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2022

L’aborto in Italia, quanti sono gli obiettori? Quanto e dove viene somministrata la RU486?

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Se prima delle elezioni il dibattito sulla legge 194, che regola l'aborto, e la conseguente paura che un governo mai così spostato a destra potesse arrivare alla sua non applicazione («vogliamo garantire alla donna il diritto di non abortire» disse Giorgia Meloni a La7) era solo un’ipotesi, dopo il voto del 25 settembre la società civile ha deciso di ricordare l’importanza di quella battaglia vinta 44 anni  scendendo in piazza. Da Torino a Catania le città sono state prese d’assalto da slogan, canti e striscioni a favore di una piena applicazione della 194, senza che una donna debba cambiare provincia, o regione nei casi più estremi, per far sì che le venga riconosciuta questa possibilità. L’Italia, come si sa, ha un numero di obiettori di coscienza molto alto, il 64,4%, e in alcune regioni si supera addirittura il dato nazionale. Nell’agosto 2020, il Ministero della salute aveva predisposto delle linee di indirizzo al riguardo, concentrandosi in particolare sulla somministrazione della pillola abortiva Ru486. Venivano stabilite le tempistiche in cui una donna poteva ricorrere all’aborto farmacologico, 63 giorni pari a 9 settimane, si indicavano i consultori come strutture in cui, in totale autonomia se i mezzi a disposizione erano sufficienti, poter seguire la paziente durante la somministrazione e veniva tracciato un percorso a quattro tappe per aiutare la donna.

Nella giornata di oggi il presidente della regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ha affermato che «dalla prossima settimana in Emilia-Romagna la pillola abortiva Ru486 sarà disponibile anche nei Consultori pubblici. È un provvedimento conforme alle disposizioni nazionali per dare piena attuazione a un diritto di scelta che riguarda le donne e il proprio corpo. Un diritto che deve essere garantito in tutta Italia». La prima provincia in cui i consultori potranno favorire l’aborto farmacologico sarà Parma e man mano seguiranno tutte le altre province. Una dichiarazione di intenti che ha trovato la condanna di alcuni esponenti pro-vita come Mario Adinolfi e l’esponente di Fratelli d’Italia, Eugenia Roccella, già portavoce del Family Day: «La dichiarazione di Bonaccini conferma intanto che fino ad oggi nemmeno in Emilia Romagna sono state seguite le linee di indirizzo del ministro Speranza, emanate già da due anni, nell'agosto 2020. La verità è che – continua Roccella – , a parte le dichiarazioni ad effetto, Bonaccini, amministratore di esperienza, non intende rischiare, al di là delle semplicistiche indicazioni del ministro Speranza che fanno credere alle donne che l'aborto con la Ru486 sia una passeggiata e che sia possibile assumerla in qualunque consultorio senza adeguato presidio medico». Ma quindi, quanti sono gli obiettori? Dove e quanto viene somministrata la RU486?

Trentino Alto-Adige

In Alto-Adige la Ru486 viene somministrata sia nei poliambulatori e in qualche consultorio, ma nella Provincia Autonoma di Bolzano si trova anche la percentuale più alta di obiettori di coscienza in Italia, l’84,5% dei ginecologi. In Trentino la somministrazione della pillola abortiva Ru486 fa parte delle procedure farmacologiche di interruzione volontaria della gravidanza in capo al servizio di Consultorio dell'azienda provinciale per i servizi sanitari. La procedura, a quanto riferito, prevede che la donna intenzionata a interrompere la gravidanza si rechi presso le sedi territoriali del Consultorio, dove, tramite ecografia, viene accertato lo stato di gravidanza. In un nuovo incontro, a sette giorni di distanza dal primo, vengono chiarite le modalità e fissati gli appuntamenti per effettuare la procedura di interruzione della gravidanza, che può essere tipo chirurgico (raschiamento uterino) per gravidanze oltre le 8 settimane, o farmacologico, in caso di gravidanza precoce. La somministrazione della pillola abortiva viene effettuata in ospedale sotto controllo medico. La paziente deve poi tornare in ospedale a 72 ore di distanza per un ulteriore controllo medico. In Trentino il diritto di obiezione viene esercitato dal 35,9% dei medici ginecologi

