Mondiali giovanili di bridge, il sanvitese Gaiotti conquista il bronzo: «Vi spiego il mio segreto»
Una certa propensione al pensiero analitico, fantasia, creatività, un po’ di memoria e un affiatamento con il partner che è quasi una relazione matrimoniale: è il “bagaglio” minimo richiesto a un giocatore di bridge.
Se poi sei un campione come Alvaro Gaiotti, di San Vito al Tagliamento – è suo questo elenco di doti – immaginiamo che debba esserci anche qualcosa di più, ma oltre che bravo il ragazzo è modesto, pur avendo da poco portato il bridge pordenonese a farsi ancora una volta onore: c’era lui, bandiera dell’Associazione Bridge Pordenone, nella squadra italiana Under 26 che vinto il bronzo alla settima edizione dei mondiali giovanili di bridge Open, a Salsomaggiore.
Un grande risultato che si somma al prestigioso argento conquistato il mese scorso in Olanda agli Europei di categoria. Alvaro, Wbf World Master, vicecampione italiano a coppie e squadre Under 26 2022, gioca da otto anni e ha nel suo palmares, oltre a numerosi piazzamenti in competizioni nazionali e internazionali, il titolo mondiale a squadre Under 21 2016 e l’oro alle universiadi 2017, conquistati in coppia con Francesco Chiarandini (WBF WM), anche lui di San Vito al Tagliamento.
Ha 25 anni, studia scienze filosofiche all’università di Padova ed è prossimo alla laurea. Corre, è appassionato di libri, film, come qualsiasi ragazzo si diverte con gli amici e al momento è single.
Ma come è nata questa passione per il bridge, che nell’immaginario collettivo non sembrerebbe un gioco per ragazzi?
«Già da piccolo mi appassionavano i rompicapo, i puzzle, i giochi di logica e a dire la verità ho iniziato con gli scacchi. Poi ho imparato il poker e mio padre, che ha sempre giocato a carte (Walter Gaiotto, anche lui ottimo giocatore di bridge), quand’ero all’università mi ha proposto di fare un corso di bridge...».
Cosa l’affascina di questo gioco?
«Ogni mano è differente e quindi hai tante possibilità di scovare nuovi modi giocare. E poi la sfida rappresentata dal fatto che nel bridge ognuno ha informazioni diverse perché vede solo le proprie carte, non ha la situazione completa del gioco come per esempio accade con gli scacchi».
Saranno tanti i momenti di grande tensione, stanchezza. Come li affronta senza perdere la concentrazione?
«La competizione principe, a squadre, impegna due coppie dello stesso team contro altre due, normalmente si fanno da 8 a 16 board (smazzate), ai campionati significa giocare da sei a otto ore al giorno. Lo stress è tantissimo, al punto che a volte, quando mi siedo al tavolo mi accorgo di tremare.
Allora per calmarmi eseguo qualche esercizio di respirazione e ci metto un pizzico di scaramanzia, qualche gesto rituale per entrare in uno stato mentale in cui so di essere concentrato».
Alvaro e Francesco Chiarandini sono i fiori all’occhiello dell’Associazione Bridge Pordenone, di cui ricorre il 50º anniversario: il primo è istruttore, il secondo arbitro. Si potranno incontrare e conoscere allo stand dell’associazione nel corso della Giornata dello sport che il Comune di Pordenone organizza per il 3 e 4 settembre, o partecipando al corso di bridge che inizierà a fine settembre.
Per informazioni scrivere su whatsapp al 3516148430 o a bridge.pordenone@gmail.com —
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