Covid, il bollettino del 21 luglio: 80.653 nuovi casi e 157 decessi. Positività al 22%
Calano ancora da 86.067 a 80.653 i casi in Italia, ma la flessione è di 27mila contagi se riferita a una settimana fa, mentre in 24 ore il tasso di positività perde altri sei decimali e scende al 22%. Invariato e sempre alto il numero dei Morti:157. Sembra però finalmente flettere la curva dei ricoveri 53 in meno nei reparti di medicina, stabili quelli nelle terapie intensive.
È un dato ancora molto alto, 8.490 contagi, quello dell'andamento quotidiano del Covid in Veneto, pur se in calo rispetto a ieri (9.234). Nelle ultime 24 ore si registrano anche 8 vittime.
In Toscana sono 4.121 i nuovi casi contro i 4.259 di ieri. In calo il numero dei ricoverati: sono 789, 22 in meno rispetto a ieri, di cui 26 in terapia intensiva, 2 in meno. A peggiorare il bilancio si contano però anche altri 13 decessi.
Nel Lazio si contano 6.833 nuovi casi, 319 meno di ieri, con 3.028 in quota a Roma. Sono 9 i decessi, 4 in più e sempre 4 sono i ricoverati in più nei reparti di medicina, due in meno quelli nelle terapie intensive.
Resta stabile, in Campania, il tasso di incidenza. I neo positivi al Covid da 9.112 passano a 8.239 su 37.531 test effettuati. Ieri il tasso era pari al 22,02% oggi è pari al 21.95%. Sette i decessi. Negli ospedali si registra un leggero rialzo dei ricoveri in terapia intensiva con 36 posti letto occupati (ieri erano 33); calo, invece, in degenza con 720 posti letto occupati (ieri erano 728).
Scendono da 6.205 a 5.993 i nuovi casi di Covid rilevati Puglia su 23.391 test giornalieri registrati, con una incidenza del 25,6%. Le vittime sono otto. Le persone attualmente positive sono 79.464, delle quali 483 (ieri 479) sono ricoverate in area non critica e 17 in terapia intensiva (come ieri).
Dopo avere superato il picco della percentuale di positivi ai test molecolari, in alcune regioni la curva frena la discesa e in altre mostra segni di stasi, mentre in Calabria inverte la tendenza e riprende a crescere. Lo indicano le analisi del matematico Giovanni Sebastiani dell'istituto per le Applicazioni del Calcolo `M.Picone´, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).
«Quasi tutte le regioni hanno superato il picco della percentuale dei positivi ai test molecolari, ma in alcuni casi la discesa sta frenando ed è diventata lineare, come in Toscana e Campania, oppure sta per terminare iniziando così una fase di stasi, come nel Lazio e nelle Marche», osserva Sebastiani. «In Calabria, dopo un periodo in cui la crescita si era arrestata, siamo di nuovo in salita», aggiunge. Secondo l'esperto «un'ipotesi molto probabile per spiegare queste tendenze è l'aumento dei flussi turistici».
Nell'arco di 24 ore, in Italia, è stabile al 4% la percentuale di terapie intensive occupate da pazienti Covid ma cresce in in Calabria, dove arriva all'11%, in Abruzzo (al 6%) e nella Provincia Autonoma di Bolzano (3%). È stabile al 17% anche la percentuale di posti nei reparti di area non critica occupata per Covid, ma restano 10 le regioni in cui il valore supera il 20%: Umbria (43%), Calabria (34%), Valle d'Aosta (33%), Basilicata (30%), Sicilia (28%), Liguria (26%), Friuli Venezia Giulia (23%), Abruzzo (21%), Marche (21%) e Pa Bolzano (21%). Questi i dati dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) del 20 luglio, pubblicati oggi.