Piemonte

In Piemonte il 55,1% degli aborti eseguiti sono di tipo farmacologico, con la Ru486, secondo gli ultimi dati definitivi disponibili, relativi al 2020. All'ospedale Sant'Anna, nel 2005 è iniziata la sperimentazione delle pillole proseguita fino al 2009 quando l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ne ha autorizzato la commercializzazione. Nell'ospedale i due terzi gli aborti sono eseguiti con la Ru486, che non viene distribuita in altre strutture che non siano gli ospedali visto che è previsto il Day Hospital. Per quanto riguarda gli obiettori in Piemonte. su 380 dirigenti medici lo sono 204 (49,91%) ; su 71 medici ambulatoriali 12 sono obiettori (18,64%)

Lombardia

In Lombardia la Ru486 viene al momento somministrata nelle strutture ospedaliere. Inizialmente c'era l'obbligo di eseguirla in regime di ricovero, e quindi con una notte da trascorrere in ospedale. Dal 2018 invece viene eseguita in day hospital e questo spiega l'incremento dell'utilizzo. Fanno sapere dalla Regione sono obiettori il 60% dei ginecologi e il 40% degli anestesisti. In Lombardia «in questo momento un solo consultorio somministra la RU486 ed è quello di via Pace, a Milano, che è strettamente connesso con l'ospedale Mangiagalli e ha una forma organizzativa peculiarmente un po' diversa dagli altri»: la consigliera regionale del Pd Paola Bocci è tornata così a chiedere alla Regione di adeguare «lo standard di personale e di attrezzature dei suoi consultori per potere finalmente considerare la somministrazione dell'aborto farmacologico in queste sedi». «Non mi stupisce che anche l'Emilia-Romagna, dopo il Lazio, sia pronta a distribuire la RU486 nei consultori, perché in quelle due Regioni – ha osservato – questo tipo di servizi hanno una reputazione e vengono valorizzati. Soprattutto hanno tutte le carte in regola per poter provvedere a essere esecutivi e attuativi della disposizione del Ministro della Salute Speranza del 2021, perché in quelle regioni i consultori posseggono ecografi e personale in numero sufficiente. Da noi, in Lombardia, questo non succede perché in 15-20 anni abbiamo assistito al progressivo depauperamento e depotenziamento di questi presidi fondamentali sul territorio e del loro personale». 

Veneto

Lo scorso anno in Veneto sono state 1.455 le interruzioni di gravidanza effettuate con la somministrazione del Mifepristone, ossia la pillola Ru486, pari al 35,6% su un totale di 4.086. La somministrazione, spiegano i vertici della sanità regionale, segue le prescrizioni di legge: la donna ne fa richiesta al medico, e viene indirizzata verso le strutture sanitarie pubbliche (ospedali) dove la somministrazione della pillola avviene in sicurezza, sotto il controllo dei sanitari. Non è distribuita ai consultori, che nella regione sono oltre una quarantina. Negli ospedali veneti, sempre nel 2021, sono 252 i ginecologi obiettori di coscienza su un totale di 352, pari al 71,5%. Sono due i nosocomi con la totalità di medici obiettori, 5 a Vittorio Veneto (Treviso) e 2 a Trecenta (Treviso); per quanto riguarda le strutture più grandi, a Mestre (Venezia) gli obiettori sono 19 su 20, 16 su 18 a Vicenza, 16 su 22 a Padova, 20 su 26 a Verona Borgo Trento.

