Furti, degrado e vandalismi nell’ex ospedale dei goriziani
GORIZIA Sta diventando un problema. Un serio problema. Perché l’area è sterminata ed è quasi impossibile tenerla sotto controllo. Negli ultimi mesi, poi, la situazione dell’ex ospedale civile di via Vittorio Veneto, il “gigante vuoto”, è precipitata. Inesorabilmente. Le porte e le finestre chiuse e sprangate sembravano resistere ma è bastato che si aprisse il portone che si affaccia a via Toscolano per consentire ai vigili del fuoco di spegnere le fiamme nella palazzina della vecchia mensa, per “scoprire” cosa c’è, realmente, là dentro. E il sentimento che ha avvolto chiunque si è ritrovato, per lavoro, a varcare quel cancello arrugginito è di immenso scoramento.
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Distruzione e vandalismi
Il panorama è di distruzione e atti vandalici. Inoltre, anche il caratteristico edificio a croce di Lorena (che ospitò l’ospedale civile propriamente detto) è oggetto di intrusioni. Prova ne siano le finestre sfondate al pianoterra, nella parte posteriore. Evidentemente, più di qualcuno è entrato nello stabile e, anche sulla facciata rivolta verso via Vittorio Veneto, ci sono finestre aperte e vetrate in frantumi proprio sopra alla scritta “Ospedale civile” che resiste fieramente. Un colpo d’occhio sconsolante a pochi metri dal confine e dal nosocomio di Sempeter Vrtojba.
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Senza contare i furti che si sono susseguiti nel tempo. Basta sfogliare le pagine di cronaca locale degli anni passati per far riemergere (ad esempio) il fatto del 2012 quando un cormonese, già con diversi precedenti alle spalle, venne sorpreso mentre rubava bobine di rame per un peso di quasi un quintale: materiale asportato da un deposito di materiali di proprietà dell’Azienda sanitaria. Nel 2019 venne pizzicato un altro pregiudicato mentre tentava di portare via alcune barre di metallo dall’ex Civile. Poi, diversi incendi, fortunatamente di piccolo cabotaggio: oltre a quello dei giorni passati, la memoria corre al 2017 quando un mucchio di mobili e materassi, che erano accatastati all’esterno dell’ospedale, prese fuoco. Non vennero mai chiarite le cause ma si ipotizzò un atto doloso. E questi sono solamente gli episodi balzati alla ribalta della cronaca.
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I varchi nella recinzione
Ma è tutta l’area retrostante all’ospedale a essersi trasformata in una sorta di “terra di nessuno”. Il portone è chiuso, ma ci sono varchi nella rete di recinzione che permettono ai malintenzionati di entrare in quello che era un parco molto curato. Oggi, non c’è uno stabile della vecchia area ospedaliera che non sia “decorato” con scritte tracciate con lo spray o, nella migliore delle ipotesi, con i pennarelli indelebili. E le porte forzate non si contano più.
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Vero è che l’Azienda sanitaria universitaria giuliano-isontina sta facendo di tutto per controllare e mantenere l’ordine ma ci vorrebbero telecamere in quantità industriale per sorvegliare ogni metro quadrato. Ecco perché diventa urgente mettere mano a quell’area, al di là di come la si pensi sul futuro campus scolastico che prevede, tout court, l’abbattimento del vecchio ospedale. Così, non si può andare avanti. Se poi, lì, ci sarà la nuova sede del liceo Slataper o dell’istituto Galilei o altro diventa un aspetto secondario: l’importante è che si faccia qualcosa. Urgentemente. Del riutilizzo del vecchio nosocomio cittadino, si parla da almeno un decennio, in maniera infruttuosa. Nel 2012, l’Azienda sanitaria chiese all’Agenzia del territorio di effettuare una valutazione dell’intera area dell’ex Civile. E questa ammontava a 11.950.000 euro, che doveva essere la cifra a base d’asta per un’eventuale vendita. Poi, altri progetti, tutti finiti irrimediabilmente nei cassetti.
L’impegno della regione
L’assessore regionale alla Sanità Riccardo Riccardi sottolinea come la Regione abbia a cuore il presente e il futuro di quella specifica ex area sanitaria di via Vittorio Veneto. «Avvieremo un ragionamento assieme all’amministrazione comunale su come mettere in sicurezza il vecchio ospedale, ovviamente nei limiti della sostenibilità. Non è facile tenere sotto controllo un’area così vasta ma dobbiamo impedire che la struttura si degradi ulteriormente e sia oggetto di intrusioni e di danneggiamenti». —
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