Inchiesta Superbonus, domanda di cassa integrazione per i lavoratori di Casa Zero
TREVISO. Cassa integrazione per i lavoratori del Consorzio Casa Zero. La Fillea Cgil ha chiesto all’Inps l’attivazione della Cigo per i 138 dipendenti dell’azienda di Nervesa travolta dall’inchiesta della Finanza e della Procura su una presunta truffa ai danni dello Stato attraverso il Superbonus 110%.
Intanto però i titolari della società hanno scritto a clienti e fornitori provando a tranquillizzarli: «stiamo cercando nuovi partner e nuova liquidità, abbiamo riscontri positivi», hanno detto.
La partita Casa Zero si gioca in questa fase su due campi distinti ma vicini. Da una parte quella in Tribunale, che ha recentemente confermato il sequestro di 7 milioni di crediti e di 1,2 milioni di liquidità nei conti correnti della società.
Dall’altra quella delle 138 famiglie - che a prescindere dalle eventuali responsabili degli amministratori della società e dall’esito giudiziario - ora sono in difficoltà. Ad agosto non hanno ricevuto lo stipendio di luglio, e a settembre probabilmente andrà allo stesso modo.
«Chiediamo che le istituzioni, l’Inps in particolare, ci dia delle risposte», sono le parole di Massimiliano Piovesan, responsabile della Fillea Cgil di Treviso. «Abbiamo chiesto l’attivazione del Cigo, che potrebbe scattare il 1 di settembre, ma ci devono dire se è la tipologia di ammortizzatore sociale corretta», chiarisce Piovesan.
«Ferma restando l’importanza del lavoro della magistratura, che farà il suo corso, siamo preoccupati per le difficoltà dei lavoratori. Chiediamo maggiore attenzione alla vertenza. In alcuni casi sono in difficoltà interi nuclei familiari, con marito e moglie entrambi dipendenti del consorzio», aggiunge Piovesan.
Intanto, dopo che anche il tribunale del Riesame, ha respinto la richiesta di dissequestro - ora i legali di Alberto Botter, Simone Guglielmin e Alessandro Rampinelli si rivolgeranno alla Cassazione - l’azienda ha scritto nuovamente a clienti e fornitori per cercare di tranquillizzare e frenare l’emorragia innescata dalle numerose diffide ricevute.
«Proseguono le trattative per l’ingresso di nuova liquidità e di nuovi partner per la conclusione dei cantieri commissionati. Confidiamo di avere concrete manifestazioni dopo i riscontri positivi che, nonostante il periodo feriale, abbiamo comunque ricevuto. L’obiettivo della conclusione di tutte le iniziative avviate resta ancora abbondantemente raggiungibile vista la solidità della struttura aziendale e la sua capacità, già dimostrata in passato, di portare a termine nel più breve tempo possibile le installazioni per l’efficientamento energetico degli immobili», recita la nota firmata dal Consorzio.
«Nessuno stop può essere rappresentato dalla decisione presa dal tribunale di Treviso che ha respinto la richiesta di dissequestro con mere argomentazioni processuali senza entrare minimamente nel merito della controversia che ci vede additati del grave reato di truffa. La nostra posizione non è stata scalfita in alcun modo da questa decisione e la società continuerà a ribadire la correttezza del proprio operato in tutte le sedi giudiziarie, confidenti di non aver sottratto alcunché alle finalità dell’agevolazione», prosegue la nota di Casa Zero.
