L’urlo dei cento manifestanti: «Non siamo un paese fascista»
RONCOFERRARO. «Roncoferraro è un paese antifascista». Queste parole sono state ripetute più volte ieri mattina in Corte Grande durante la manifestazione organizzata dal gruppo di minoranza “Per la nostra comunità” e appoggiata da Anpi, Pd, Associazione nazionale combattenti e reduci sezione di Roncoferraro, Arci, e-Qual, Potere al popolo. A terra sono stati posizionati alcuni striscioni su cui campeggiavano scritte come “Ogni partigiano era uno, uniti divennero resistenza”, “Nella memoria l’esempio, nell’impegno la pratica”. Un centinaio le persone che si sono ritrovate in centro al paese a due passi dal pennone da poco restaurato. L’operazione che ha fatto riemergere dall’oblìo le ormai illeggibili scritte mussoliniane che inneggiano alla guerra, all’impero fascista, ai legionari.
«Questa operazione è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso – dice Veronica Giatti, capogruppo della lista Per la nostra comunità – Vogliamo rimarcare il dissenso verso il percorso iniziato da questa amministrazione perché sotto il velo della cultura e della storia sono state organizzate iniziative che vanno nella direzione di ricordare e celebrare uno dei periodi più bui della nostra storia. Il ceppo non è stato solo spolverato e pulito. Le scritte sono state messe in evidenza e colorate col nero. L’area è stata poi delimitata da una catenella per celebrare il monumento. Il paese è diventato il punto di ritrovo per nostalgici del fascismo da ogni parte d’Italia».
E proprio qualche ora prima del presidio, non è passato inosservato un gruppetto di ragazzi (cinque/sei) che si è avvicinato al pennone per saluti romani e foto. «Per l’Anpi è intollerabile che le leggi dello Stato non vengano osservate e che la costituzione venga stracciata – dice Giovanni Perrino dell’ Anpi – La legge vieta la ricostituzione, anche attraverso segnali, del partito fascista». «Ritrovarsi qui è importante per sottolineare che i cittadini di Roncoferraro non sono fessi – gli fa eco Marco Marcheselli, segretario provinciale del Pd – Le frasi sul cippo sono molto delicate. Il progetto andava condiviso in consiglio comunale. L’amministrazione ha mandato chiari segnali a un certo tipo di elettorato sperando che gli altri non se ne accorgessero. L’antifascismo è una battaglia democratica. Tutti dovremmo essere antifascisti». Marco Rossi, di Potere al Popolo, propone di intitolare il pennone ai morti causati dalle guerre imperialistiche dell’Italia durante il ventennio fascista. La questione intanto non finisce qui e «la porteremo in consiglio comunale – dice l’ex sindaco Federico Baruffaldi– affinché il consiglio si dichiari ufficialmente antifascista. Essere fascisti o antifascisti non significa essere di destra o sinistra ma essere antidemocratici o democratici».