Friuli-Venezia-Giulia

In Friuli Venezia Giulia la pillola RU 486 viene distribuita secondo le linee guida ministeriali, nelle 9 strutture pubbliche che fanno interruzione volontaria di gravidanza. Il farmaco viene somministrato in regime di ricovero ordinario, diurno e di day service. Lo rende noto la Regione. Nel 2021 i ginecologi obiettori di coscienza in Fvg erano il 49,59% (50,9% nel 2020); gli anestesisti il 10,7% (21,4% nel 2020) e i professionisti sanitari il 23,28% (24,4%)

Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna si registra un ricorso sempre maggiore alla pillola abortiva RU486 rispetto all'intervento chirurgico per le interruzioni volontarie di gravidanza: su 3.505 aborti, lo scorso anno il 62% in regione è stato effettuato col trattamento farmacologico. Sono dati forniti dalla Regione in vista della prossima distribuzione della Ru486 anche nei consultori del territorio: si inizia a Parma ai primi di ottobre, poi nelle settimane e mesi successivi sarà la volta di Modena e Carpi, Romagna (Ravenna e Cattolica) e Bologna. Si tratta di una possibilità in più per le donne che ricorrono all'interruzione volontaria di gravidanza col trattamento farmacologico. Tra le condizioni per poter effettuare in consultorio l'Ivg con trattamento farmacologico ci sono: la maggiore età della donna, il certificato rilasciato dal medico e firmato dalla donna, il consenso informato e la gravidanza con datazione ecografica inferiore o uguale a 49 giorni. Le Ivg farmacologiche entro il 63/mo giorno di età gestazionale saranno invece eseguite nei presidi ospedalieri. Non tutti i consultori possono essere utilizzati per la somministrazione della Ru486, per garantire alle donne la massima sicurezza nell'assistenza, per cui la Regione ha definito un protocollo sperimentale. Tra i requisiti delle strutture c'è quello di una distanza ravvicinata (entro 30 minuti) da un presidio ospedaliero.

Liguria

In Liguria, le procedure di distribuzione della Ru486 nel 2021 sono state 1.735, in aumento rispetto all'anno precedente: nel 2020 erano state 1.331. Lo comunica Alisa, l'azienda ligure sanitaria. Nel primo quadrimestre del 2022 le procedure sono state 655. La somministrazione viene effettuata in ambienti ospedalieri e strutture assimilate. Secondo i dati forniti da Alisa, a livello regionale il personale è sufficiente ad assicurare il servizio e il numero di obiettori è inferiore alla media nazionale: i medici obiettori sono il 52% contro una percentuale nazionale del 64,4% mentre gli anestesisti obiettori sono il 32,8% contro una percentuale nazionale che si attesta al 44,6%.

Toscana 

Nella regione, l'interruzione volontaria di gravidanza è praticata in 27 strutture pubbliche, i ginecologi obiettori sono il 52,6% (dato 2021, ultimo disponibile). La percentuale, spiega la Regione Toscana, non crea però problemi nell'applicazione delle legge 194: nel 2021 si contano meno di una interruzione volontaria di gravidanza a settimana per ginecologo (0,66 il dato esatto), che è un carico inferiore rispetto alla media nazionale (una interruzione a settimana per ginecologo). Su 4284 interruzioni volontarie di gravidanza praticate nel 2021, il 56,9% è stato fatto con aborto farmacologico: in alcuni presidi si raggiungono punte dell'80%. Dai consultori autorizzati, spiega ancora l'Asl Toscana centro, vengono somministrati anche la pillola del giorno dopo e i condom. La pillola del giorno dopo è dispensata dalle farmacie dell'ospedale passando prima dalla prescrizione del consultorio. La Ru486, infine, viene somministrata anche dai pronto soccorso ma è raccomandato di rivolgersi ai consultori

