Tornano in Ucraina gli orfani di Mariupol ospitati a Castellamonte
CASTELLAMONTE. È arrivato il momento dei saluti p er i bambini dell’orfanotrofio di Mariupol che erano ospiti dell’oratorio La Rotonda di Castellamonte e dell’associazione La memoria viva. Martedì 30 agosto i piccoli ucraini hanno lasciato la città della ceramica per far ritorno nella loro nazione, come loro stesso hanno chiesto, perché la «patria è la patria, è casa».
Dal 5 luglio al 30 agosto 23 ragazzi di Mariupol sono stati ospitati a Castellamonte grazie ad una rete di solidarietà senza precedenti, come ha raccontato Roberto Falletti di La memoria viva: «C’è stata una grande disponibilità nei confronti di questi ragazzi. Gli enti del territorio hanno messo a disposizione gratuitamente spazi, tempo e mezzi, a partire dal distaccamento regionale della Croce rossa che ha fornito un pullman da 54 posti per permettere agli ospiti di visitare la zona e fare tante attività differenti. La parrocchia e La memoria viva hanno ricevuto un grande sostegno, anche dal Comune di Castellamonte che ha fornito un contributo per i pasti di bambini e ragazzi. Ora riprenderemo con gli aiuti: ogni mese ci sarà un invio e sarà possibile continuare la raccolta come è stato fatto finora. Continueremo ad assistere l’orfanotrofio Arca a distanza, perché la loro volontà era quella di tornare a casa nonostante la situazione del loro paese. È giusto così, l’accoglienza non si può trasformare in una forzatura, altrimenti diventerebbe una sorta di deportazione, e per loro la barriera linguistica è un ostacolo difficile da superare. Saranno sempre i benvenuti qui da noi».
Il Canavese si è fatto in quattro per accogliere gli ucraini sin dallo scoppio della guerra e lo ha dimostrato anche in questa occasione: «Sono stati due mesi pieni di gioia, pace, tranquillità dopo la partenza da un posto terribile - racconta Denis, giovane ucraino di Castellamonte che da subito si è offerto come traduttore per il gruppo. - Mariupol è stata distrutta al 90%, ma in questo periodo il pensiero della guerra era lontano. I ragazzi hanno svolto tante attività, sono andati a Gardaland e a Dineyland Paris, al Sestriere e a visitare il Parco nazionale del Gran Paradiso e la residenza valdostana di Giovanni Paolo II, hanno anche fatto il volo dell’angelo a Frassinetto, visitato lo stadio della Juventus e i Musei Egizio e del Cinema a Torino. Hanno anche partecipato ad una festa per i bambini organizzata ad Ingria. Erano in Polonia dal 26 febbraio e ora torneranno prima a Cracovia per due giorni, dove avevano parte delle loro cose, per rientrare poi in Ucraina a Mucacevo, vicino al confine ungherese, dove tramite il Soccorso cristiano è stata affittata una casa per loro».
Sono stati mesi belli e intensi, ma la voglia di tornare a casa non è mai mancata, secondo la voce di Alex, 17 anni, che in patria studiava materie economiche, ma sogna di diventare un calciatore: «Ho passato tutto il tempo nel campetto dell’oratorio - traduce Denis per il diciassettenne. - Siamo fuggiti subito dopo lo scoppio della guerra, sentivamo i bombardamenti e un ponte su cui saremmo dovuti passare è stato fatto saltare proprio prima del nostro passaggio. Abbiamo visto tanti carri armati e non sappiamo dire quando finirà, ci auguriamo presto, ma ora la cosa importante è tornare a casa, perché la patria è sempre la patria», afferma convinto il giovane ucraino.
