Volpiano, «Il batterio non era nel manzo». Di Perri scagiona il salumificio
VOLPIANO
«La bambina non fu intossicata dal cibo servito nella mensa scolastica». Questo, in sintesi, il parere di un esperto del calibro di Giovanni Di Perri, responsabile del Dipartimento di malattie infettive dell’ospedale Amedeo Savoia di Torino e primo medico ad essere vaccinato contro il Covid in Italia.
Il suo parere ha riportato sotto i riflettori il processo, ormai alle battute finali, che vede imputati - davanti al giudice Antonio Borretta - cinque tra amministratori e dipendenti del salumificio Borgo Dora di Torino. Sono accusati di aver causato l’intossicazione alimentare patita da una scolara che aveva mangiato delle fettine di manzo affumicato alla mensa della scuola primaria Guglielmo da Volpiano.
La mensa era stata rifornita dal salumificio torinese. I fatti risalgono al 26 maggio del 2016 e le accuse mosse agli imputati «sono lesioni personali colpose e l’immissione colposa in commercio di sostanze alimentari nocive».
Ricoverata in ospedale, dopo essersi sentita male, alla bambina era stata diagnosticata una listeriosi, ossia una tossinfezione alimentare che prende il nome dal batterio che ne è la causa: la listeria.
Il batterio, secondo le indagini sarebbe stato presente in una delle taglierine del salumificio. Ma ciò non determinerebbe necessariamente una negligenza del salumificio. Questa la sintesi della dettagliata relazione presentata, anche con l’ausilio di slide dal professor Di Perri, consulente della difesa.
«Per raggiungere la carica infettiva che ha causato l’intossicazione è necessario che avvenga un abuso termico, durante la catena del freddo, - ha spiegato il noto virologo - a partire dal momento in cui il manzo affumicato, che va tenuto ad una temperatura di 4°, usciva dal salumificio per essere consegnato nelle mense di sedici diversi luoghi tra aziende e scuole. E solo nel refettorio della scuola di Volpiano si è verificato il problema. A star male poi è stata una sola alunna. Se il manzo affumicato fosse stato alterato alla partenza, quindi nel salumificio, non ci sarebbe stato un solo caso di intossicazione. La listeria si trova comunemente nel terreno e nell'acqua e può quindi facilmente contaminare anche ortaggi e verdure».
Il parere di Di Perri rafforza quindi la tesi sostenuta dal legale dei cinque imputati, Diletta Tonino Fontana del foro di Torino: ovvero che «la presenza delle tracce di listeria nel manzo affumicato non sia riconducibile a profili di colpa del salumificio».Il batterio sarebbe stato contratto in altri procedimenti di lavorazione. La denuncia era stata presentata dai genitori della bambina che poi avevano rimesso la querela sporta per quanto riguarda le lesioni personali. Gli imputati finiti in Tribunale ad Ivrea sono Gianluca e Giulio Vieri (di 52 e 51 anni), Chiara Pozzo, 40 anni, Massimiliano Biasion, , 49 anni e Carmelo Coniglione di 55 anni. —
Lydia Massia
