Cerasa: «I populisti di destra così distanti da Zaia e Fedriga»
TRIESTE Li chiama «gli impostori». Coloro che a destra «hanno scelto di utilizzare il tema della difesa della libertà, diventando però nemici della libertà»: uno dei passaggi di “Le catene della destra” (Rizzoli), il nuovo libro di Claudio Cerasa con presentazione in anteprima a pordenonelegge il 16 settembre. Un’inchiesta appunto sulle catene «che impediscono alle destre nazionaliste e sovraniste di liberarsi dei loro vizi, degli estremismi, dei fantasmi del passato». Destre come «come quelle di Matteo Salvini e Giorgia Meloni e non di Massimiliano Fedriga e Luca Zaia», chiarisce il direttore de Il Foglio.
Perché parla di nemici della libertà?
L’unica libertà che difende una destra nazionalista e populista è quella di essere estremisti. In moltissimi campi: dall’immigrazione alla scienza, dall’economia alla guerra. Come disse Filippo Turati, “le libertà sono tutte solidali, non se ne offende una senza offenderle tutte”.
È un comportamento anche di altri populismi?
Riguarda populismi di ogni tipo. Ma in questa fase i populismi in ascesa si trovano a destra. Dopo di che, se in Italia una destra eventualmente al potere fosse in grado di spezzare le catene che la ancorano al passato, qualcosa potrebbe cambiare.
Verosimile?
Credo che, una volta al governo, la forza della realtà sarà superiore a quella della demagogia. Il sovranismo al potere dovrà decidere se seguire gli interessi dei follower o se mettersi al servizio dell’interesse nazionale.
Come si comprimono le libertà?
Con il complottismo. Quando si screditano i vaccini, si alimenta la xenofobia, si demonizza il mercato, si schiaffeggia l’Europa, si trasformano i competenti nei nemici del popolo. E ogni volta in cui il lessico cade nel “sì, ma”.
Un esempio?
“La Russia va condannata, ma l’Occidente ha le sue colpe”.
È un complottismo consapevole?
Assolutamente consapevole. È un complottismo radice della cultura politica della destra nazionalista. Una via di fuga semplice per evitare di affrontare i problemi reali e costruire grandi castelli di sabbia per identificare nemici immaginari. Anche in questo caso si usa uno specifico lessico: si parla di “dittatura”. Sanitaria, dell’Europa, dei burocrati, dei poteri forti. C’è sempre una presunta dittatura contro cui costruire finte battaglie di libertà.
Meloni che passa dal “vaccino a mia figlia neanche in catene” ai dubbi sui giurati di Sanremo che fanno vincere Mahmood è il premier perfetto per gli aficionados dal complottismo?
Lo è. È una strategia utile a deviare dai problemi reali, ma anche a offrire spiegazioni semplici, dando l’illusione agli elettori di essere vicini, e invece allontanandoli da quanto accade.
Tra i nemici immaginari ci sono anche, lei scrive, le multinazionali. Forse non è il caso però della Wärtsilä. Quello è un nemico vero?
Senza entrare nel merito di un caso che non conosco, ci possono essere naturalmente casi in cui le multinazionali si comportano in maniera realmente spregiudicata.
Come si sarebbero mossi Meloni e Salvini a inizio pandemia?
L’integrazione europea e la capacità dei singoli Stati nel trasformare la globalizzazione in virtù e non in vizio ha permesso la produzione e diffusione di un vaccino sicuro. Con la destra al potere ci sarebbe stato qualche problema in più. O comunque la destra avrebbe dovuto cambiare idea su molte cose.
E con Putin come si comporterà?
Dopo aver triangolato in maniera più che sospetta con il mondo putiniano, la destra è stata costretta a un pacifismo probabilmente finto. Bisogna capire quanto questo mutamento durerà e se durerà.
Che cos’hanno di diverso i leghisti che “funzionano”, Fedriga e Zaia?
Hanno scelto di considerare Europa e globalizzazione come alleati attraverso i quali costruire opportunità piuttosto che come nemici da cui difendersi.
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