Bimbo deriso in chat, maestre già in cattedra: mano leggera del provveditorato
PAVIA. Una “assoluzione” e due provvedimenti di sospensione, anche se per pochi giorni. È la conclusione del procedimento disciplinare per le tre maestre della Carducci finite nella bufera per una chat in cui erano comparsi insulti a un alunno di otto anni della scuola. Nelle conversazioni, scoperte dalla mamma del bambino da un computer rimasto acceso in classe, lo studente, fotografato anche mentre era in punizione fuori dall’aula, era definito “pirla” e “bambino di m...”. Una vicenda che ha suscitato parecchio clamore ma che alla fine si chiude, sul fronte disciplinare, con provvedimenti lievi, che non avranno effetti sul lavoro delle docenti: a settembre potranno tornare a scuola, anche se resta il dubbio sulla classe che sarà loro assegnata dalla dirigente.
L’Ufficio scolastico regionale e provinciale (il provvedimento è firmato dalla dirigente dell’ambito territoriale di Pavia Letizia Affatato, dalla legale Sara Punti e da Mariangela Martinotti) ha usato la mano leggera per due docenti, archiviando la posizione di una terza insegnante.
Posizioni diverse
Le tre maestre erano state sospese ad aprile in via cautelare, in attesa dell’esito del procedimento disciplinare. Procedimento che ora si è chiuso. I provvedimenti dell’Ufficio scolastico distinguono le tre posizioni, a partire dal diverso coinvolgimento nelle conversazioni su Whatsapp. Per una delle tre docenti, che nella chat non aveva rivolto insulti al bambino, l’ex Provveditorato non ha ravvisato illeciti professionali. «Nessuna delle frasi apparse sui giornali è stata pronunciata dalla mia assistita», si limita a dire il suo avvocato, Saverio Bertone.
Le sospensioni
Provvedimenti di sospensione, invece, anche se lievi, per le altre due maestre. Una è stata sospesa per due giorni per avere usato i social durante l’orario di lezione, l’altra per quattro giorni «per avere attuato mezzi di correzione non previsti dal regolamento di istituto» (il riferimento è alla punizione inflitta dal bambino, fatto uscire dall’aula), e «per avere fatto uso di foto non autorizzate», nello specifico la foto del bambino messo in castigo.
«La vicenda si è sgonfiata rispetto al clamore iniziale – commenta Simona Orlandi, l’avvocata che assiste la docente sospesa per due giorni –. Soprattutto, non è emerso nulla di discriminatorio verso il bambino». Per l’altra docente l’Ufficio scolastico ha contestato la punizione all’alunno, ma, spiega l’avvocato Bernardo Marino, «la mia assistita si riserva di costituirsi parte civile con richiesta di danni nel procedimento penale ancora pendente per accesso abusivo a un sistema informatico, essendo state sottratte, pubblicate e diffuse conversazioni altrui senza averne autorizzazione».
