Inchiesta sullo spaccio di droga a Udine, una condanna e otto rinvii a giudizio
UDINE. La condanna gli è stata comunicata dal suo legale direttamente in carcere: 2 anni di reclusione, in continuazione con la pena che gli era stata inflitta in un precedente procedimento, per un totale che sale quindi a 6 anni, 5 mesi e 10 giorni.
Allora come oggi, il tribunale di Udine ha riconosciuto Davide Zambello, 45 anni, di Variano di Basiliano, colpevole di detenzione illecita di sostanze stupefacenti e, più in particolare, di avere organizzato l’arrivo in città, in due tranches appunto, di complessivi 20 chili di hascisc. Tutta droga destinata ad alimentare la piazza di spaccio della zona del castello.
Sono stati ritenuti invece estranei al primo dei due acquisti, avvenuto tra il 25 e il 26 giugno 2019 - 15 chili acquistati a Mestre e trasportati in uno zaino -, Gul Wahid Daudzai, 31 anni, afghano residente in pieno centro, a Udine, inizialmente indicato dagli inquirenti come colui che avrebbe controllato la gestione dei traffici lungo la salita al castello, e Saeed Ur Rahaman, suo coetaneo, nato in Pakistan e a sua volta con residenza in città.
Difesi dall’avvocato Guido Galletti, avevano affrontato l’udienza preliminare, sostenendo «l’assenza di un riscontro oggettivo alla suggestiva tesi proposta dalla pubblica accusa». Per loro, così come per altri tre imputati, il gup Carlotta Silva ha dichiarato il non luogo a procedere per insussistenza del fatto.
Argomenti difensivi analoghi e identica sentenza per Noor Badshah Watandost, 37 anni, in Italia senza fissa dimora, e per Khalid Khan, 33, residente a Palmanova, entrambi afghani e assistiti dallo stesso Galletti e accusati, rispettivamente, di avere rifornito di hascisc un connazionale in castello e di avere spacciato eroina e marijuana all’ex caserma Piave.
Prosciolta anche Samanta Zambello, 46 anni, sorella di Davide e residente con lui a Variano, coinvolta nell’inchiesta per un’unica ipotesi di cessione (di 10 grammi di hascisc), sempre in castello, che il suo difensore, avvocato Giulia Azzarello, è riuscito a fare cadere, sostenendo trattarsi di «modica quantità a uso personale».
Coordinato dal pm Giorgio Milillo, il procedimento - risultato delle indagini condotte da Polizia e carabinieri - prosegue per i rimanenti otto imputati. A cominciare da Yahya Khan, 31 anni, pakistano residente a Udine (difeso dall’avvocato Luca Arsellini), e Aldo Donis, 56, l’unico altro italiano pure residente in città (difeso dall’avvocato Matteo Piccinin), chiamati a rispondere in concorso con Zambello (che appunto aveva già definito la propria posizione davanti ad altro gup) per il secondo episodio di introduzione a Udine di droga: 5 chili di hascisc, divisi in 20 panetti e acquistati a Milano il 30 agosto 2019.
A giudizio anche Roohullah Jan, 38 anni, pachistano senza fissa dimora (avvocato Vito Troiano), imputato dell’unica altra ipotesi costata la condanna a Zambello, che con l’assistenza dell’avvocato Riccardo Favetta aveva chiesto di essere processato con rito abbreviato: l’ingresso clandestino in territorio italiano di cittadini extracomunitari privi di documenti d’identificazione attraverso la frontiera con la Slovenia (accusa per la quale risulta sottoposto a procedimento penale, ma in Slovenia, anche Aniello Buontempo).
Nei guai anche Javid Sadat, 30 anni, l’interprete di origini afghane e residente a Udine, difeso dall’avvocato Federico Artico, su cui pende l’ipotesi del favoreggiamento personale di Daudzai, per avere fornito traduzione infedele di alcune conversazioni che la Polizia giudiziaria gli aveva commissionato, per informare in tal modo gli indagati delle intercettazioni in corso.
Per il presunto spaccio all’ex Caserma Piave, infine, risponderanno Jaiz Khan, 43 anni, pakistano, senza fissa dimora (avvocato Sebastiano Mascherin), Idrees Ahmedzai, 25, afghano, residente a Gradisca d’Isonzo (avvocato Stefano Paroni), e, in concorso, Raheem Arshad, 37, pakistano, residente a Trento (avvocato Piercarlo Magni), e Nowroz Ali Payenda, 29, afghano senza fissa dimora (avvocato Manlio Bianchini), con l’aggravante di avere ceduto la sostanza a un minorenne. Il processo davanti al tribunale collegiale comincerà il 6 aprile.
