Modena. Addio Dodo Veroli, scopritore di Guccini e storico produttore di studio dei Nomadi
Carlo Gregori
Se ne è andato l’uomo che ha ideato il suono di “Noi non ci saremo”, “Dio è morto” e tanti grandi successi dei Nomadi, ha scoperto Francesco Guccini cantautore alle prime armi e ha spinto la Emi a produrre il famoso doppio lp “Grande Italia”. Sempre dietro le quinte, riservato, Dodo Veroli è stato uno degli artefici del “Modena beat sound” degli anni Sessanta, quando la città era al centro della scena musicale e della moda italiana pre-hippie (i cosiddetti “capelloni”), e uno degli animatori di quella fucina di talenti che è stato il bar Grande Italia in largo Bologna. È scomparso a 78 anni. Per sua volontà, è stato cremato. Lascia la figlia e la compagna.
Odoardo Veroli, per tutti Dodo, è nato e cresciuto a Modena. Negli anni della sua adolescenza in città si era formato un giro musicale unico in Italia che ruotava attorno al mondo delle balere e delle serate danzanti ma che si nutriva di suoni nuovi legati alla scoperta del blues e del rock ‘n roll. Non aveva nessuna formazione musicale, né sapeva suonare o cantare, ma a detta di chi lo conosceva aveva un talento naturale per capire quale fosse il suono giusto del momento. Ed era oro nell’epoca dell’esplosione beat in tutto il mondo, sull’onda dei Beatles, Rolling Stones, Animals e Byrds. Divenne un produttore di studio.
Racconta Beppe Carletti, il portavoce dei Nomadi: «Il nostro produttore era Corrado Bacchelli, una figura molto influente nell’ambiente musicale italiano. Eravamo agli inizi e una sera ci trovammo all’Eden Danze di piazza Matteotti dove Corrado era direttore di sala. Ci presentò Dodo. Ci disse che voleva che lui fosse in studio di registrazione con noi, che era adatto per seguirci. Fu il nostro primo incontro. Da allora diventò il nostro produttore di studio. Abbiamo lavorato insieme per trentun anni, fino al 1997 quando le nostre strade si sono divise».
Con Veroli i Nomadi vivono il periodo più fulgido. Registreranno grandi canzoni di protesta politica: “Come potete giudicar” e soprattutto “Noi non ci saremo”. L’anno dopo avviene il grande incontro: Dodo Veroli crede nel talento di un giovane cantautore, Francesco Guccini, e lo presenta ai Nomadi. Ricorda Beppe Carletti: «In realtà Guccini da tempo bazzicava con noi al bar Grande Italia in mezzo a quel gruppo di personaggi geniali che comprendeva l’Equipe 84 e Bonvi. Un giorno Dodo ci prende da parte. “Ragazzi, c’è uno che ha scritto delle canzoni, vuole farvele sentire”. Poi ci porta da lui. Mettiamo un nastro nel registratore e ascoltiamo inseme le canzoni. Che colpo. “Dio è morto” era una di quelle. Ne pubblicammo altre. Il resto le usò Francesco per il suo primo lp “Folk Beat n.1”». A quel punto la band di Daolio e Carletti diventa un punto di riferimento per il nascente rock italiano, mentre Guccini intraprende da solo una sua strada di successo. Il terzo capitolo di Dodo Veroli riguarda poi il celebre doppio lp “Grande Italia”: convince la Emi a pubblicarlo. «Dodo viveva in studio di registrazione con noi – racconta Carletti – non sapendo suonare, lavorava di intuizione. E ne aveva molta. Ci indicava come aggiustare il suono di un brano, dove inserire un giro di chitarra acustica o di organo. È stato il nostro Phil Spector». —
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