Giovani e mal pagati: oggi a Pavia baristi e camerieri in piazza contro lo sfruttamento. Le voci e le esperienze
Pavia. Consegnano pizze, servono i tavoli e preparano caffè. Spesso sono giovani con poche tutele, garanzie intermittenti e pagamenti in nero. In città potrebbero essere più di un migliaio e venerdì, all’ora dell’aperitivo (le 19), si muoveranno in corteo lungo Strada Nuova partendo dalla zona del ponte coperto: «Lo facciamo perché non siamo disposti ad accettare lavori pagati male e senza tutele, vogliamo che i clienti lo sappiano. Sfileremo in mezzo a ragazzi e ragazze che lavorano per 3-6 euro l'ora con responsabilità non incluse nei contratti, spesso non rispettati o del tutto assenti». Lo dice Beatrice Oliva, presidente del circolo Arci Radio Aut Pavia. L’associazione, il cui nome richiama l’emittente fondata da Peppino Impastato ha organizzato la manifestazione per dare voce ai tanti sfruttati che lavorano nella ristorazione, nei servizi e nelle consegne, che chiedono meno precariato, più diritti e tutele.
Giovani lavoratori
Contro la retorica di alcuni imprenditori (che in diverse occasioni hanno lamentato carenze di personale nei mesi estivi e una presunta poca voglia di lavorare dei giovani) gli attivisti e i lavorati della città oppongono la loro versione: «Molti ristoratori hanno attaccato i giovani dicendo che, per colpa del reddito di cittadinanza, non voglio più lavorare. La verità è che i lavoratori non mancano, ma non sono più disposti a farlo per una miseria». Stimarne il numero non è semplice: il lavoro irregolare incide per il 4 per cento del Pil del 2019 secondo Istat, e in città i giovani con scarse tutele sarebbero circa un migliaio secondo Radio Aut. «Ma a Pavia la situazione è fuori controllo – prosegue Oliva – una città universitaria abitata da oltre ventimila studenti, spesso alla prima esperienza, con un ricambio continuo di braccia da sfruttare e pochi margini di contrattazione, con almeno un migliaio di persone coinvolte in questo meccanismo. Lo facciamo per le paghe migliori, contro gli oligopoli che attanagliano questa città».
Il corteo
La manifestazione prenderà il via dalla parte bassa di Strada Nuova verso il ponte coperto, ed è la prima organizzata per dare voce alle rivendicazioni dei tanti giovani lavoratori della città. Nasce dall’idea di Radio Aut insieme al sindacato Usb, sigla che qualche mese fa ha organizzato una manifestazione analoga nella località turistica di Forte dei Marmi, con gli stessi intenti.
Le voci
- «Manifesto perchè non voglio più subire
«Come lavoratore ho dei diritti e voglio che vengano rispettati». Giacomo Rozza, 24 anni, è stanco di ricevere mancette al posto di un vero riconoscimento dei suoi servizi. «Ho cominciato a lavorare nel catering – racconta – in teoria ero sotto contratto a chiamata, in pratica lavoravo come impiegato ma ricevendo i soldi contanti a fine turno. Di contributi nemmeno a parlarne. Mi sono trovato a fare da caposala con responsabilità che non rientravano nei miei compiti. Poi ho lavorato nei ristoranti per 20-30 euro a serata, cinque giorni su sette, Escluse le mance, sono circa 400 euro al mese. La cena di una coppia faceva il mio stipendio di un giorno di lavoro eppure la mia paga era quella». La sua è una battaglia per ottenere condizioni di lavoro più eque: «Non è pensabile che la gente lavori se non viene pagata in modo corretto, eppure c’è gente che ha bisogno di quei quattro soldi in tasca. Dobbiamo rompere questo meccanismo, per questo sarò in piazza stasera».
- «Questo lavoro è peggiore se sei donna»
«Ho cominciato a lavorare in un bar nel 2014, ovviamente in nero. Il mio datore di lavoro mi ha lasciata a casa da un giorno all’altro». Laura Moreno, italoargentina di 31 anni, ha studiato Lingue all’Università di Pavia e durante il suo percorso di formazione ha sempre lavorato. «Non avevo esperienza né contratto, e il mio datore di lavoro si sentiva in diritto di urlati contro. Se sei donna è pure peggio, perché ci sono clienti che ritengono normale allungare le mani in certi casi. La mia seconda esperienza è stata come cameriera in un noto ristorante della città: eravamo tutti irregolari. Poi ho cambiato ristorante e ho avuto il contratto, comunque mai rispettato in termini di ore». Per questo ha deciso di essere in piazza stasera: «Dicono che i giovani non vogliono lavorare ma spesso in molti casi si cela lo sfruttamento. Così ho deciso di tornare in Argentina: quello che ho guadagnato non mi permette di mantenermi da sola».
- Cinque euro l'ora per consegnare le pizze
«Fino ad agosto ho consegnato pizze d’asporto: 5 euro all’ora, in contanti, a fine turno e senza conteggiare le ore in cui si rimaneva a pulire dopo la chiusura». Paola Caretti è una studentessa fuorisede prossima alla laurea. Come tanti della sua età, cerca di pesare meno sulla famiglia affiancando allo studio un lavoro senza tutele. «Il proprietario – aggiunge – parlava di un contratto che però non è mai arrivato. Nel week end si sforava spesso l’orario di chiusura e non ci veniva riconosciuto un compenso per questo, senza contare i commenti non richiesti che ho ricevuto perché donna. Poi mi sono licenziata perché, senza diritti, non avevo nemmeno doveri da rispettare». E così anche lei prenderà parte al corteo di questa sera: «Voglio interromperere questo circolo di sfruttamento. Non è possibile che in molti casi si faccia leva sulla nostra condizione di studenti per non metterci in regola e in condizioni di lavoro eque. Inammissibile che accada in una città universitaria».
