Il mix di vaccini servirà a evitare almeno casi 15 trombosi. Lo sostiene Sergio Abrignani, immunologo del Cts
Mix di vaccini, richiamo eterologo o come lo si voglia chiamare. Da qualche giorno chi ha meno di 60 anni e ha ricevuto una prima dose di vaccino Vaxzevria (ex AstraZeneca) dovrà obbligatoriamente ricevere un richiamo con un altro vaccino a mRna, Pfizer o Moderna in attesa dello statunitense Novavax, che potrebbe arrivare prima del previsto, e del tedesco CureVac, atteso per agosto. Una scelta assunta da Cts e ministero della Salute a cui si è allineata anche l’Agenzia italiana del farmaco solo ex post, sollevando molti dubbi anche in termini legislativi, e che alcune regioni faticano ad assecondare. Il quadro che si creerà sarà in effetti contraddittorio: alla fine dell’estate avremo lottato all’ultima dose con le forniture di Pfizer e Moderna e al contempo ci ritroveremo con milioni di fiale inutilizzate di AstraZeneca e Johnson & Johnson.
Oggi Sergio Abrignani, immunologo e componente del Cts, ha spiegato al Corriere della Sera di essere soddisfatto dei suggerimenti del Comitato tecnico-scientifico (destinato a sopravvivere, insieme allo stato d’emergenza, anche dopo il 31 luglio). E si è detto convinto che il richiamo con vaccino a mRna, e il divieto di somministrazione sotto i 60 anni delle prime dosi, eviterà «almeno una quindicina di trombosi da vaccino considerando che le dosi sarebbero andate a una decina di milioni di persone».
Di studi scientifici non ce ne sono poi molti sul tema, e tutti su gruppi di volontari piuttosto ridotti, ma quelli che ci sono (come quello spagnolo CombivacS su 663 persone) segnalano una forte risposta immunitaria e anche un lieve aumento degli effetti collaterali lievi. Eppure questo genere di pratica, spiega Abrignani, è usuale anche «per i vaccini contro l’epatite B, il meningococco C e per l’antinfluenzale che ripetiamo ad ogni stagione, come fossero tanti richiami. Accade normalmente che il tipo di vaccino venga cambiato senza aver fatto studi registrativi di fase 3, sull’uomo, delle combinazioni ma solo per il singolo richiamo. Nel corso degli anni le tecnologie sono cambiate eppure abbiamo continuato a utilizzare il mix che funziona sul piano della copertura e della risposta anticorpale. Principi di base della vaccinologia».
L’esperto ricorda che questo mix è utilizzato anche in Germania, Canada, Francia, Svezia, Spagna, Norvegia e Finlandia: «Le evidenze di sicurezza ed efficacia sono state riaffermate da studi che riportano i dati raccolti su diverse centinaia di persone. Confermano quello che ci aspettavamo e cioè che il mix è piu potente a parità di sicurezza» ha spiegato l’immunologo della Statale di Milano e direttore scientifico dell’Istituto nazionale di genetica molecolare.
Eppure i vaccini a vettore adenovirale rimangono efficaci: «Non è giustificato condannarli, sono efficaci e sono serviti al Regno Unito per passare da 1.500 morti al giorno a poche unità – aggiunge Abrignani al Corriere – prevengono del 70% le forme lievi di malattia (un po’ meno del 90% dei vaccini a Rna) e il 95-98% delle forme gravi, esattamente come Pfizer e Moderna». I casi di trombocitopenia trombotica immunitaria indotta da vaccino, in Gran Bretagna, sono stati uno ogni 70-100mila somministrazioni con la prima dose e uno su 600mila con la seconda. Mentre per Johnson & Johnson abbiamo meno informazioni ma secondo i dati statunitensi di metà maggio si parla di 30 casi su 9,6 milioni di vaccinati, tre per ogni milione. In Italia su 1,1 milioni di vaccinati ne sono registrati tre.
«Queste trombosi inizialmente determinavano una mortalità fra il 20 e il 30% che però oggi è scesa di molto perché ne abbiamo capito il meccanismo dipendente da risposta immunitaria abnorme. Le curiamo da subito con immunoglobuline endovena e cortisone. Questi fenomeni si concentrano tra 18 e 55 anni, soprattutto sulle donne e sono dovuti a meccanismi di autoimmunità non ancora ben compresi». Il problema dovrebbe ora essere del tutto eliminato col divieto di prima dose e di richiamo sotto i 60 anni. Anche se per i medici di base la scelta dovrebbe essere lasciata a chi conosce nel dettaglio le condizioni dei pazienti.
«Già ne stavamo discutendo, non siamo stati condizionati da questa storia così dolorosa – chiude Abrignani sulla decisione assunta sulla seconda dose e il decesso, ancora da chiarire nel dettaglio, della 18enne Camilla Canepa – ora lo scenario epidemiologico è migliorato. Nelle ultime settimane siamo passati da 150-200 casi su 100 mila abitanti per settimana a 20-30 casi e quindi il rapporto rischio beneficio per fasce di età delle vaccinazioni con vaccini a base di vettori virali è cambiato. Inoltre, abbiamo alternative più sicure costituite da Pfizer e Moderna che oggi non presentano problemi di approvvigionamento. Quindi, seguendo il principio della massima cautela abbiamo suggerito di non correre un rischio bassissimo ma esistente per la popolazione fra 18 e 55 anni».