La percentuale di posti nei reparti ospedalieri di area medica (o non critica) occupati da pazienti Covid cresce in 4 regioni: Basilicata (30%), Lazio (17%), Toscana (16%), Veneto (13%). Cala in 3: Pa Bolzano (20%), Pa Trento (18%), Puglia (17%). La percentuale dei posti in reparto occupati da pazienti Covid è stabile in 14 regioni: Abruzzo (al 21%), Calabria (34%), Campania (19%), Emilia Romagna (19%), Friuli Venezia Giulia (23%), Liguria (26%), Lombardia (15%), Marche (21%), Molise (10%), Piemonte (9%), Sardegna (11%), Sicilia (28%), Umbria (43%) e Valle d'Aosta (33%).
L'occupazione dei posti nelle terapie intensive da parte di pazienti con Covid-19 cresce in 3 regioni: Abruzzo (al 6%), Calabria (11%), Pa Bolzano (3%). Cala in 2: Friuli Venezia Giulia (3%), Sardegna (4%). È stabile in 15 regioni o province autonome: Campania (6%), Emilia Romagna (5%), Lazio (8%), Liguria (6%), Lombardia (2%), Marche (3%), Molise (5%), Pa Trento (3%), Piemonte (3%), Puglia (4%), Sicilia (6%), Toscana (5%), Umbria (8%), Valle d'Aosta (8%), Veneto (4%). In Basilicata (0%) la variazione non è disponibile.
Per quanto riguarda i ricoveri, a livello nazionale nei reparti ordinari il picco è atteso «fra 3-4 settimane nelle terapie intensive «entro 12 giorni». La curva dei decessi è «in crescita lineare» e in proposito Sebastiani rileva quanto sia «Importante fare la quarta dose del vaccino anti Covid-19 per le categorie fragili, in primis per gli anziani».
A livello regionale, nei ricoveri si osserva un andamento simile a quello nazionale, sia nei reparti ordinari sia nelle terapie intensive. «Ci sono però eccezioni come in Emilia Romagna e Marche, dove - rileva l'esperto - la crescita dei reparti ordinari continua ad essere lineare, e in Abruzzo dove, dopo una fase di decrescita, siamo di nuovo in una fase iniziale di crescita intensa». Per Sebastiani » se fosse ancora attiva la classificazione delle regioni in colori, la Calabria sarebbe in zona gialla, avendo un'occupazione dei reparti ordinari al 34% circa e delle terapie intensive all'11% circa. Per fortuna, la prima curva ha diminuito la velocità con cui cresce, mentre la crescita rimane lineare per quella delle terapie intensive".
Dopo 5 settimane di aumento, inizia l'inversione della curva dei nuovi casi di Covid-19: nella settimana dal 13 al 19 luglio sono stati infatti 631.700 (con una media di 90 mila al giorno), a fronte dei 728.700 della settimana precedente, pari a -13,3%. Mentre continuano a aumentare i decessi che sono stati 823 a fronte di 692 della settimana precedente, con un aumento del 18,9%. È quanto evidenzia il nuovo monitoraggio della Fondazione Gimbe. In 6 regioni si registra un incremento percentuale di casi (da +0,6% delle Marche a +28,6% della Val D'Aosta), mentre in 15 una diminuzione (da -0,6% del Piemonte a -18,8% della Campania).
È stabile il numero dei tamponi rapidi e molecolari effettuati: sono stati 2.517.540 nella settimana 6-12 luglio a 2.560.557 del 13-19 luglio. Continuano a crescere, invece, le reinfezioni, che dal 6 al 13 luglio sono state in tutto 79.179, con un'incidenza dell'11,7%, rispetto al 10,8% della settimana precedente. «A metà luglio, dopo il raggiungimento del picco, - spiega il presidente Gimbe Nino Cartabellotta - è iniziata la discesa dei nuovi casi, che tuttavia potrebbe essere più lenta del previsto a causa del numero molto elevato di casi non noti alle statistiche ufficiali che rappresentano un moltiplicatore dei contagi».
