A Trieste aperta la mostra per vivere l’esperienza del terremoto e imparare a gestirne gli effetti
TRIESTE Ci si può mettere un caschetto in testa e provare, in totale sicurezza, l’esperienza di un terremoto, per capire, almeno in parte, che effetto fa. Ci sono infatti anche due simulatori sismici, progettati per riprodurre delle scosse, all’interno della mostra itinerante “Terremoti d’Italia”, e sicuramente sarà questa la parte più accattivante, soprattutto per bambini e ragazzi.
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L’esposizione, ideata dal Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, è stata portata a Trieste dall’Università, grazie a una collaborazione con la Protezione civile nazionale e regionale, il Comune, l’Ogs, Lares Italia (Unione nazionale laureati esperti in protezione civile) e Immaginario scientifico.
Inaugurata ieri alla presenza delle autorità e dei referenti scientifici, è visitabile gratuitamente fino all’8 ottobre, negli spazi del Trieste Convention Center in Porto Vecchio - Hall 27. La mostra offre la possibilità di osservare da vicino documenti, foto, strumenti, filmati e i due simulatori sismici, per capire cos’è il terremoto e cosa si può fare per ridurne gli effetti. L’obiettivo, infatti, è coniugare passato, presente e futuro, raccontando la storia dei terremoti che hanno devastato il nostro Paese, a partire da quello del Friuli nel 1976, ma senza fermarsi alla sola memoria. «L’obiettivo è rafforzare la consapevolezza del rischio sismico, per gestirlo al meglio, perché tale rischio è parte della fragilità infrastrutturale italiana. I terremoti ci sono stati e purtroppo ci saranno ancora: non possiamo evitarli, ma dobbiamo imparare ad affrontarli al meglio», ha spiegato il Capo del Dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio, giunto ieri a Trieste per visitare la mostra in Porto Vecchio e poi partecipare alla sua presentazione nel palazzo della Regione, assieme al presidente Massimiliano Fedriga, al vicepresidente con delega alla Protezione civile Riccardo Riccardi, al rettore dell’Università di Trieste Roberto Di Lenarda, il direttore del Centro di ricerche sismologiche di Ogs Stefano Parolai e il docente di Geofisica dell’ateneo triestino Giovanni Costa.
“Terremoti d’Italia” invita a conoscere da vicino uno dei rischi naturali che più interessano il nostro Paese: il rischio sismico. Solo nel secolo scorso, in Italia, sono stati ben 60 i terremoti che hanno provocato danni gravi. Venti di questi hanno avuto effetti distruttivi tali da causare la morte di 120 mila persone, oltre che la devastazione di interi centri urbani e la paralisi delle attività produttive nelle aree colpite. Quasi la metà del nostro Paese è soggetta a elevata pericolosità sismica.
Il percorso espositivo punta a stimolare i cittadini, in particolare i più giovani, a un ruolo attivo nel campo della prevenzione. A guidare i visitatori saranno i volontari della Protezione civile dell’associazione Lares Italia, accompagnandoli attraverso diverse aree: si parte dalla conoscenza del fenomeno fisico e dagli strumenti utilizzati per misurarne la forza, per passare poi alla storia e alla pericolosità sismica del nostro Paese, per affrontare i temi della vulnerabilità delle città e delle costruzioni, degli accorgimenti per rendere più sicura la propria abitazione, dei comportamenti da adottare prima, durante e dopo situazioni di rischio, arrivando poi ai due spettacolari simulatori sismici.
Il numero uno della Protezione civile Curcio ieri ha elogiato la Protezione civile del Friuli Venezia Giulia, «un sistema che funziona e che si è sempre saputo mettere a disposizione a livello nazionale, dando supporto in altre aree del Paese, laddove necessario». Un impegno sottolineato anche dal vicegovernatore Riccardi, che ha ricordato il lavoro delle squadre Fvg in questi giorni nelle Marche, dopo la terribile alluvione.
«Quello proprio della Protezione civile è diventato oggi uno stile di vita: non solo attività in emergenza, ma lavoro continuo sul fronte della prevenzione. Se non ci fossimo preparati con costanza negli anni, investendo in formazione, risorse umane, tecnologia e attrezzature, con costante aggiornamento, seguendo la grande lezione di Giuseppe Zamberletti, non avremmo potuto far fronte in maniera puntuale e appropriata a tutte le situazioni di criticità che si sono presentate una di seguito all’altra», le parole del governatore Fedriga e del vicepresidente Riccardi.
Secondo il rettore Di Lenarda, che ha ricordato la sua personale esperienza con il sisma del ’76 in Friuli, «dietro a tragedie come queste si è sviluppata una grande sensibilità, forza di governo e capacità organizzativa che rendono la Protezione civile nazionale e regionale una delle migliori al mondo. A renderle così forti c’è anche la capacità di ricerca, e in tal senso ricordo la collaborazione storica con l’Università». Stefano Parolai di Ogs ha sottolineato l’importanza di questa mostra per veicolare conoscenza e consapevolezza sul rischio sismico. Giovanni Costa, dell’Università di Trieste, si è invece soffermato sulla collaborazione tra ateneo e Protezione civile, «fondamentale per la trasmissione di dati e informazioni sia per il monitoraggio per la gestione dell’emergenza».
