Per la Croce rossa di Ivrea tanti progetti: «Ci servirebbe un magazzino»
IVREA
Ultimi giorni d’estate e tempo di bilanci e programmi per il Comitato di Ivrea della Croce rossa italiana. «Nulla di particolare va segnalato dal punto di vista del soccorso: oggi riuscire a fare l’ordinario è straordinario», chiarisce il presidente Andrea Maccioni. Ma la Cri fa molto. «Continuare a garantire la fornitura di beni alle famiglie bisognose e tutti i servizi di trasporto, sia in convenzione Asl che privati, nonostante le ferie dei volontari è veramente qualcosa di eccezionale», continua. Il presidente fa il punto: «Abbiamo proseguito ad occuparci di persone che già abitualmente seguiamo per le loro necessità socio-assistenziali. Non abbiamo chiuso per continuare a garantire proprio queste forme di assistenza ed essere attivi nella divulgazione delle campagne promosse da Croce rossa sulla prevenzione dei disagi causati dalle alte temperature». Svariati volontari sono andati in località turistiche per coprire assenze o per coadiuvare il personale in loco. «Sono scambi abituali - spiega - che divengono più intensi nel periodo delle ferie, quando aumenta il numero di turisti e gli organici devono gestire un’accresciuta mole di lavoro».
A Ivrea persiste una carenza di volontari. «Mancano in particolare durante l’orario diurno infrasettimanale e soprattutto per i servizi di ambulanza e per questo, a settembre, partirà un nuovo corso. Per il futuro desideriamo solamente riuscire a continuare a garantire i servizi mantenendo questo ritmo». «Ci piacerebbe trovare un magazzino per poter riporre i beni raccolti che poi doniamo alle persone bisognose: mobili, stoviglie e anche generi di prima necessità che, al momento, non sappiamo dove ricoverare. Crediamo nei benefici di un’economia circolare capace di dare una seconda vita agli oggetti».
Il comitato di Ivrea, in collaborazione con alcuni istituti comprensivi del territorio, porta già avanti un progetto per rigenerare computer usati e donarli ai ragazzi in difficoltà ad acquistarli. «Nel 2023 – conclude – ci piacerebbe anche tenere corsi, rivolti alla popolazione, di diritto internazionale umanitario e sulle possibilità di raggiungere una qualità di vita migliore della nostra società. Miriamo a recuperare il tempo perso durante il Covid curando l’aspetto sociale del nostro lavoro». —