Nonostante i contagi siano in flessione, infatti, in 62 province l'incidenza supera ancora i 1.000 nuovi casi di Covid per 100.000 abitanti: Chieti (1.605), Ascoli Piceno (1.523), Messina (1.459), Pescara (1.396), Enna (1.379), Teramo (1.379), Latina (1.357), Taranto (1.355), Macerata (1.344), Perugia (1.342), Fermo (1.328), Lecce (1.327), Avellino (1.308), Rimini (1.306), Salerno (1.294), Vicenza (1.286), Caserta (1.276), Agrigento (1.275), Forlì-Cesena (1.274), Padova (1.268), Siracusa (1.265), Venezia (1.258), Treviso (1.254), Ravenna (1.242), Catanzaro (1.237), Napoli (1.229), Ancona (1.224), Brindisi (1.216), Gorizia (1.210), Matera (1.186), Frosinone (1.175), Rovigo (1.173), Bari (1.163), Reggio di Calabria (1.159), Oristano (1.158), Benevento (1.156), Trieste (1.153), Potenza (1.144), Ferrara (1.143), L'Aquila (1.138), Catania (1.136), Belluno (1.133), Terni (1.132), Nuoro (1.128), Pordenone (1.108), Barletta-Andria-Trani (1.106), Cagliari (1.095), Bologna (1.086), Ragusa (1.084), Trapani (1.075), Rieti (1.055), La Spezia (1.041), Udine (1.040), Verona (1.038), Mantova (1.034), Reggio nell'Emilia (1.032), Siena (1.032), Sassari (1.031), Trento (1.030), Caltanissetta (1.029), Bolzano (1.022) e Cosenza (1.008).
Mentre i casi di Covid-19 iniziano a declinare, continua a crescere il peso dell'ondata estiva sugli ospedali. Nella settimana dal 13 al 19 luglio ci sono stati 10.975 ricoverati con sintomi nei reparti di area medica, rispetto a 9.724 della settimana precedente, ovvero +1.251, pari al +12,9%. Mentre in terapia intensiva sono finiti 413 pazienti rispetto a 375 dei sette giorni precedenti, ovvero +10,1%. A crescere del 7,5%, sono state anche le persone in isolamento domiciliare: 1.441.553 rispetto a 1.340.382 della settimana precedente.
«Si impennano» le somministrazioni della quarta dose di vaccino anti Covid: +190% in 7 giorni, ma «ancora lontani dal target di 100mila al giorno e troppe differenze regionali». Al 20 luglio risultano 1.303.485 di quarte dosi, con una media di 31.686 somministrazioni al giorno (erano 11.000 la scorsa settimana). I positivi in Italia sono «1,45 milioni e potrebbero essere in realtà almeno il doppio» con un «verosimile aumento dei ricoveri» nelle prossime settimane. Da qui importanti le mascherine al chiuso e, soprattutto, somministrare il prima possibile la 4/a dose a over 60 e fragili".
Intanto si allunga il conto presentato dalla pandemia ai malati no-Covid. L'impatto della pandemia sugli ospedali nel 2020 ha causato una riduzione dei ricoveri del 22% rispetto alla media del triennio precedente. Il calo ha riguardato soprattutto gli interventi non urgenti, con i ricoveri in regime ordinario calati del 20,1% e i day hospital del 29,4%. Sono i dati che emergono dal primo rapporto sull'impatto della pandemia sul sistema ospedaliero realizzato dall'Istat e Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali). La riduzione dei ricoveri è stata più marcata durante la prima ondata, con tassi di ospedalizzazione in regime ordinario diminuiti del 45% in aprile e del 39% a maggio.
La sofferenza degli ospedali nel primo anno della pandemia ha portato a una riduzione dei ricoveri per cancro in regime ordinario di circa il 14% (-14,2% negli uomini e -14,7% nelle donne). Ancora più accentuato il calo dei ricoveri per malattie dell'apparato digerente (-26,1% e -28,4%), per le malattie osteomuscolari (-27,3% e -31,4%), per quelle genito-urinarie (-22,4% e -28,2%), del sistema circolatorio (-21,5% e -24,7%) e per traumatismi, (-19,1% e -15,7%).
