Ilaria Cucchi: “Tanti auguri Zaki, continua a lottare”
Patrick è stato arrestato il 7 febbraio del 2020 con nebulosi, sinistri e del tutto improbabili capi d’accusa.
Da allora non ha più rivisto la libertà e francamente temiamo tutti per la sua vita. Assistiamo impotenti ai continui rinvii della sua liberazione che si rinnovano di volta in volta in modo tale da non far quasi più notizia. E su questo contano le autorità che ne vorrebbero letteralmente cancellare l’esistenza. Persino la memoria.
Sì perché l’esistenza di Patrick Zaki è un pericolo per tutti coloro che vorrebbero annientare la speranza in un mondo più equo e capitalizzare il cinismo della rassegnazione ad uno status quo inaccettabile per l’intero genere umano. Il viso di Patrick è l’espressione sorridente ed entusiasta di colui che vive per la tutela dei diritti umani, lotta per il loro riconoscimento. La sua immagine trasmette generosità ed entusiasmo.
Penso a come possa essersi ora trasformata. Penso alle violenze inflitte a quel povero ragazzo. A quello che può pensare oggi, il giorno del suo trentesimo compleanno. Alla sua paura. Spero che non abbia perduto la forza di chiedersi perché. Sì proprio quella di chiedere perché. Non devi stancarti Patrick di chiederlo. Nessuno di noi deve smettere di farlo. Dobbiamo tutti insieme continuare a chiedere a voce sempre più alta «perché!?».
Gli studenti dell’Università di Bologna mi hanno commosso. Hanno lanciato un disperato appello poi diffusosi in tutto il continente europeo, portatore di una ferma istanza al governo egiziano per la sua liberazione e ritorno alla città di residenza e studio. Bologna, appunto. Sto continuando a scrivere queste amenità che potrebbero apparire scontate ma che scontate non sono assolutamente. Solo una mobilitazione generale di tutti coloro che hanno a cuore i valori dei diritti umani e del rispetto di essi può evitare che prima o poi accada l’irreparabile. Non possiamo arrenderci all’assuefazione a ciò che gli sta accadendo. Lo condanneremmo a morte. Siamo noi a tenerlo in vita. Sono tutti gli studenti, i ragazzi che continuano a mantenere viva la coscienza anche dei più distratti. Aiutiamoli. Che li aiutino anche istituzioni e politici.
E soprattutto i giornalisti continuino a parlarne senza «mollare la notizia» perché ciò equivarrebbe a una condanna a morte per Patrick. Dobbiamo esserne tutti consapevoli ed assumercene la responsabilità. Con Giulio Regeni non si è fatto in tempo. Lo hanno ucciso subito. Ora la sua identità è diventata una battaglia simbolo per la verità e giustizia. Credo di poter comprendere il peso di un simile fardello sulle proprie spalle. Il dolore quotidiano nel risvegliarsi facendo i conti con il vuoto rimasto che tenti invano di riempire facendo tuo unico motivo di vita la ribellione alla mistificazione, al depistaggio, alla negazione, al fango delle false notizie. Una battaglia fatta di rabbia composta e adrenalina per quanto inflitto a chi fa parte di te.
Cuore, testa e stomaco la sostengono. Patrick ha 30 anni. Stefano ne aveva 31.
Confesso che a volte faccio fatica a guardare le fotografie di Patrick senza essere sopraffatta dal panico. Quello che trovo in immagini che sono stata costretta a vedere e che non avrei mai creduto possibili.
Tanti auguri Patrick Zaki. Potrebbero apparire sinistri ma io te li faccio davvero di cuore. Tanti auguri per te e per tutti i tuoi cari. Ti vogliamo tutti tanto bene e siamo in tantissimi. —
