Sanitario aggredito al Maggiore a Trieste, i sindacati: chi lavora va difeso
TRIESTE. «Un intervento, forte, da parte della Direzione Asugi. O, in alternativa, un canale diretto con le forze dell’ordine, per tutelare gli operatori in servizio nei reparti più a rischio». Fials, Cgil, Cisl e Nursind chiedono aiuto alle istituzioni dopo «l’ennesimo caso di aggressione» a un sanitario che stava prestando la propria opera nel Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’Azienda sanitaria universitaria Giuliano- Isontina, presso il Pronto soccorso del Maggiore.
«Si tratta – spiegano Fabio Pototschnig, segretario regionale Fials, Francesca Fratianni, della Fp Cgil, e Romina Dazzara e Giorgio Iurkic, della Cisl Fp – di un’aggressione grave in quanto l’operatore, colpito anche con un ceffone al volto, ha dovuto ricorrere alle cure del personale del Pronto soccorso, che gli ha applicato quattro punti di sutura a una mano e gli ha certificato 10 giorni di prognosi. Nonostante le nostre numerose segnalazioni ben poco, o meglio niente, è stato fatto per consentire al personale dedicato, tra l’altro sotto organico, di poter lavorare in sicurezza». Pototschnig sottolinea che «purtroppo il personale non sporge denuncia e quindi non ci sono dati certi. Spesso quando i saitari subiscono aggressioni verbali o fisiche si rivolgono ai sindacati perché sono sfiduciati, basti pensare che anche quando inoltriamo noi le segnalazioni dei fatti accaduti non otteniamo risposte. Abbiamo chiesto interventi organizzativi e strutturali, finalizzati ad aumentare la sicurezza operativa del personale e degli altri utenti che si trovano nei locali nei momenti critici. È nostra intenzione chiedere un incontro congiunto ad Asugi e Questura per cercare di concordare dei protocolli operativi che possano garantire in tempi rapidi l’intervento delle forze dell’ordine, nei momenti nei quali il personale sanitario si trova in difficoltà».
«Nel reparto – evidenzia Fratianni – passano persone che hanno bisogno di cure mediche ma che spesso hanno comportamenti aggressivi. Di recente un ospite ha dato fuoco alle coperte, creando un concreto pericolo non solo a chi stava lavorando, ma anche alle altre persone ricoverate». «Come sigla condanniamo questi episodi di violenza», rimarca a sua volta Dazzara: «Alla mancanza di personale in ospedale, inoltre, si aggiunge quella del territorio, che sta soffrendo del depauperamento della forza lavoro e questo crea un profondo disagio nei dipendenti e nelle persone seguite da strutture il cui ruolo è particolarmente delicato, fondamentale per la continuità rispetto alla presa in carico»