Marche

La pillola abortiva Ru486 viene somministrata nelle Marche dal 2018 presso strutture sanitarie (non tutte però), ma non presso i consultori. O meglio, precisano fonti della Regione, "il percorso comincia nel consultori, ma viene poi trasferito presso le strutture ospedaliere, dove la Ru486 viene somministrata in regime di day hospital, per poi tornare al consultorio". Nel 2020, gli obiettori di coscienza nelle Marche rappresentavano il 70% dei ginecologi, il 42,6% degli anestesisti e il 22,5% del personale non medico. In quell'anno la percentuale di medici obiettori nelle Marche era cresciuta rispetto al 2019, superando la media nazionale, che era 64,6%. Il caso Marche è salito sulla ribalta nazionale poco più di un mese fa, grazie ad una storia su Instagram di Chiara Ferragni, che aveva denunciato la difficoltà ad abortire nella regione, governata dal centrodestra. Sempre le Marche erano finite al centro di polemiche nel gennaio 2021, con l'annuncio che la Regione avrebbe seguito l'esempio dell'Umbria, non dando corso alle linee guida ministeriali sulla somministrazione della pillola abortiva nei consultori. Nel primo trimestre 2022, nelle Marche sono state effettuate 210 interruzioni volontarie di gravidanza, di cui 16 con metodica farmacologica, secondo dati forniti della Regione. L'assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini spiega che in alcuni territori «è impossibile applicare la legge 194 e rispettare un diritto riconosciuto alle donne, così abbiamo fatto delle convenzioni con strutture private»

Lazio 

«Il Lazio è stata la prima Regione italiana a consentire l'utilizzo gratuito ed in sicurezza della RU486 in regime ambulatoriale ed anche a domicilio (possibile fino alla 7 settimana). Il protocollo operativo validato scientificamente è stato pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio il 26 gennaio 2021. Finora è stato un percorso di grande sicurezza, senza alcuna complicazione e siamo gli unici a livello nazionale a consentire la somministrazione della RU486 anche a domicilio, lì dove accertate le condizioni di sicurezza». Lo dichiara l'Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato. La decisione di poter praticare l’aborto anche a domicilio è stata una decisione molto discussa nella giornata di oggi, ma come spiega Silvana Agatone, presidente della Libera asociazione italiana ginecologi per l’applicazione, «in Francia è una prassi che va avanti da 20 anni. A frenare sono solo le barriere culturali». Un report stilato dall’associazione femminista ‘Non una di Meno’ constatava come al settembre 2021 il dato sui ginecologi obiettori di coscienza fosse più alto del dato nazionale (66%). 

Abruzzo

Con una nota del 2021 la Regione Abruzzo aveva raccomandato la somministrazione della Ru486 in ambito ospedaliero e non consultoriale, a maggior tutela delle pazienti in caso di effetti avversi che nei consultori potrebbero non essere trattati adeguatamente. Per quanto riguarda gli obiettori di coscienza nella Asl di Pescara sono oltre 90 per cento mentre per le interruzioni di gravidanza c'è un'unità operativa specificamente dedicata alle Ivg a Penne. A Teramo gli obiettori arrivano all'80%, mentre a Chieti gli obiettori sono oltre il 90%. Le interruzioni si fanno all'ospedale Lanciano. Per l'Aquila le interruzioni si effettuano all'Aquila e Avezzano. La media degli obiettori nella Asl è del 75 per cento. Nel febbraio 2021 'sotto la forma di "forte raccomandazione alle Asl regionali", l'Abruzzo aveva inviato una circolare «affinchè l'interruzione farmacologica di gravidanza con utilizzo di mefipristone e prostaglandine (Ru 486) fosse effettuata preferibilmente in ambito ospedaliero e non presso i consultori familiari". La disposizione era stata firmata dall'assessore alla Sanità Nicoletta Veri' e del Dg della Sanità Claudio D'Amario. Tra i motivi addotti c'era la necessità di dare «indicazioni terapeutiche dei prodotti utilizzati».

Basilicata

In Basilicata, dove l'80 per cento dei ginecologi sono obiettori di coscienza, la pillola Ru486 viene distribuita solo al San Carlo di Potenza, l'ospedale più importante della regione. Non viene invece distribuita nei consultori. 

