Due intossicati dal monossido di carbonio a San Floriano del Collio: ecco cosa è successo
SAN FLORIANO Una stufa a legna malfunzionante o difettosa. Pare essere questa la causa dell’intossicazione di due persone residenti a San Floriano del Collio, in località Scedina. Si tratta di una coppia, rispettivamente di 74 e 58 anni.
L’allarme è stato lanciato nelle prime ore di giovedì. Intorno alle 5, la Sores (Struttura operativa regionale emergenza sanitaria), dopo una richiesta d’aiuto, ha coordinato il soccorso per l’emergenza giunta dalla frazione del Comune retto dal sindaco Franca Padovan. «Per cause che sono ancora in fase di accertamento» fanno sapere i vigili del fuoco del comando dei vigili fuoco che hanno concentrato la loro attenzione su una stufa a legna, i due inquilini sono rimasti intossicati, all’interno della propria abitazione, dopo aver respirato monossido di carbonio. La tempestività dell’intervento ha fatto sì che si evitassero guai peggiori.
La coppia (le iniziali sono N.L. e F.L.) è stata soccorsa nell’immediatezza dall’equipaggio di una ambulanza della Croce verde goriziana. I due, una volta che sono stati stabilizzati, sono stati trasportati con l’ambulanza all’ospedale San Giovanni di Dio dove sono rimasti per l’intera mattinata con l’obiettivo di trasportarli, poche ore dopo, alla camera iperbarica del nosocomio di Cattinara di Trieste. Le loro condizioni? Non sono in pericolo di vita, fortunatamente. Il rientro del mezzo di soccorso nel nosocomio è in codice giallo della scala del triage: le due persone sono in condizioni serie ma, a quanto trapela, sulla via del recupero. Sul posto anche le forze dell’ordine e i vigili del fuoco, con questi ultimi che hanno provveduto a mettere in sicurezza l’abitazione, arieggiando accuratamente tutte le stanze.
È stata una circostanza fortunata a far sì che le cose non evolvessero per il peggio. I due, ogni giorno, si alzano molto presto per esigenze lavorative. Giovedì mattina, attorno alle cinque, si sono svegliati e hanno avvertito strani sintomi, quelli classici di un’intossicazione (mal di testa, vertigini, debolezza, nausea, vomito, dolori al petto e stato confusionale). Sono stati loro a chiamare i soccorsi e ciò è stato fondamentale.
Il monossido di carbonio - spiega la Croce verde goriziana - impedisce al sangue di trasportare l’ossigeno e, di conseguenza, i tessuti dell’organismo non ne ricevono a sufficienza. Piccole quantità non sono, di solito, pericolose ma se i livelli di monossido di carbonio nel sangue sono troppo alti, si verifica l’avvelenamento.
Perché il ricorso alla camera iperbarica? Va detto che, quasi sempre, il protocollo prevede due trattamenti di “ossigenoterapia iperbarica”, ma può essere modificato in base alle condizioni del paziente o dei pazienti, previa valutazione del medico. Spesso il valore della carbossiemoglobina rientra già dopo la prima seduta, ma la seconda camera iperbarica è fondamentale per evitare la “sindrome post-intervallare” perché, a distanza di 4-40 giorni dall’evento acuto, possono manifestarsi deficit neurologici, che in alcuni casi permangono in modo definitivo.
