Camellini, presentato il ricorso per il mantovano: unica accusatrice l’ex moglie keniota
GOITO. Presentato il ricorso contro la condanna all’ergastolo di Paolo Camellini, il 50enne imbianchino di Goito arrestato in Kenya lo scorso 16 febbraio con l’accusa di violenza sessuale su un bimbo di 3 anni, adottato dall’ex moglie keniana Brenda.
Per il legale che ha presentato l’appello, Isaac Okero, influente avvocato, laureato a Buckingham in Inghilterra e che è stato presidente nazionale della Law Society of Kenya sino al 2018, la vera battaglia giudiziaria inizierà a breve, con il tentativo di convincere il giudice dell’appello della gravità delle lacune della sentenza di primo grado, basata unicamente sulle accuse presentate dall’ex moglie.
I rapporti di Camellini con il Kenya risalgono ad una quindicina di anni fa quando l’imbianchino raggiunge per la prima volta il Paese africano per dipingere la casa di un amico. Resta folgorato dai luoghi e da lì in avanti vi tornerà tutti gli anni per fare le ferie. Conosce una prima compagna, che oggi sostiene la sua innocenza, poi una seconda, Brenda, che sposerà 13 anni fa a Goito.
La coppia non avrà figli. Sei anni fa il matrimonio diviene legale anche in Kenya ma dopo pochi anni interviene la separazione. Brenda torna in Kenya e qui adotta un bimbo, che lo scorso dicembre porta in Italia per farlo conoscere all’ex marito.
Dopo pochi mesi è Camellini che va in Kenya, a Kisumo, la terza località del Paese dove vive l’ex moglie che lui continua, nonostante la separazione, ad aiutare. Ma qui, dopo pochi giorni, per lui inizia l’incubo. L’arresto per un reato pesante, la presunta violenza sul figlio adottivo di Brenda. E proprio dall’ex moglie arriva l’accusa che i famigliari di Camellini ritengono sia in sostanza un complotto ordito dalla ex consorte per vendetta o per estorcere denaro e che forse potrebbe essere sfuggito di mano.
«L’imputazione è stata formulata sulla base delle dichiarazioni di testimoni dell’accusa, tra cui la principale è Brenda. Il bambino non ha testimoniato affatto – spiega, raggiunto telefonicamente, l’avvocato in Kenya –. E nemmeno è stata fatta la prova del Dna».
Dichiarazioni verbali che il giudice del tribunale di Kisumu, Chrispine Oruo, ha giudicato attendibili stabilendo che Camellini, il quale ha sempre negato l’accusa, sia detenuto «a vita» nel carcere di massima sicurezza di Kodiaga.
In Kenya, dove vige l’ordinamento giudiziario anglosassone, in attesa del processo si può uscire di prigione su cauzione. Camellini ha già usato questa possibilità dopo l’arresto di febbraio, rimanendo in Kenya al proprio domicilio, ma con la libertà di incontrare persone ed avere contatti, anche telefonici , sino a quando si è tenuta l’udienza di primo grado. Ora questo accadrà anche in questa seconda fase? «Presenteremo una domanda di ammissione alla libertà vigilata – spiega l’avvocato Okero –. Questa è concessa dal giudice nell’esercizio della propria discrezionalità, i cui termini possono, se formulati, comprendere un pagamento in contanti o l’obbligo di fideiussione da presentare alla corte assicurando la sua presenza e disponibilità. Probabilmente non potrà lasciare il Kenya prima che l’appello sia deciso».
Quando sarà presentata la domanda di ammissione alla libertà vigilata? «Il ricorso può essere presentato al giudice solo quando il verbale degli atti del dibattimento è stato messo a sua disposizione – conclude Okero – perché con questo atto possiamo dimostrare al giudice la forza del nostro ricorso, evidenziando, agli atti, i gravi errori commessi dal tribunale di primo grado. Abbiamo richiesto la digitazione di questo documento, che altrimenti è scritto a mano dal magistrato. Prevedo che sarà pronto in circa 2-3 settimane».