Molise

In Molise, anche per le autrici del libro Mai Dati, Chiara Lalli e Sonia Montegiovi, è stato difficile reperire i dati. Al 2021 gli unici 2 non obiettori di coscienza sui 27 ginecologi totali si trovavano all’ospedale Cardarelli di Campobasso. Di questi due uno lavorava a tempo pieno, l’altro parzialmente. 

Calabria

In Calabria tutti i principali ospedali di tutte le cinque aziende sanitarie provinciali e delle quattro aziende ospedaliere praticano, seguendo le indicazioni date dalla legislazione nazionale, sia l'aborto chirurgico sia quello con la pillola RU486. Nel 2021 in Regione sono state praticate 1.334 interruzioni volontarie di gravidanza. La pillola RU486 viene distribuita negli ospedali e nei consultori della Provincia di Cosenza, dove però più del 90% dei ginecologi sono obiettori. A fronte di un dato regionale che si attestava sopra al 70% nel giugno scorso. 

Puglia

La pillola Ru486 è distribuita e usata in Puglia da 11 anni. Il Policlinico di Bari è stato il primo ospedale italiano a somministrare la pillola nel marzo del 2010 ad una ragazza di 25 anni. Attualmente in provincia di Bari viene utilizzata negli ospedali San Paolo e Di Venere-Triggiano, ma a breve sarà disponibile anche nelle strutture di Monopoli, Corato e Altamura. Viene somministrata soltanto in strutture ospedaliere e non a domicilio. Secondo gli ultimi dati ministeriali, in Puglia l'81% dei ginecologi è obiettore di coscienza. L'Asl Bari ha attivato un servizio di messaggistica istantanea per garantire una assistenza tempestiva alle donne che necessitano di un supporto per casi di contraccezione d'urgenza e altre problematiche legate alla sessualità. 

Sicilia

L'uso della pillola Ru486 per l'interruzione farmacologica della gravidanza in Sicilia è previsto soltanto in ricovero ordinario negli ospedali. Il farmaco è somministrato da molti anni, ma esclusivamente in reparti di Ostetricia e ginecologia, è spiegato, per un controllo della salute della paziente anche dopo l'assunzione delle due compresse previste dalla terapia, a 48 ore di distanza tra loro, e per gli effetti collaterali che potrebbero causare. Un coinvolgimento dei consultori nella somministrazione della pillola Ru486 fa parte di un piano allo studio della dirigenza dell'assessorato della Salute. In Sicilia è molto alta la percentuale di medici obiettori di coscienza, ma non c'è un dato ufficiale. L'assessorato regionale della Salute nei giorni scorsi ha chiesto, su questo, un report aggiornato alle aziende ospedaliere dell'isola.

Sardegna 

Interruzioni di gravidanza in calo in Sardegna, ma quasi il 50% degli anestesisti che dovrebbero assistere quando viene eseguito l'intervento chirurgico, sono obiettori di coscienza rispetto alla media nazionale del 44,6%. Dati invertiti per quanto riguarda i ginecologi: in Italia la media è del 64,4%, nell'Isola si arriva al 55,6%, ossia più di uno su due. Il quadro emerge dall'ultimo report ministeriale sulle donne che in Italia hanno volontariamente interrotto una gravidanza che, comunque sono in calo. Un fatto questo che sembra dovuto essenzialmente all'utilizzo della pillola di 5 giorni dopo, che dall'ottobre 2020 non richiede più la prescrizione medica. Diverso è per la RU486, ossia il metodo farmacologico per l'interruzione volontaria di gravidanza, che può essere utilizzata solo in regime di ricovero ma anche in altre strutture attraverso un percorso controllato. Rispetto a questa indicazione la Sardegna si è adeguata a suo tempo ma non ha definito l'indicazione che possa essere anche somministrata a domicilio, pur non escludendolo. 






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