botta al costato e potrebbe non recuperare.
«Io sono pronto», dice durante una chiacchierata emozionante, in cui ha dedicato il debutto a papà Isidoro e a suo fratello Simone, entrambi scomparsi.
Perisan, il pensiero è andato subito a loro due, giusto?
«Certo. Ho pensato a loro prima e dopo la partita. È il minimo dedicare a loro un frammento così importante della mia carriera. Se fossero ancora qui, sarebbero stati entrambi a vedere la partita. Lo facevano sempre. E a me sarebbe bastato questo, niente di più».
Quando ha saputo che avrebbe giocato?
«In occasione della rifinitura. Come ho reagito? Bene, ero pronto. Mi ero allenato per metà stagione per questo. I compagni mi hanno dato mano, facendomi stare tranquillo. Anche Guglielmo. Mi ha detto: “Te lo meriti. Fai quello che sai fare, come in allenamento”. Mi è stato d’aiuto».
Con lui, udinese doc di Planis, avevate condiviso anche alcune stagioni nel vivaio dell’Udinese. Com’è stato ritrovarlo?
«Bello. Rispetto a quei tempi è cambiato molto. È fortissimo. In allenamento non vuole mai prendere gol. Lavorare con lui è una sfida e uno stimolo. Ci diamo una mano a vicenda».
Cos’è cambiato, a Empoli e in serie A, rispetto alle due stagioni in B col Pordenone?
«Questa stagione rappresenta per me il momento più alto della mia crescita. Anche all’Udinese ero in A, ma ricoprivo il ruolo di terzo portiere. Da secondo hai un’altra responsabilità. Devi essere sempre pronto. E in allenamento devi dare segnali importanti alla squadra. Rispetto alla B la velocità dell’azione e della palla è poi diversa, più alta ovviamente».
È pronto per giocare anche con l’Udinese?
«Bisogna vedere come sta Guglielmo, le cui condizioni vengono valutate giorno dopo giorno. Io lavoro per essere pronto. Poi, sarà quel che sarà. Certamente sarà per me una gara bella, particolare. Mi ha scritto Sergio Marcon, preparatore dei portieri dei bianconeri, con cui ho lavorato a Udine. Mi ha detto: “Per una settimana siamo nemici”. Sono molto legato a lui».
Chi le ha scritto dopo il debutto? Anche Alex Meret, di cui è amico oltre che ex compagno all’Udinese?
«Certo. Anche Juan Musso, Nicolas, Jack Bindi, portiere mio compagno a Pordenone. Ovviamente Sergio, Raffaele Clemente e Leonardo Cortiula, miei preparatori in neroverde. Fa piacere aver ricevuto i loro messaggi».
I due anni tra i ramarri sono stati determinanti? «Decisamente. Mi hanno affidato i pali della squadra in serie B dopo l’esperienza di Udine. Non era scontato. Li ringrazierò per sempre per l’opportunità, perché ho giocato e avuto continuità».
Come vede il suo vecchio capitano Mirko Stefani alla guida della squadra?
«Bene. Lui saprà gestire la situazione. Spero riporti il Pordenone tra i cadetti».
