La magia del deserto in mostra ai Navigli di Ivrea
IVREA
È in mostra al bistrot-caffetteria Ai Navigli, in corso Botta 38 a Ivrea, Daniela Borla, in arte Dabò, prima artista a essere invitata ad arredare in arte le pareti del locale di recentissima apertura.
«Dopo la personale torinese alla galleria d’arte Malinpensa by La Telaccia, nello scorso mese di dicembre, che, nonostante le restrizioni dovute alla cosiddetta zona arancione, è andata benissimo e mi ha regalato grandi soddisfazioni, ho sentito la nostalgia dei miei luoghi ed eccomi qui, a colorare il nuovo bistrot di Alice Rosina e Luca Calabrò - racconta Borla - . Ho conosciuto Alice due anni fa, quando lavorava al Caffè del Teatro dove io avevo esposto le mie opere in una doppia personale con l’artista Umberto Pettene, organizzata in collaborazione con il titolare Massimiliano Rolfo. Lei si è ricordata di quella felice esperienza e mi ha invitato a esporre i miei quadri da lei, facendo da apripista per mostre ed eventi futuri che intende ospitare nel suo locale: ho accettato di buon grado, sentendomi anche un poco madrina di queste belle sale che danno l’impressione di trovarsi a Milano, in quelle atmosfere care ad Alda Merini, indimenticabile poetessa».
Le tele esposte fanno parte della collezione dedicata al deserto. In esse prevalgono i toni del giallo che ben si adattano all’atmosfera e ai colori del locale. «Appena si entra ai Navigli, però, ci si imbatte in un richiamo alla Città Rossa, una delle mie vedute urbane, quadro a me molto caro - aggiunge - . Questo perché, pur proseguendo un percorso di ricerca tematica e stilistica, il lavoro che ho approfondito da una decina di anni relativo al paesaggio urbano, al tema della città e della sua anima, rimane il fulcro della mia produzione pittorica».
I lockdown e le limitazioni di questo anno appena trascorso non hanno mai fermato, comunque, il fervore artistico di Daniele Borla che, anzi, ha tradotto il tempo trascorso in solitudine, nel suo atelier, nell’opportunità di dedicarsi, con maggior concentrazione, a nuovi dipinti, nuovi racconti e nuovi progetti e, naturalmente, alle mostre organizzate tra una chiusura e l’altra.
«Ora sto lavorando a una collezione particolare, Little Women-Piccole donne, una serie di quadri di piccole dimensioni, dipinti eseguiti con tecniche diverse, china, pastelli e acquerelli, dedicati alle mille sfaccettature che compongono la personalità delle donne - continua - un lavoro che rappresenta un autentico divertissement personale. La speranza, invece, è che possano riprendere presto le attività artistiche del collettivo ArteinFuga e di riuscire a fare qualcosa in primavera, anche se ho più di qualche dubbio che le norme antiCovid lo rendano possibile».
«In compenso - evidenzia Dabò - tra le piacevolezze che mi derivano dalla pratica artistica c’è stato anche l’invito, ricevuto da Armando Palermo, noto collezionista e ricercatore storico nell’ambito della realtà olivettiana, a dipingere due vecchie macchine per scrivere, compito al quale sto attendendo con grande diletto, lieta di trasferire le mie città dipinte dalle tele a una superficie così insolita. Palermo ha coinvolto diversi artisti in questa particolare iniziativa che dovrebbe, successivamente, culminare in una delle sue interessanti esposizioni».
Tra gli obiettivi dell’artista eporediese c’è anche il ritorno a creare con la ceramica: Daniela Borla, infatti, è non solo pittrice delle città deserte, quasi piccole scenografie teatrali dove ognuno è libero di immaginare le storie che preferisce e per le quali è conosciutissima, ma è anche ceramista di vaglia e membro dell’Associazione Artisti della Ceramica in Castellamonte.
Di lei la critica d'arte Monia Malinpensa ha recentemente scritto: «Nel suo iter di artista non vi è mai ripetitività o serialità, ogni sua creazione è in grado di far risaltare il soggetto all'insegna di un'espressione esclusiva che vive di studio, competenza tecnica e resa prospettica.
Pur mantenendo i canoni figurativi, Borla definisce uno schema pittorico interpretato in chiave moderna che s'inserisce magistralmente in un'esecuzione palpitante di energia e di qualità poetica». —
