Maxi truffa nelle rinnovabili, l’ex manager di Saipem nei guai: «Il regista dell’intera operazione». Ecco i nomi
CASTELLO D'AGOGNA. Il sospetto degli inquirenti è che la Biolevano sia nata solo per accaparrarsi gli incentivi pubblici. E che dietro a questa idea ci sia il nome di Pietro Franco Tali, 71 anni, di Milano, indicato nell’ordinanza del gip Fabio Lambertucci come il «deus ex machina» di tutta l’operazione.
L’ex amministratore delegato di Saipem, colosso del settore petrolifero (incarico ricoperto fino al 2012), avrebbe avuto delle quote occulte nella società Biolevano. Per nasconderle avrebbe costituito un trust gestito da moglie e figlio. Nella società all’interno del trust, la Noemir Srl, a un certo punto confluiscono le quote (il 60% del totale della Biolevano) dapprima detenute da un’altra società, la Tecnimont, attraverso il pagamento immediato di 7 milioni 200 mila euro e un secondo versamento differito di 13 milioni e mezzo entro il giugno del 2028.
Gli accertamenti sull’intreccio di società sono ancora in corso, ma per la procura di Pavia Tali sarebbe azionista e amministratore di fatto della Biolevano Srl e punto di riferimento per ogni aspetto della gestione aziendale, quindi il referente a cui chiedere l’autorizzazione per ogni attività. Insieme a Tali è finito agli arresti domiciliari anche Bruno Covili Faggioli, 69 anni, residente a Sesto San Giovanni, presidente del Consiglio di amministrazione della società, accusato di eseguire le direttive di Tali.
Domiciliari anche per Alberto Cugliero, 50 anni, abitante a Torino, dirigente della Biolevano e responsabile dell’approvvigionamento delle biomasse e della gestione delle scorte; per Giancarlo Aghemo, 57 anni abitante a Pancalieri, in provincia di Torino, socio-amministratore delle società Rosso Energy Srl, Rosso Commercio e Sara Officina, considerate dall’accusa “collettori” per il reperimento di legno e la falsificazione dei documenti di provenienza; arresti domiciliari anche per gli altri due soci delle stesse società: Simone Sguazzini, 22 anni, residente a Vigevano, e Valerio Rosso, 56 anni, residente in provincia di Cuneo.
Si dovranno invece presentare tre volte la settimana alla polizia giudiziaria per la firma Sabrina Diato, 33 anni, residente a Bra (socia di alcune società che avrebbero garantito l’approvvigionamento alla Biolevano), e le impiegate Sara Voglini, 47 anni, residente a Vigevano, e Federica Leone, 40 anni, abitante a Sanfrè in provincia di Cuneo (sono accusate di avere dato un contributo operativo alla redazione dei documenti falsi). L’elenco prosegue con Matteo Spinelli, 31 anni, abitante a Vigevano (dipendente di una società intermediaria) e Paolo Suighi, 55 anni, abitante a Rosate, amministratore di fatto della società Forest Team.
Sono indagati (ma senza misure) anche Luca Brindisi, di Vigevano, titolare della società Forenergy Spa, una delle ditte che avrebbe garantito l’approvvigionamento di materiale per l’impianto, e Barbara Reali, di Rosate, amministratore della società Forest Team insieme a Suighi. —
