Morì giocando a calcetto: a giudizio l'organizzatore, il titolare dell'impianto e il compagno di squadra
PRATO. Se si fosse sottoposto alla visita medica per la pratica dell’attività sportiva agonistica, e se qualcuno avesse controllato il possesso del certificato, oggi Lorenzo Betti potrebbe essere ancora vivo. Questa l’ipotesi del sostituto procuratore Lorenzo Gestri che oggi, 28 gennaio, ha chiesto e ottenuto dal giudice dell’udienza preliminare Francesca Scarlatti il rinvio a giudizio di tre persone per omicidio colposo. Si tratta del pistoiese Leonardo Germinara, all’epoca dei fatti presidente della Superleague di Pistoia, organizzatore di tornei di calcio a 5, Roberto Cipriani, titolare dell’impianto di calcetto del Carbonizzo a Montemurlo, e Samuele Risaliti, compagno di squadra di Lorenzo Betti. L'avvocato Giovanni Mati si è costituito parte civile per conto della famiglia.
Quest’ultimo, impiegato di 42 residente a Tobbiana di Montale, morì l’11 marzo 2016 mentre stava partecipando a una partita di calcio a 5 over 40 al Carbonizzo di Montemurlo. La sua squadra, il Cs Prova, stava giocando contro il Mentore; mancavano cinque minuti alla fine dell’incontro quando Betti si accasciò a terra e morì prima che potessero soccorrerlo. Due anni dopo la Procura, sulla base dei risultati dell’autopsia, ha aperto un’inchiesta ipotizzando che Betti non avesse il certificato di idoneità alla pratica sportiva, ma soprattutto che chi doveva controllare non lo abbia fatto. E dunque ci sono andati di mezzo Germinara, Cipriani e Risaliti, quest’ultimo come compagno di squadra incaricato di raccogliere i certificati.
Chi ha frequentato un po’ i campi amatoriali di calcio a 5 sa che i certificati medici non sempre ci sono e si tende a chiudere un occhio, ma proprio la morte di Betti spinse la Procura a ordinare ulteriori accertamenti ai carabinieri del Nas e da un paio di anni le maglie sono diventate più strette, anche perché, come dimostra il procedimento in corso per la morte del quarantenne di Montale, gli organizzatori e gli stessi compagni di squadra rischiano di trovarsi con una condanna sulle spalle. Condanna che cercheranno di evitare gli avvocati difensori Castelli, Mitresi, Badiani e Monticelli.
