Bond sbatte la porta: «Addio Forza Italia, aiuterò De Carlo»
BELLUNO. «Ciao! Oh, ho trovato un sacco di porcini, devi vedere che roba!». Sono le 20.30 di sabato sera e mezz’ora prima Dario Bond, deputato e vicecoordinatore regionale azzurro, si è dimesso da Forza Italia, ma al telefono risponde così.
Chiarito che la domanda è un’altra, il fiume in piena passa dai funghi alle liste elettorali: «L’ho fatto per i miei colleghi, mica per me. Io non volevo niente, non ho chiesto a nessuno di candidarmi ero perfettamente consapevole che non c’era posto e non voglio nulla». Da qui ad ignorare le richieste di un’intera Regione, però, ce ne passa. «Abbiamo due posti e due paracadutati. In Forza Italia c’è una regia solo lombarda e a questo punto io non ci metto più la faccia. E dico di più: non voterò Forza Italia. Sono nel partito fin dall’inizio, con Floriano Pra. Tessera 200. Ma così non si può andare avanti. In Veneto ci sono province dove non si farà nemmeno campagna elettorale».
«Sono diventato deputato nel 2018 senza volerlo», ricorda Bond. «L’ho considerato un premio alla carriera. Per le prossime elezioni, con numeri ridotti e coefficienti bassissimi, non ho voluto chiedere niente. So benissimo che i numeri sono risicatissimi, ma se in quei due posti ci metti due da fuori, non ci sto più». In realtà il malessere di Bond in Forza Italia non è iniziato due giorni fa: «L’incazzatura dura da parecchio per varie cose», conferma. «Anche per questo ho deciso di andarmene così, adesso. L’ho fatta scientifica, l’ho fatta apposta».
Da tempo si vocifera di un avvicinamento di Bond a Fratelli d’Italia e per la prima volta lui smentisce e spiega: «Non è così. Sono amico di vecchia data di Luca De Carlo e lo aiuterò. Lo stimo perché abbiamo lavorato insieme fin dalla Regione, perché si è fatto da solo ed è cresciuto bene. De Carlo, molto probabilmente, sarà l’unico parlamentare bellunese e per questo va aiutato. Ma questo non significa che ho chiesto una candidatura o che sto facendo il passo in FdI. Mi sarei mosso diversamente e prima».
Ma non è finita: «Comunque domani ti porto i funghi». Grazie.
